Reggenza di Yahukimo a Papua e due ragazzini torturati

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La reggenza di Yahukimo è ancora il teatro di operazioni di controinsorgenza delle forze di sicurezza indonesiane contro il TPNPB, Esercito di liberazione nazionale della Papua occidentale, dove si è consumata una ennesima storia di tortura, questa volta contro due ragazzi papuani di 15 anni, ritenuti presunti fiancheggiatori dell’insorgenza.

I due ragazzi papuani di 15 anni, di cui si conoscono solo le sigle MH e BGE, sarebbero stati trovati con vario materiale militare e di comunicazione durante un’operazione che ha portato alla morte di un militante del TPNPB ricercato per aver sparato contro un aereo della Wing Air abbattendolo a Dekai capitale della reggenza di Yahukimo il 17 febbraio scorso. Il militante ucciso sarebbe Okniel Giban.

Il comandante della polizia indonesiana a Papua Mathius Fakhiri ha detto che ai giovani e a chi collabora con il TPNPB sarà applicata la massima severità, e si faranno inchieste per determinare i legami degli studenti con l’organizzazione armata.

A smentire l’appartenenza dei due ragazzi di 15 anni alla resistenza armata papuana è Nabeanus Gerebea che comanda un battaglione del TPNPB con una telefonata del 24 febbraio a Jubi.id

“Non sono membri del TPNPB, ma sono civili che non sanno nulla. Sono stati arrestati quando stavano per passare da Kali Brasa a Dekai, la capitale della reggenza di Yahukimo. Sono stati arrestati e torturati” ha dichiarato Gerebea.

MH e BGE sono due ragazzini non adulti e le percorse e le torture subite violano il diritto umanitario.

“Chiediamo ai nostri nemici, la polizia e l’esercito indonesiano, di trattare i due ragazzini in conformità con il diritto umanitario internazionali. Loro devono proteggere i civili in situazioni di guerra” ha detto Gerebea.

Vogliamo ricordare che il TPNPB trattiene da un anno nelle mani di un suo famoso comandante un pilota neozelandese che faceva la spola sulle alture papuane e il cui aereo fu bloccato all’atterraggio e bruciato.

Nonostante vari appelli di dirigenti della resistenza pacifica e di quella armata a liberare il pilota, Philip Mehrtens resta nelle mani come presunta merce di scambio in negoziati che nessun paese, come la Nuova Zelanda, è interessato.

La condanna della tortura e degli arresti dei due ragazzini papuani nella reggenza di Yahukimo è stata espressa anche da un leader della resistenza pacifica papuana, Benny Wenda del Movimento di liberazione unito per la Papua occidentale.

Benny Wenda ha denunciato come questo caso di tortura e le foto fatte circolare siano evidenti manifestazioni del razzismo indonesiano.

“…Dopo l’uccisione del combattente del TPNPB Okniel Giban da parte dei soldati indonesiani venerdì scorso, i militari hanno arrestato, torturato e scattato foto di rito con due innocenti ragazzi di 15 anni. Come sempre, l’Indonesia ha affermato che gli adolescenti erano membri del TPNPB – un’affermazione che è stata negata con forza dallo stesso TPNPB.

L’Indonesia ha una lunga storia di bugie sull’affiliazione di innocenti papuani che ha torturato o ucciso. Se qualsiasi papuano, indipendentemente dall’età o dal sesso, può essere etichettato come “terrorista”, allora qualsiasi papuano può essere ucciso come un terrorista.

Il mondo deve prestare attenzione a questa atrocità. La tortura dei bambini è uno dei più gravi crimini possibili secondo il diritto internazionale. In Papua Occidentale, la tortura è così comune da essere descritta dagli studiosi come una “modalità di governo” volta a reprimere la nostra legittima resistenza.

