Reclutamento ISIS sempre attivo in Malesia Filippine Indonesia

I gruppi affiliati al califfato islamico dell’Asia Orientale accrescono gli sforzi di reclutamento nei paesi a maggioranza musulmana, come Indonesia e Malesia, e nelle Filippine usando la pandemia come elemento di distrazione, secondo vari analisti della sicurezza.

Dopo la sconfitta territoriale in Siria il Califfato islamico prova ad attrarre nuovi membri in altre parti del mondo tra cui la Malesia, secondo Mizan Aslam, esperto dell’antiterrorismo della Università malese di Perlis.

reclutamento ISIS attivo sempre

“ISIS non è mai morta” dice Aslam. “Noi abbiamo detto che è morta ma loro non l’hanno mai dichiarato. I malesi sono ancora lì in Siria ed Iraq. Migliaia di jihadisti sono ancora lì”

“Poiché tutti i paesi sono concentrati sui problemi di sicurezza sanitaria ed alimentare, si è dato spazio al ISIS di intrufolarsi. Potrebbe diventare un problema per la Malesia in un prossimo futuro” ha detto a Benarnews Aslam secondo cui il gruppo recluta ed indottrina in modo attivo i sostenitori con piattaforme online come Facebook.

“Il reclutamento avviene con i media sociali non solo in Malesia ma dovunque la comunità è colpita dalle serrate del COVID-19. La gente sta a casa più a lungo e sta sui media sociali senza sosta, e qui si hanno le possibilità di essere influenzati. Qui si è visto che il califfato islamico ha raddoppiato gli sforzi per diffondere materiali propagandistici sui media sociali”

A giugno l’antiterrorismo indonesiano ha detto che i militanti ISIS provano ad espandere le proprie fila e i piani terroristici.

Ad aprile la polizia indonesiana delle Sulawesi centrali, una delle culle del terrorismo indonesiano, disse a Benarnews che i terroristi “vedevano la pandemia come una opportunità.”

I gruppi ISIS indonesiani hanno giurato fedeltà al nuovo emiro Abu Ibrahim al-Hashemi al-Qurashi che gli USA chiamano Amir Muhammad Sa’id ‘Abd-al-Rahman al-Mawla.

Inoltre i militari filippini hanno detto a BenarNews che coloro che furono coinvolti nella pianificazione e realizzazione del doppio attacco suicida di due vedove, che uccisero 15 persone a Jolo lo scorso mese, erano membri della Daulah Islamiya, nome filippino per IS a cui è affiliato anche il gruppo Abu Sayaff.

Secondo un analista nel recente attacco c’è prova del coinvolgimento di donne e dell’impiego migliorato e più accurato dei militanti suicidi.

Secondo i militari, due decine di militanti sono attivi nell’area musulmana di Jolo, Basilan e nella Bangsamoro.

“Sono le due fazioni più importanti del IS” ha detto il militare filippino che si riferisce ad Abu Sayaff e al BIFF.

“Eppure tutti sono sotto Daulah Islamiya in qualche modo, forse nella ricerca del sostegno, e per i numeri crescenti nell’impedire le campagne militari sul terreno. Il gruppo Maute che si fece conoscere a Marawi è anche su questa lista” ha detto il militare riferendosi all’assedio del 2017 della città di Marawi compiuto da militanti IS filippini e stranieri.

Le analisi di Aslam e di altri analisti sono in linea con le notizie ricevute dall’antiterrorismo USA secondo cui IS e i gruppi affiliati perseguono una strategia globale aggressiva nonostante gli sforzi USA e della coalizione.

L’ultimo bastione IS in Siria cadde a marzo 2019 ed il suo capo Abu Bakar al-Bagdadi fu ucciso in un raid delle forze speciali USA ad ottobre scorso. Gli USA e gli altri paesi hanno poi preso di mira altre figure importanti del IS ma il gruppo continua la sua opera.

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Christopher Miller direttore del Centro di Antiterrorismo USA, disse la scorsa settimana:

“Nonostante i successi ISIS ha dimostrato più volte di saper riprendersi da perdite importanti nei sei anni passati affidandosi ad una serie di quadri veterani intermedi, di estesi reti clandestine e cadute di tensione nell’antiterrorismo”

Il gruppo terroristico a maggio avrebbe fatto attacchi in Siria e Iraq sotto il nuovo comando di al-Mawla promettendo di accrescere le operazioni in tutto il mondo.

Secondo Miller IS continua a rendere prioritaria l’espansione ed il rinforzo del gruppo globale che ora comprende 20 branche e reti. Dallo scorso anno queste branche avevano lanciato cinque campagne globali che promuovono affermazioni di attacchi e fanno circolare video di propaganda.

A giugno il nuovo capo dell’antiterrorismo indonesiano Boy Rafli Amar cercava sostegno nel parlamento per un aumento del 65% del budget della propria agenzia perché a suo dire c’era bisogno di maggiori risorse dal momento che i militanti lavoravano maggiormente al reclutamento durante la pandemia.

“I gruppi radicali portano ancora avanti in modo attivo la propaganda di reclutamento sia online che offline durante la pandemia del COVID-19. Assistiamo oggi al rampante uso del ciberspazio per diffondere l’ideologia terrorista” disse il capo dell’agenzia antiterroristica indonesiana.

