Rapporto confidenziale malese su Wang Kalian 9 anni dopo

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La tortura e la morte di tanti profughi Rohingya e del Bangladesh, i cui corpi furono ritrovati in fosse comuni poco profonde nel 2015 nella giungla malese lungo il confine con la Thailandia, si sarebbero potute evitare, secondo un rapporto confidenziale malese della Commissione Reale di Inchiesta reso noto solo ultimamente.

rapporto confidenziale malese su Wang Kelian
rapporto confidenziale malese

Il rapporto confidenziale malese era stato completato nel 2019 e doveva essere pubblicato nel 2020 ma era stato tenuto quasi segreto e sconosciuto anche ai parlamentari malesi, secondo Fortify Rights che poi ne ha pubblicato sia la versione inglese che malese.

La Commissione Reale di Inchiesta malese ha definito quanto scoperto a Wang Kelian una tragedia umanitaria che non sarebbe mai dovuta accadere e che si sarebbe potuto evitare se le autorità avessero prese misure più attive nel controllo della frontiera, dove non ci volevano misure straordinarie per intercettare quello che accadeva a Bukit Wang Burma.

Ricordiamo che le autorità malesi a gennaio 2015 scoprirono 139 fosse comuni e 28 campi abbandonati lungo che colline pietrose a Wang Keliang attendendo però quattro mesi per recuperare i cadaveri.

Mohd Rasfan/AFP

Si trovarono un centinaio di scheletri che si crede fossero della minoranza musulmana apolide Rohingya insieme a centinaia di altri migranti clandestini di origine del Bangladesh.

La Commissione di inchiesta ha scritto che “l’ordine di aspettare emesso dall’Ispettore Generale di Polizia del tempo causò un ritardo nelle indagini e ha prodotto un significativo impatto sulla qualità delle indagini totali”.

Il capo della polizia malese Khalid Abu Bakar disse che l’ordine di aspettare era stato dato perché non si era sicuri se si trattasse territorio malese o thailandese. Proprio questa incertezza, secondo Fortify Rights, avrebbe dovuto spingere le autorità malesi ad accelerare e non a dilazionare le indagini.

La Thailandia invece dal canto a luglio 2017 fece un processo contro 102 sospettati dei quali 62 condannati tra cui il generale Manas Kongpaen.

Da allora invece la Malesia deve ancora pubblicare e far conoscere le indagini, per quanto inquinate dai quattro mesi di attesa, spingendo gli USA a mantenere la Malesia al livello inferiore 3 nelle preferenze commerciali a causa di questi ritardi di indagine sulla lotta contro la schiavitù che comportano l’impunità per varie figure ufficiali.

“Il fatto che la Malesia non abbia ancora chiamato a rispondere nessuno è una macchia nella storia della nazione che deve essere corretta. La tratta dei Rohingya verso la Malesia era diffusa e sistematica e richiede giustizia, responsabilità e risarcimento per le vittime e le loro famiglie” ha detto Matthew Smith di Fortify Rights, il quale ricorda che quel documento sconosciuto persino a parlamentari malesi “pone domande sulla continua mancanza di giustizia e responsabilità verso le vittime Rohingya dello schiavismo.

In risposta a quanto trovato dalla Commissione Reale di Inchiesta e per dare ai Rohingya e alle loro famiglie una qualche giustizia, il governo malese deve dare risarcimenti e deve inquisire i rappresentanti ufficiali implicati negli orrendi crimini di Wang Keliang”.

Reuters, wang keliang

La commissione Reale di Inchiesta malese fu creata a fine gennaio 2019 dal governo malese con il compito di indagare ed assicurare le responsabilità per il traffico di schiavi e le fosse comuni a Wang Kelian, ed entro sei mesi la commissione doveva presentare il suo rapporto e le proprie raccomandazioni.

Il rapporto fu presentato in tempo, fu approvato a giugno 2020 ma il 5 agosto del 2022 il presidente della Commissione Arifin Zakaria disse ai media che il rapporto era stato tenuto segreto secondo la legge dei segreti ufficiali della Malesia.