L’Indonesia ha ripetutamente dimostrato di prendere deliberatamente di mira la nuova generazione di Papuasi occidentali. Questo è un momento critico per riflettere sull’omicidio del dodicenne Enius Tabuni, sul massacro di Paniai, sul massacro del 2020 degli alunni della scuola di Puncak, sulle molte migliaia di bambini papuani che sono stati le prime vittime della crisi di sfollamento interno che ci ha afflitto negli ultimi sei anni. Questo non è diverso da quanto sta accadendo in altre parti del mondo, dove i bambini sono sempre più presi di mira dagli eserciti di occupazione.

Arrestando, torturando e uccidendo i giovani papuani occidentali, l’Indonesia spera di schiacciare il nostro spirito e distruggere la nostra causa. Ma la nuova generazione è concentrata e determinata e non si lascerà scoraggiare nella sua ricerca di liberazione.

Dopo l’arresto dei ragazzi, l’Indonesia ha scattato delle foto con i due ragazzi, con un soldato che sorride mentre le sue vittime giacciono a faccia in giù nel fango. Queste “foto trofeo” sono una caratteristica comune dell’occupazione indonesiana. Il cadavere del combattente per la libertà Yustinus Murib è stato deriso in questo modo, così come l’innocente contadino Wendiman Wonda.

reggenza di Yahukimo e ragazzini arrestati

Queste foto denunciano il razzismo feroce che è alla base dell’occupazione indonesiana della Papua occidentale. Posando con i bambini torturati in questo modo, questi soldati dimostrano di non considerarli pienamente umani. I soldati sono solo giovani, appena adulti. Il sistema indonesiano ha insegnato loro a considerare i Papuasi occidentali come “scimmie” o “criminali armati”. Il razzismo è una parte fondamentale della cultura militare indonesiana in Papua occidentale. È il motore nascosto del genocidio indonesiano, che guida e giustifica il massacro di uomini, donne e bambini della Papua occidentale. Tutti i papuasi occidentali temono che la situazione possa solo peggiorare con l’elezione del criminale genocida Prabowo Subianto.

Queste foto orribili mostrano anche l’incapacità del mondo di intervenire in Papua Occidentale. I soldati indonesiani si sentono in grado di agire nella più totale impunità in Papua occidentale perché non vengono puniti per i loro crimini. Nonostante oltre 100 Paesi abbiano chiesto che l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani possa indagare in Papua Occidentale, l’Indonesia rifiuta questa visita da oltre 6 anni. Tutti gli Stati membri dell’ONU, sia nel Pacifico che in Africa o in Europa, devono fare di più per costringere l’Indonesia ad aprire la Papua Occidentale agli occhi del mondo, sia permettendo all’ONU di entrare che ponendo fine al divieto di giornalismo estero e nazionale.

Finché ciò non avverrà, i bambini della Papua occidentale continueranno a essere torturati e uccisi impunemente. Benny Wenda

Bisogna notare che a fine gennaio scorso i parlamentari europei per Papua Occidentale avevano chiesto ancora una volta che il governo indonesiano facilitasse una visita dell’Alto Commissario dell’ONU per i diritti umani a Papua Occidentale.

“Papua occidentale è nella morsa di una significativa crisi umanitaria e richiede l’attenzione urgente internazionale. L’ONU stima che tra 60 e 100 mila papuani indigeni sono stati cacciati dalle loro case a causa delle operazioni militari indonesiane tra dicembre 2018 e marzo 2022.”

Sarebbero oltre 76mila i papuani ancora lontano dalle loro case.

Nonostante i ripetuti inviti a favorire una visita dell’ONU a Papua Occidentale, sono più di 5 anni dal 2018 che OHCHR non può entrare a Papua “in violazione degli obblighi indonesiani di stato membro dell’ONU e della comunità internazionale… I parlamentari europei chiedono che il governo indonesiano permetta all’Alto Commissario per i Diritti Umani di accedere a Papua Occidentale quanto prima”.

Speriamo che la reggenza di Yahukimo non debba aspettare ancora.

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