Regimi semiautoritari e le prospettive per il Sudestasiatico

Molti governi del Sudestasiatico hanno fatto grandi passi nel diventare stabili democrazie. Ma poiché restano al potere regimi semiautoritari la lotta per la democrazia non è affatto finita.

Il Sudestasiatico ha visto la crescita di governi che non si possono definire facilmente né come democratici né autoritari. Poiché hanno caratteristiche di entrambi sono regimi semiautoritari e in molti paesi della regione, le tendenze autoritarie restano forti nonostante importanti transizioni democratiche.

ASEAN e regimi semiautoritari

Questi regimi continuano ad attraversare vari processi democratici come elezioni e cambi di potere da un partito ad un altro. Comunque mentre questi processi portano a cambiamenti, il ruolo dell’elettore non è mai centrale per tali regimi.

Secondo Martha Brill Olcott e Marina Ottaway del Carnegie Endowment for International Peace, sono diventati “maestri nel controllare la competizione elettorale o a mantenere il parlamento senza potere e a controllare con la paura il sistema giudiziario”

Come operano i regimi semiautoritari nel Sudestasiatico?

Molti fattori spiegano perché i regimi semiautoritari nella regione adottano sistemi politici all’apparenza democratici, come il bisogno di legittimazione agli occhi dei loro cittadini forma l’essenza dei loro sforzi per governare senza incontrare sfide sistematiche.

La pressione della comunità internazionale che lega la promozione della democrazia agli investimenti economici e agli aiuti resta ancora una forza trainante. Inoltre a volte la pressione delle istituzioni regionali e la democratizzazione degli stati vicini diventano una spinta ad un simile spostamento.

Adottando i tratti formali della democrazia e facendo le elezioni, i regimi semiautoritari si proteggono da quello che Olcott e Ottoway descrivono come “aperta competizione che potrebbe minacciare la tenuta di chi sta al potere”

Questi regimi sono abili a manipolare la pubblica opinione nel mantenere la loro presa sul potere fondendo con i loro interessi le questioni pubbliche.

“Da una parte i regimi semiautoritari affermano di essere impegnati nel rafforzamento popolare e nella ridistribuzione del potere; dall’altro sottolineano i rischi di instabilità che dicono inerenti in una competizione senza vincoli e facendo così hanno successo nel deviare la critica e ridurre la pressione interna a favore della democrazia.” scrivono Olcott e Ottaway

Vedi anche  9 persone arrestate e monarchia thai è al centro delle proteste

Gli elettori fanno la differenza con regimi semiautoritari?

I governi e partiti del Sudestasiatico hanno cercato di acquisire potere promuovendo pratiche semiautoritarie che coinvolgono a volte la manipolazione di istituzioni e tenere delle elezioni. Comunque la ricerca suggerisce che gli elettori non sono mai stati centrali ai regimi semiautoritari.

Ci sono vari esempi nella regione. Un esempio è il governo attuale indonesiano che fa alleanze con partiti politici locali nel tentativo di controllare il risultato delle elezioni locali previste alla fine di questo anno.

In Malesia il governo di Muhyiddin Yassin non è stato direttamente eletto. E’ divenuto primo ministro nel marzo 2020 mettendo da parte il partito che ha vinto le elezioni del 2018. Pare come se usi i poteri istituzionali per gettare le basi per un’attesa elezioni anticipata.

In Myanmar, mentre i partiti gestiscono il governo, i militari del paese decidono dietro le scene. In modo simile in Thailandia i militari governano il paese con il pugno di ferro da decenni. Comunque tendono elezioni regolari per creare una apparente legittimazione e democrazia.

Secondo lo studioso Johannes Gerschewski, i governi militari del dopo golpe si affidano a quello che definisce come “le tre colonne della stabilità: legittimazione, repressione e coaptazione”.

Come ha spiegato Eugénie Mérieau in The Atlantic:

“Le elite sono cooptate, e i gruppi civili vicini ai militari, spesso parte della classe media borghese sostiene quello che chiamano golpe per la democrazia il cui effetto è di mantenere la struttura sociale tradizionale in cui godono una posizione favorevole”

Essenzialmente la diffusione di regimi semiautoritari ha frustrato i sostenitori della democrazia e represso la competizione elettorale.

“Infatti, questi regimi costituiscono il modello tipo nella regione essendo stati introdotti a Singapore alla fine degli anni 60; in Malesia, Filippine e Indonesia negli anni 70; in Thailandia nei rimi anni 80; in Birmania brevemente negli anni 90 e in Cambogia poco dopo” fa notare William Case nello scritto Southeast Asia’s Hybrid Regimes: When Do Voters Change Them?

La regionalizzazione porta alla democratizzazione nei regimi semiautoritari?

Il caso ASEAN come blocco di commercio regionale mostra che il regionalismo non necessariamente fa grande differenza in termini di impegno alla democrazia e ai diritti umani.

Vedi anche  Politica estera di amicizia di Duterte e gli investimenti mancati

Sebbene ASEAN sia nato con la collaborazione di regimi pro-occidente e orientati al mercato, negli anni si è evoluto verso una piattaforma che promuove politiche dal braccio forte.

Lo scorso anno per esempio i governi della regione lavoravano insieme per applicare i principi del ASEAN per bloccare il ritorno in patria di un capo politico dell’opposizione per affrontare il premier cambogiano Hun Sen, il capo autoritario decennale del paese.

“In relazione ai militanti politici dei paesi vicini che chiedono di entrare in Thailandia, ho seguito la risoluzione del ASEAN di non interferenza reciproca negli affari interni” disse il premier Thai Prayuth Chan-ocha. “Ho dato l’ordine. Non potrà entrare”.

regimi semiautoritari

“Sembra esserci una cospirazione nel ASEAN a piegarsi al sostegno della impopolare dittatura in Cambogia” disse il parlamentare malese Charles Santiago, presidente del gruppo Parlamentari del ASEAN per i Diritti Umani. “Accade perché alcuni paesi ASEAN hanno negato ad una opposizione legittima di entrare nel loro paese”

Questi regimi sono così potenti che ASEAN non riesce a ritenerli responsabili. Di fatti usano ASEAN per proteggersi dalla responsabilità e minare le voci democratiche. Quindi finché i regimi autoritari durano nel Sudestasiatico, la capacità del ASEAN di promuovere pratiche democratiche si troverà sempre davanti ad ostacoli.

Umair Jamal, ASEAN Today

Umair Jamal è giornalista freelance ed un Ph.D. presso l’Università di Otago, Nuova Zelanda. [email protected] e Twitter @UmairJamal15