Quali siano i segreti di questo rapporto confidenziale malese Matthew Smith li spiega molto bene:

“I soli segreti di questo rapporto hanno a che fare con le complicità di rappresentanti con i campi di schiavi, ed i prossimi passi devono arrivare alle indagini penali. Le autorità non devono dimenticare il fatto che tantissimi Rohingya sono stati assassinati come anche comprati e venduti per profitto sul territorio malese. La Commissione Reale di Indagine doveva portare avanti la giustizia e la responsabilità, non porre fine alle indagini o nascondere questi crimini sotto il tappeto”.

Le autorità Malesi scoprono questi campi il 19 gennaio 2015 ma fanno qualcosa solo il 6 marzo per verificare se ci sono resti umani per fare poi le indagini legali solo vari mesi. Le autopsie vengono iniziate il 24 maggio 2015.

“Come conseguenza del ritardo gli esperti forensi riuscirono a stabilire le cause della morte per due delle 114 vittime esumate. Un esperto coinvolto nel caso fu intervistato dalla commissione notò che se le autopsie fossero state fatte in precedenza ci sarebbe stata una differenza sia per determinare le identità sia per capire le cause della morte.”

Il rapporto rimasto confidenziale indica anche la mancanza di raccolta di intelligence, di coordinamento con la polizia thailandese e la gestione dei resti umani e delle altre prove. Però il rapporto non fa anche raccomandazione sulle azioni legali contro i vari responsabili implicati né chiede una migliore indagine su chi ha ostruito la giustizia né le complicità con traffico di schiavi, indagini che FR chiede a gran voce siano intraprese al più presto.

Tra il 2021 e il 2015 si stima fossero oltre 170 mila le donne, gli uomini ed i bambini che dalle spiagge del Bangladesh intraprendevano viaggi via mare su barche malmesse verso la Malesia attraverso la Thailandia Meridionale per sfuggire alla persecuzione e al genocidio nel Rakhine Birmano.
Ad aprile 2015 FR denuncia al Congresso USA il traffico di schiavi nella Penisola Malese, i campi di schiavi ed a fine aprile le autorità thai annunciano la scoperta dei campi ed una fossa comune con 3o corpi di vittime lungo la frontiera malese.

Il 25 maggio 2015 la polizia malese scopre le 139 fosse comuni e 28 campi di schiavi lungo la frontiera con la Thailandia a Wang Kelian nello stato di Perlis.

“Sulla base di indagini di anni e su oltre 270 interviste a sopravvissuti ed altri testimoni oculari, un rapporto di FR e di SUHAKAM malese del 2019 documenta le gravi violazioni di diritti umani commessi contro i Rohingya trafficati dal Myanmar e Bangladesh in Malesia tra il 2012 e il 2015. Gli abusi commessi includono la prigione, la tortura, estorsione, morte per fame, stupro ed omicidi in mare e in terra. Il rapporto trovava anche come le autorità malesi ostruivano la giustizia distruggendo prove e ritardando l’esumazione dei corpi delle vittime, che sono i fatti sostenuti da quanto trovato dalla Commissione Reale di inchiesta Malese”.

Finora però i tribunali malesi hanno condannato solo 5 persone di cui un solo malese per i reati a Wang Kelian, e nessun rappresentante ufficiale.
Questa inazione ha portato il governo USA a mantenere la Malesia per il secondo anno al livello più basso nel suo rapporto TIP, Traffico di Persone.
“Il governo della Malesia non soddisfa agli standard minimi per l’eliminazione del traffico e non fa sforzi significativi per farli” e non ha iniziato indagini o fatto altre condanne di chi all’interno dello stato si è reso complice dello schiavismo, nonostante sia firmataria della convenzione UNTOC sul crimine transnazionale, dei protocolli contro il traffico di persone e nel suo codice penale preveda penalità per chi ostruisca la giustizia.

“Rappresentanti malesi che gestirono male il caso di Wang Kelian hanno mostrato negligenza nel dovere e ancora più importante hanno continuato a negare con le loro azioni giustizia alle vittime della schiavitù e ai loro parenti.
Il fatto che la Malesia non ha ancora trovato responsabili tra i suoi ufficiali è una macchia nella storia della nazione da rettificare, dice Matthew Smith. Il traffico di Rohingya in Malesia era diffuso e sistematico e chiede giustizia, responsabilità e e risarcimento per le vittime e le loro famiglie”

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