E’ d’accordo l’analista del IPAC di Giacarta Sidney Jones sulla persistenza della minaccia del Califfato Islamico. Essa sostiene che varie cellule IS sono attive a Giava, Sumatra e Sulawesi, come lo è il MIT dell’Indonesia orientale a Poso.

Il MIT, Mujahideen dell’Indonesia Orientale fece una serie di attacchi all’inizio di quest’anno che erano “risultato diretto di come i militanti locali vedevano il COVID-19 come un alleati nella guerra contro i nemici dell’Islam” scriveva IPAC in un suo rapporto. “L’arrivo del virus ha dato ai Mujahideen dell’Indonesia Orientale una nuova speranza che la vittoria è vicina, e grazie a nuove forze fresche iniziò una serie di attacchi.”

reclutamento
(AAP Image/NEWZULU/AGOES RUDIANTO).

La morte di al-Bagdadi e la fine del califfato proclamato dal IS, secondo Jones, non ha portato ad una decrescita del sostegno al IS in Indonesia come sperato da qualcuno.

“Vari gruppi vicini al ISIS in Indonesia hanno rinnovato la loro fedeltà ad al-Quraishi” dice Jones del MIT e del Jamaah Ansharut Daulah. “Comprendono che in guerra il comando può cambiare, poiché anche loro sono gruppi che hanno visto un cambio di guida”.

Nel frattempo un gruppo da tenere d’occhio è Jamaah Ansyaarut Khalifah, JAK, attivo nelle città giavanesi di Solo e Bekasi, a Palembang a Sumatra, secondo un ricercatore del centro per il radicalismo e gli studi di deradicalizzazione, PAKAR.

“Questo gruppo moderato non si è mai dedicato alla violenza o fatto attacchi ma non vuol dire che sono inoffensivi” dice Muhammad Taufiqurrohman del PAKAR. “Si sono dedicati alla preghiera e al reclutamento ma ora fanno piani per mandare jihadisti nelle Filippine. Alla fine JAK è più pericoloso perché è organizzato ed ha una rete più vasta.”

Reclutamento dei media sociali in Malesia

In Malesia non ci sono indicazioni che sia cresciuta la minaccia terroristica ma un altro analista crede che IS stia tentando di reclutare altri membri via media sociali.

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“L’assenza di attività aperte e gli arresti non indicano che la spinta al reclutamento IS sia finito. Un reclutamento di basso profilo in Malesia è ancora un grosso grattacapo per la polizia” dice Ahmed El Muhammady della International Islamic University of Malaysia.

“Forse non c’è una crescita di minacce terroristiche ma c’è il tentativo di reclutare diffondendo la propaganda sui media sociali durante la serrata per il COVID-19. IS ha piantato i semi della sua ideologia a livello globale come propaganda estesa con i media sociali e così facendo ha un seguito globale”.

Anche prima della pandemia la polizia ha detto che si usavano i media sociali per il reclutamento del IS. Sedici presunti militanti arrestati dalla polizia malese a settembre del 2019 erano attivi nella promozione del IS e nel reclutamento di nuovi membri, disse Ayob Khan Mydin Pitchay, l’allora capo dell’antiterrorismo malese.

IS pericoloso come sempre

Nelle Filippine i militanti legati al IS hanno usato l’opportunità della pandemia per rafforzare le proprie fila, mentre le forze di sicurezza sono state usate anche nei compiti della battaglia contro il COVID-19, come sostenuto anche dalla ONG londinese International Alert che lavora sulla risoluzione dei conflitti in un rapporto di aprile.

Comunque anche prima della pandemia vari rapporti dalla regione Bangsamoro indicavano ad una rinnovata presenza di gruppi legati al IS e ad una ripresa generale della violenza, come dice Nikki C. del Rosa direttrice de International Alert Philippines a BenarNews.

I due attacchi suicidi pianificati da Abu Sayaff a Jolo ad agosto erano i messaggeri di ulteriori attacchi simili.

“Quello che ora è certo è che quest’ultimo attacco terroristico è un chiaro messaggio che ISIS è tanto attivo e dedito e pericoloso dall’assedio di Marawi e che la sua forza di militanti suicidi non si è esaurita” dice dela Rosa dei due attacchi suicidi compiute da due donne.

“L’attacco a Sulu aveva i segni di attacchi terroristici simili lanciati da gruppi che si ispirano al ISIS associati con Abu Sayaff” dice la direttrice riferendosi a due simili attacchi precedenti a Sulu fatti a gennaio e giugno 2019 che coinvolsero due suicidi che lavoravano insieme.

cattedrale Jolo

“L’uso efficiente di bombe asincrone come viste a Sulu potrebbe essere un indizio di cose peggiori che potrebbero venire”

Inoltre sembra che Abu Sayaff abbia espanso le proprie operazione a radicalizzare le donne e a coinvolgere donne suicide, cosa che deve preoccupare secondo l’analista filippina.

“Alcune spiegazioni dicono questa come prova della maggiore radicalizzazione di donne ed un più alto livello di capacità di gruppi locali a preparare, a fornire la logistica e a mandare gli aspiranti suicidi” dice la analista filippina che però invita a non semplificare troppo il coinvolgimento di donne.

“Non si può svuotare l’analisi dal contesto, o il ruolo che giocano povertà, ineguaglianza, ingiustizia e discriminazione che è percepito più intensamente dalle donne ed è centrale alla tesi di un legame di genere potenzialmente significativo al conflitto violento tra famiglie povere guidate da donne nella Mindanao Musulmana”

AAVV BENARNEWS

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