Reazione razzista in Thailandia contro i lavoratori migranti

E’ in atto in Thailandia una reazione razzista verso la popolazione migrante mentre il paese cerca di contenere un focolaio pandemico legato al mercato dei frutti di mare di Samut Sakhone, vicino Bangkok dove vivono molti emigrati birmani

Da metà dicembre la Thailandia riporta oltre 2000 casi legati ad un focolaio di COVID-19 del mercato di Samut Sakhon, mentre da gennaio a dicembre il paese aveva visto 4300 casi totali di infezione.

Il premier thailandese Prayuth Chanocha ha detto il 22 dicembre che erano responsabili del focolaio i migranti illegali i quali “hanno arrecato molto dolore al paese”.

Joachim Lutz, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

I commenti del premier, un’ondata di discorsi d’odio online contro i migranti ed una serie di restrizioni governative che si applicano solo ai migranti hanno suscitato obiezioni dalle organizzazioni dei migranti.

Dopo i primi casi confermati, il governo ha chiuso immediatamente il mercato di Samut Sakhon ponendo in isolamento oltre 4000 persone. Ha iniziato a controllare oltre 40mila persone dopo mesi in cui non c’è stata trasmissione locale. La nuova epidemia si è diffusa a quasi 50 delle 77 province thai sebbene la maggioranza dei casi sia in Samut Sakhon.

L’epidemia vede un’ondata di razzismo fuori luogo

Alcuni si sono espressi sui media sociali per far sentire la loro frustrazione e prendere di mira i migranti.

Uccideteli tutti perché non seguono le regole” scriveva un thai su Facebook dei migranti birmani a Samut Sakhon.

Quando vedere un birmano sparatelo” scriveva un altro su YouTube.

Social Media Monitoring for Peace ha attirato l’attenzione sul potenziale impatto di questo discorso d’odio.

“I commenti includevano linguaggio razzista mirato alla discriminazione e a promuovere il nazionalismo” diceva il rappresentante del gruppo Saijai Liangpunsakul della comunità birmana.

“Siamo preoccupati che la discriminazione online potrebbe tradursi in ulteriore discriminazione e persino portare a violenza materiale”.

Secondo IOM, Organizzazione Internazionale per la Migrazione c’erano da 4 a 5 milioni di migranti in Thailandia ed uno su dieci lavoratori potrebbe essere migrante.

La paga media per un lavoratore migrante a Samut Sakhon è solo di 8 euro al giorno e molti ripagano un grosso debito associato al lavoro o altri bisogni.

Molti gruppi come la fondazione MAP, la Labour Protection Network e Mekong Migration Network (MMN) si sono espressi sul crescente razzismo che prende di mira i migranti.

Hanno chiesto alle autorità di assicurare che i migranti possano accedere alle cure sanitarie per il COVID-19 e che non saranno puniti per il loro stato di immigrato clandestino.

L’epidemia “è un prodotto di grandi rischi per i migranti a causa delle loro precarie condizioni di lavoro e della marginalizzazione da parte della società thai” secondo MMN che aggiungeva che l’epidemia “mette a fuoco l’impatto spropositato che la pandemia ha sul sostentamento e la salute dei tanto screditati lavoratori migranti”

Il gruppo ha detto che l’industria della pesca del paese dipende dal lavoro malpagato degli immigrati che vivono in condizioni dove la distanza sociale e l’igiene sono impossibili, e che una redente indagine ha trovato che molti datori di lavoro rifiutano di imporre le misure di prevenzione del COVID-19.

Le misure di restrizione sono mirate ai migranti

Il governo nazionale thai ha lasciato alle autorità provinciali gran parte della risposta alla nuova ondata epidemica e molte risposte si applicano solo ai migranti.

A Chumpon il coprifuoco di 12 ore vale solo per i migranti, attirando le critiche di HRW.

A Samut Prakhan ai migranti è vietato per il momento entrare in luoghi specifici come i templi.

“Il nostro giudizio è che sono presenti in Thailandia portatori silenziosi” ha detto Sein Htay della ONG birmana Migrant Worker Rights Network.

A Nothamburi è stato isolato una costruzione di sette piani dove abitano essenzialmente migranti, proibendo l’uscita e l’entrata senza permesso.

