Reti di Abu Sayaff e la loro resilienza a Sulu assediata

Il 24 agosto due esplosioni a Jolo, una città della provincia di Sulu nelle Filippine Meridionali, fecero 15 morti e 74 feriti, una situazione da brividi già vista in una regione che ha sofferto ripetuti attacchi negli ultimi anni.

L’incidente ha fatto scattale le campane di allarme nella BARMM, regione autonoma Bangsamoro nella Mindanao Musulmana, sulla ripresa della violenza.

cattedrale Jolo

Le esplosioni hanno rinfocolato le familiari retoriche dei media della perseveranza del Califfato Islamico nella pandemia da Coronavirus e della assenza continua di legge .

E’ importante però andare oltre questa narrazione per afferrare le fondamenta strutturali del subbuglio in cui si trova Sulu.

Mentre restano confusi alcuni dettagli, l’informazione iniziale promossa dalle autorità dice che i colpevoli possono essere legati a Hatib Hajan Sawadjaan, figura chiave del Gruppo Abu Sayaff, ASF, che non è altro che un insieme non stretto di piccole reti nell’arcipelago di Sulu.

Il gruppo di Sawadjaan molto probabilmente era dietro le bombe di inizio 2019 a Jolo ed ha una storia di ospitare combattenti stranieri.

Lo sesso Sawadjaan, che le forze di sicurezza filippine potrebbero aver ucciso in una operazione alcune settimane fa, fu proclamato il nuovo emiro della provincia del IS dell’Asia Orientale nel 2019.

Il suo gruppo sempre più sostenuto da un altro comandante ASG, Radullan Sahiron, è la sfida più letale alle forze del governo a Sulu negli ultimi anni. ASG è costituito da piccole cellule basate sui legami di clan. Alcune operano essenzialmente per rapimenti a scopo di estorsione, altri come gruppi militanti che si oppongono all’autorità di Manila e alla presenza militare nell’area a maggioranza musulmana. Alcuni si adattano ad entrambi i ruoli.

Sulu che si trova ai confini del BARMM è un bastione tradizionale del MNLF, il primo movimento di resistenza nazionalista etnico, fondato da Nur Misuari nel 1972.

Nei decenni il MNLF si è spaccato varie volte ed ha partecipato alla politica a livello provinciale e cittadino. Attualmente è diviso in due fazioni: una fedele a Misuari ed una fedele a Yusoph Jikiri.

Entrambe sono organizzazioni politico-militari con centinaia di uomini. Una buona parte della elite locale che domina varie città di Sulu sono ex comandanti MNLF che sono stati cooptati dallo stato dalla fine degli anni 70 in poi e che controllano armate private.

Poiché ASG fu creato da comandanti MNLF delusi, la sua resilienza fino ad ora è stata legata ai legami di sangue con personalità e politici del MNLF.

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Questa rete intricata di legami permette dello spazio per la cooperazione di fronte ad comune nemico, come i militari, e mentre si perseguono benefici economici, come le entrate generate dai rapimenti estorsivi.

I sindaci di Sulu denunciano pubblicamente ASG, ma spesso a loro mancano gli incentivi per contrastare il gruppo a causa dei legami di sangue o non hanno la capacità di fare ciò per una debole governance.

Questo a sua volta dà ai comandanti di ASG come Sawadjaan ampie opportunità di attirare una base di giovani individui senza nulla come nuove reclute. Il vuoto di governo permette anche a ASG di promuovere la propria ideologia senza impedimenti, persino se è diretta ad un pubblico esterno.

Ai limiti più esterni dell’arcipelago di Sulu, la violenza è scemata negli ultimi anni, ma l’isola maggiore della catena, Jolo, resta il centro di gravità del conflitto continuo.

Sin dalla fine del 2018, Sulu ospita una divisione di fanteria dell’esercito filippino con oltre dieci battaglioni responsabili per una popolazione di circa un milione di persone.

