Quindici manifestanti thailandesi sono stati arrestati a Pattani

Quindici manifestanti thailandesi sono stati arrestati mentre andavano a presentare una petizione al capo della giunta thailandese Prayuth Chanochoa a Pattani, dalla provincia meridionale di Songkla.

Quindici manifestanti thailandesi

I quindici manifestanti thailandesi rischiano sei mesi di prigione per aver violato il divieto di manifestazione e di assemblea emesso con l’articolo 44 della costituzione provvisoria, scontrandosi con la polizia. Il fermo è stato confermato dalla magistratura che ha imposto una cauzione di 90 mila baht per ogni manifestante arrestato, oltre 2000 euro.

I quindici manifestanti arrestati, tra i quali vi è un ragazzo di 16 anni, sono i responsabili di varie organizzazioni locali della provincia di Songkla e Pattani che si battono contro la costruzione di una centrale a carbone nel distretto di Thepa a Songkla sul confine con la provincia di Pattani.

La paura della comunità di Thepa è la stessa paura della comunità di Krabi dove è in progetto un’altra centrale a carbone simile con un progetto quasi uguale.

Le due centrali a carbone sono state portate in auge dopo il golpe militare del 2014 per rispondere alla domanda di energia crescente della regione senza curar però né le questioni di protezione ambientale, né l’impatto sulla salute della centrale e del porto annesso per lo scarico della polvere di carbone. La centrale a carbone deve produrre 2200 Megawatt di energia e richiede un porto profondo per il trasporto del carbone.

L’ente elettrico thailandese EGAT pianifica di costruire tre centrali a carbone del valore di 3 miliardi di euro a Songkla, Pattani e Krabi.

Inquinamento ambientale, cattiva gestione delle comunicazioni sociali con la popolazione locale, distruzione delle risorse marine e pericoli per la salute dei cittadini.

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Nella lettera si dice che secondo il progetto sarebbero state ricollocate un migliaio di persone e 20 mila persone che vivono nel raggio di cinque chilometri dalla centrale avrebbero sentito gli effetti dell’inquinamento.

La polizia aveva bloccato la strada per impedire che si avvicinassero a Prayuth che era in visita nel meridione thailandese e nel pomeriggio ha caricato i manifestanti, ferendone tre ed arrestando uno dei capi della protesta, Ekkachiai Issarata.

Solidarietà è stata espressa da 36 gruppi di base del nordest thailandese per l’uso della forza e per non aver rispettato i principi dei diritti umani.

Il gruppo MARA Patani, che è nel negoziato di pace con il governo thailandese, ha rilasciato una dichiarazione in cui tra l’altro si dice:

“Il governo ha di nuovo mancato di dimostrare la propria apertura per ascoltare le rimostranze della gente. La Thailandia è un paese libero e di gente libera. Come garantito dalla costituzione la popolazione ha tutti i diritti di determinare quello che vogliono o non vogliono per se stessi. La popolazione di Thepa ha ripetutamente fatto sentire la propria voce contro la creazione di una centrale a carbone nella loro comunità. Il governo deve rispettare la loro opinione e comportarsi di conseguenza… Ricordiamo al governo che andare contro la volontà della popolazione rispondendo con il pugno di ferro non solo peggiora la situazione ma porta ad effetti collaterali indesiderati.”

Altra manifestazione di solidarietà è stata fatta dalla Federazione dei giovani e degli Studenti di Patani, PERMAS, che ha chiesto al governo di fermare il progetto ed avere una consultazione popolare sul progetto.

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Alcuni rappresentanti della Commissione Nazionale per i Diritti Umani hanno richiesto il rilascio immediato dei quindici manifestanti thailandesi, chiedendo il rispetto dei diritti umani e che il governo permetta ai cittadini di manifestare la propria posizione rispetto alle politiche pubbliche.

“Abbiamo visto due quadri differenti ieri” ha detto Angkhana Neelapaijit, membro della commissione nazionale dei diritti umani thailandese. “La gente che sostiene il progetto è stata ben accolta mentre chi si oppone è stato bloccato. Mi preoccupa questa discriminazione”.

quindici manifestanti thailandesi

Un manifestante ha detto che non si aspettava onestamente che qualcuno li avrebbe ascoltati nelle loro proeoccupazioni. “Noi abitanti che saremo colpiti dalla centrale e dal porto profondo vicino eravamo ottimisti di poter vedere Prayuth e dare la nostra lamentela senza dover andar a Bangkok. Ma la nostra missione non è ancora finita. Lotteremo per fare assolvere chi è stato arrestato. Lotteremo per salvare la nostra terra dalla centrale a Carbone e dal porto profondo.” ha detto un manifestante del gruppo No AL Carbone a Songkla e Pattani.