Brahm Press di MAP Foundation di Chiang Mai, ha detto alla Deutche Welle che l’accesa attenzione alla sicurezza del governo è controproducente.

“Non credo che l’avrebbero mai fatto con lavoratori thai in una fabbrica Thai. Non solo è discriminatorio, è anche spregiativo”

Il portavoce del centro di risposta al COVID-19 Taweesilp Witsanuyotin ha detto che l’attuale strategia può limitare i nuovi casi ad un massimo di un migliaio al giorno. Alla luce del robusto sistema sanitario, è un numero gestibile. Finora la Thailandia ha registrato solo 64 morti per COVID-19.

I migranti vedono poco sostegno ma danno miliardi di dollari alla difficile economia thailandese

Il lavoro dei migranti contribuisce per miliardi di dollari all’economia thai per non citare il loro ruolo essenziale al modello economico del paese. Sebbene il governo abbia detto che tra marzo e giugno siano andati via almeno 310 mila migranti, molti sono restati ed hanno avuto scarso accesso agli aiuti o sostegno, particolarmente chi era senza documenti legali.

Sono stati infatti esclusi dal programma di aiuto del governo perché non avevano contribuito in modo sufficiente al sistema sociale del paese.

Gli ultimi commenti di Prayuth hanno avuto le critiche da alcuni del governo tra cui il parlamentare di Move Forward Viroj Lakkanadisorn, il quale ha detto che i datori di lavoro di migranti clandestini potrebbero rispedire a casa i lavoratori se fossero pressati aggressivamente, peggiorando la diffusione del virus.

“I lavoratori migranti aiutano a dare fiato alla nostra economia. Contiamo su quella forza lavoro. I thai non fanno quei lavori che loro fanno. Siamo fratelli e sorelle, che siano legali o meno.” ha detto Taweesilp.

A sostegno dei migranti ha parlato anche il governatore di Samut Sakhon Veerasak Vijitsaengsri, il quale ha contratto il virus ed è in ospedale, che ha detto:

“La gente di Myanmar che vive nel Mercato Centrale dei Gamberetti non sono carcerati, né criminali. Non hanno fatto nulla di male”

Ma pochi nel governo riconoscono il loro ruolo essenziale per l’economia thai.

Molti cittadini thai hanno acceso la paura del COVID-19 settimane prima per essere tornati da Myanmar senza fare la quarantena obbligatoria.

In risposta i militari thai hanno rafforzato le aree di frontiera occidentale, sebbene molti degli oltre 1500 chilometri sono giungla lungo i fiumi Salween e Moei.

Il nuovo piano del governo assicurerà che più migranti saranno registrati

Il governo thai ha annunciato un piano per permettere agli attuali migranti clandestini birmani, laotiani e cambogiani di avere legalmente permessi di lavoro. Per registrarsi i lavoratori devono avere il sostegno di un datore di lavoro e completare il controllo sanitario ad un costo di oltre 200 euro per un permesso di lavoro valido fino a febbraio 2023.

Secondo Migrant Working Group, da seicento a ottocento mila persone che erano lavoratori migranti legali hanno perso il loro status legale durante la pandemia, mentre frontiere e imprese chiudevano, e potrebbero avvantaggiarsi di questo nuovo programma.

Ma la risoluzione governativa dice anche alle autorità di “controllare, reprimere, arrestare ed incriminare” i lavoratori migranti clandestini, sebbene molti possano ancora essere nell’impossibilità di avere i documenti.

Secondo IOM, metà dei migranti in Thailandia erano clandestini.

Per quanto riguarda le recenti proteste ed il movimento democratico, gli organizzatori avevano già dichiarato una pausa fino al nuovo anno prima del nuovo scoppio epidemico.

reazione razzista dopo samut sakhon

Il governo comunque ha anche imposto restrizioni più forti vietando di fatto le proteste.

“C’è una gran differenza tra prendersi una pausa e indebolirsi” ha detto Attapon Buapat del movimento al SCMP. “La lotta di quest’anno è un prologo verso un cambiamento vero sistemico e siamo appena agli inizi”

Una dozzina di loro sono stati arrestati il 31 dicembre dopo alcune centinaia di poliziotti ha impedito a loro di vendere gamberetti nello sforzo di sostenere i produttori di frutti di mare colpiti dalle restrizioni del COVID-19

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