Quando le restrizioni covid nelle Filippine non sono uguali per tutti

Mentre sta per passare un anno da quando le Filippine hanno iniziato una delle serrate più dure al mondo per il COVID-19, l’applicazione fortemente ineguale delle restrizioni covid peggiora la diseguaglianza: i comuni cittadini subiscono percosse e umiliazione in pubblico per aver infranto le regole della quarantena, mentre i ricchi e chi ha connessioni giuste sfuggono alle pene.

Per quei filippini che non sono ricchi e potenti, non portare la mascherina è sufficiente a garantirgli un pestaggio tanto grave da non poter lavorare per qualche giorno, come hanno denunciato i media di Cebu su quanto capitato ad un facchino del mercato.

Il facchino, che ha detto di essere stato colpito ripetutamente con una pala sulla gamba, ha ripetuto ai giornalisti di aver visto almeno altre dieci persone subire lo stesso trattamento quel giorno.

Tre giorni prima, il capo della polizia di Silay a Negros Occidentale ha ordinato a 39 persone pescate senza mascherina di marciare in fila per una strada con le braccia allungate in avanti “per mantenere la distanza sociale adeguata”. E’ una parata che voleva farli apparire come caricature di fantasmi e che la commissione nazionale dei diritti umani ha definito crudele e degradante.

Alla fine della marcia forzata c’era un seminario sui pericoli del COVID-19 in cui un articolo di propaganda era una bara vuota.

Tali tattiche pesanti però non si sono viste affatto il 17 gennaio, ad una festa di compleanno dove partecipò Benjamin Magalong, sindaco di Baguio e il presunto zar del tracciamento.

All’inizio Magalong disse di non sapere che si trattava di un raduno illegale, una festa sontuosa con tantissime celebrità che facevano danze culturali ed ospiti di onore che andavano a cavallo, finché è uscito fuori un video di Youtube in cui si mostravano all’evento l’ex generale e la moglie.

Quando fu posto di fronte al video, dove si vedevano pochi ospiti portare la mascherina oppure applicare il distanziamento sociale, il sindaco disse che tutti i partecipanti avrebbero avuto una multa di una ventina di euro ed annunciò le proprie dimissioni irrevocabili dalla Task Force del COVID-19 del paese.

Giorni dopo Magalong disse che non si dimetteva e che non aveva mai usato la parola irrevocabile, nonostante le tante interviste televisive fatte, prima di attaccare i propri “nemici” per aver “allentato i guerrieri delle tastiere” per distruggere la sua reputazione. E’ restato al suo posto e nessuno degli altri ospiti ha mai dovuto frequentare seminari né è stato mai picchiato sulle gambe.

Il professore di sociologia della UP Randy David ha detto che i filippini vivono da sempre questo trattamento ineguale e questo elitismo da “società semi-feudale”, sebbene con l’ascesa di internet stia cominciando ad emergere una cultura della denuncia particolarmente tra i giovani.

“Riconoscono le gerarchie ma sono amareggiati che avvengono queste gerarchie e trattamenti differenti” ha detto David.

Il paese ha vissuto differenti livelli di serrata per coronavirus, che il governo definisce quarantena di comunità, dal 16 marzo del 2020.

Sebbene siano state allentate alcune delle restrizioni covid più rigide, i residenti di Manila e delle province vicine che hanno più di 65 anni e meno di 16 non possono uscire di casa, mentre è obbligatorio indossare mascherine per chiunque può uscire.

Centri commerciali, hotel, ristoranti e trasporti pubblici hanno ricominciato ad operare a capacità ridotta, ma nella regione della capitale abbondano posti di blocco, gestiti da poliziotti in mimetica con fucili d’assalto che controllano i permessi di spostamento.

A novembre scorso oltre 517 mila persone erano state fermate per violazione della quarantena secondo le statistiche della polizia, a 130 mila dei quali è stata notificata la violazione.

Non sono rari gli episodi di violenza come quelli accaduti a Cebu, come quello della polizia che ha picchiato a Quezon City un venditore di pesce e come l’umiliazione subita altrove da chi è stato posto nelle gabbie per cani.

Almeno due persone sono state uccise dalla polizia che faceva applicare le restrizioni covid di quarantena ed un ufficiale è stato accusato di aver stuprato una donna.

Allo stesso modo dell’approccio da “uccideteli tutti” per i criminali, il presidente Duterte ha fissato i toni per questa violenza, dicendo alla polizia lo scorso aprile di trattare “i piantagrane” della quarantena “sparandoli tutti”.

Il professore di sociologia David ha detto che tali minacce non sono necessarie perché “i filippini sono molto ligi alle leggi, differentemente da altri paesi dove non vogliono portare mascherine”

“La gente che esce davvero ne ha bisogno, per guadagnarsi da vivere o per andare a lavorare” ha detto. “Credo che le autorità debbano avere una tolleranza in questa applicazione della legge”.

Molti cittadini comuni sono confusi dalle tante restrizioni covid incomprensibili che sono applicate irregolarmente e che possono cambiare ad ogni momento, secondo David.

“Non si sa quando le restrizioni covid sono state tolte o modificate” ha detto, aggiungendo che alcuni della polizia “sono molto rigidi mentre altri hanno una comprensione maggiore dei problemi che la gente incontra e sono più tolleranti”

Le autorità sono però coerenti quando si tratta di permettere di sfuggire ai ricchi e potenti.

Una denuncia contro il senatore Aquilino Pimentel III, il quale lo scorso marzo ruppe tutti i protocolli portando la moglie in ospedale mentre era positivo senza saperlo al COVID e mettendo in pericolo pazienti e personale, fu lasciata cadere lo scorso mese per “mancanza di causa probabile”.

Ovviamente il senatore descrisse la decisione “incontestabile e corretta”

Anche più noto fu il caso del generale di polizia Debold Sinas che a maggio fu fotografato alla sua festa di compleanno violando le regole di quarantena contro i raduni di massa. Invece di essere penalizzato, Sinas ricevette dopo una promozione da Duterte ed è comandante nazionale della polizia filippina.

Sebbene la storia delle diseguaglianze sia lunga nelle Filippine, internet ed i media sociali hanno dato una forza ai giovani filippini per denunciare l’elitismo quando lo vedono.

Nel momento che posti qualcosa come una foto ricordo di un evento e la gente non indossa la mascherina, è possibile che la foto finisca da qualche parte dove la gente di denuncia” dice David il quale aggiunge che questo potrebbe costringere chi appartiene ai gruppi di ricchi e alle loro connessioni a confessare le proprie violazioni di quarantena.

Alan Robles, SCMP-twa

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