Eppure nonostante la forte presenza militare, nonostante i numerosi proclami presidenziali di operazioni e vincoli temporali per eliminare il gruppo, ASG non è stato sconfitto e continua ad operare dalla città di montagna e dalle campagne di Patikul.

Inoltre i cattivi rapporti tra esercito e polizia hanno contribuito ad una divisione dentro gli apparati di sicurezza locali che abbassa la fiducia nel governo nazionale.

Nei recenti processi di pace nelle Filippine meridionali Sulu era piuttosto un osservatore che un partecipante. Il MILF, gruppo divisosi dal MNLF ed emerso come la forza principale dopo che MNLF è entrata in politica, ha firmato un accordo di pace con Manila nel 2014 che è culminato con la creazione del BARMM nel 2019.

Il MILF ha guida l’autorità di transizione Bangsamoro sin dal marzo 2019 ma ha solo una minuscola presenza a Sulu e un potere limitato dolce di dare forma al governo. Il governatore di Sulu Abdusakur Tan, il signorotto della provincia che controlla la maggioranza dell’elite locale, all’inizio si oppose all’entrata della provincia di Sulu nel BARMM, ma si è poi adattato alla nuova situazione.

Eppure ad un anno e mezzo dopo la transizione la cooperazione potrebbe essere migliore. Prosegue ancora la competizione storica per i dominio politico della Mindanao Musulmana tra chi proviene da Maguindanao, che guida il MILF e domina la Autorità di transizione Bangsamoro, e i Tausug che dominano Sulu.

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Inoltre le varie dinastie politiche che controllano le città di Sulu sono profondamente radicate e ci vorrà tempo perché l’autorità di transizione si aggiri tra le tensioni tra istituire le riforme di governo necessarie e accomodare la guida politica di Tan.

L’esercito filippino all’inizio propose la legge marziale in risposta alle bombe del 24 agosto, ma la gente di Jolo stanca tradizionalmente dei militari era scettica su questa opzione ed i comandanti dell’esercito hanno ritirato questa opzione.

Lo stesso governatore Tan ha rigettato la legge marziale senza però offrire concrete proposte proprie sul come prevenire ulteriori violenze.

Sulu ha di fronte due possibili scenari dopo le bombe: una campagna più intensa delle forze del governo contro i militanti, oppure la solita risposta di sicurezza di breve periodo senza una visione strategica.

Ognuna delle due risposte comunque richiederà di integrare una possibile azione di polizia o militare con misure che non sono misure dalla sicurezza, quali lavorare con i governi locali e creare opportunità economiche.

Un approccio comprensivo per affrontare la natura complessa della militanza a Sulu richiederà rimettere insieme le tensioni tra polizia e militari oltre a sforzi ulteriori nella condivisione di intelligence tra i due servizi.

Filippine, Indonesia e Malesia devono anche creare una cooperazione più forte per affrontare il flusso transfrontaliero di militanti che alimenta le reti di Abu Sayaff e per prevenire la sua ripresa in mare.

Le istituzione della sicurezza avrebbero bisogno di distinguere tra obiettivi di smantellamento di cellule di insorti e l’obiettivo più vasto di tagliare il potere delle reti dei clan che alimentano la resilienza del gruppo ASG.

Un impegno più forte da parte di Manila con entrambe le fazioni del MNLF potrebbero aiutare ad aggregare il loro sostegno in quel compito. Inoltre i capi di Sulu e del BARMM devono accrescere la loro cooperazione.

reti di abu sayaff

Sulu potrebbe apprendere dall’esperienza della vicina Basilan, dove le elite provinciali e le forze di sicurezza hanno cambiato negli anni lo status quo costruendo una coalizione più vasta contro le reti di Abu Sayaff.

Per ora non è chiaro se la nuova violenza di Jolo porterà dei cambiamenti nella stessa direzione.

Georgi Engelbrecht, ASPI Strategist