Riforma della monarchia thailandese ed il movimento studentesco

In una manifestazione di massa nella Thammasat University alla presenza di alcune migliaia di persone, valutate tra i tremila ed i dieci mila da differenti giornali, è stata lanciata una piattaforma di dieci punti sulla riforma della monarchia Thailandese.

Mentre re Bhumibol aveva un’aura di reverenza che impediva spontaneamente una critica limitando la richiesta di riforma della monarchia Thailandese ad una cerchia di critici limitata, l’ascesa di Re Vajiralongkorn sembra aver liberato almeno online questa voglia di discussione, nonostante valgano ancora la legge di lesa maestà e le varie leggi di sedizione.

riforma della monarchia Thailandese

E nella critica alla monarchia thailandese ovviamente si uniscono voci differenti di chi aspira ad un repubblica, di chi vuole solo una monarchia costituzionale democratica, alla presenza di chi chiede il ritorno al partito del popolo del 1932 che abolì la monarchia assoluta.

I temi sollevati nella manifestazione sono quelli che si sussurrano oppure a cui si allude nello stesso modo in cui si alludeva all’Innominato nel romanzo italiano.

Un tema è la privatizzazione a favore di Re Vajiralongkorn come individuo delle ricchezze dell’Ufficio della Corona, oppure la residenza all’estero del re e della regina, del comando diretto del re delle unità militari di stanza a Bangkok, dell’influenza del re sulla politica interna.

Il tabù reale è stato infranto, la monarchia portata sui palchi ed il mondo ultramonarchico si accende, accrescendo il rischio di scontri frontali.

Si deve rammentare che in molte parti della Thailandia la polizia prova a frenare le manifestazioni studentesche fino a detenere illegalmente leader studenteschi in varie parti del paese.

Nella giornata della Mamma, col ritorno del re a Bangkok per celebrare il compleanno della regima madre, il movimento aveva previsto una manifestazione di massa poi ritirata per evitare provocazioni e scontri di massa.

“Non si deve parlare per simboli” ha detto Anon Nampa. “E’ meglio discuterne direttamente. E’ quello che credo . Ho scelto di parlarne direttamente per rispetto per la mia dignità e della dignità di chi ascolta e della monarchia come istituzione”

Anon Nampa è libero su cauzione dopo l’incriminazione per sedizione, dopo la manifestazione più piccola quando per la prima volta parlò della riforma della monarchia thailandese.

Secondo quanto scrive AP anche il pubblico della manifestazione è stato un po’ diviso da questa radicalizzazione.

“La manifestazione termina con un altro leader Panusaya Sithijirawattanakul che legge un manifesto di dieci punti che chiedono la riforma dell’istituzione della monarchia.

Tra questi c’è la separazione della ricchezza personale del re dalla vasta ricchezza del palazzo tenuta dall’Ufficio di Proprietà della Corona; la proibizione di un ruolo politico della monarchia o di sostegno a golpe militari; finirla con la glorificazione eccessiva della monarchia; apertura di indagini sulle morti dei critici della monarchia.”

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Avranno gli studenti il sostegno dalla società in generale di fronte al rischio di uno scontro frontale cruento come accaduto dal 1976 in poi?

“Nello spazio di una settimana, i confini della discussione pubblica della monarchia e dell’istituzione della monarchia thailandese si sono allargati rapidamente” dice la studiosa Tyrell Haberkorn. “La domanda è se le autorità permetteranno questa espansione, come dovrebbero, oppure risponderanno con la repressione o la violenza”

Un indice del pericolo è il fatto che chi ha lottato per la democrazia sin dal golpe del 2006 non è alla guida di questo movimento, ma ora troviamo che sono studenti ed universitari ad assumersi questo compito gravoso. Non a caso, infatti, il capo politico del Pheau Thai, uno dei partiti legati a Thaksin Shinawatra, ha dichiarato che il suo partito vuole una monarchia costituzionale.

riforma della monarchia Thailandese
AP Photo/Sakchai Lalit

“Piuttosto che fare un deferimento sulla democrazia e su un’istituzione che non può essere messa in dubbio in modo normale, loro attaccano tutti e due insieme. Il manifesto sul palco dice ‘Non vogliamo riforma, ma vogliamo la rivoluzione’ e dice che tipo di cambiamento vogliono”

Queste posizioni radicali sembrano ben sostenute da FORSEA che si dichiara solidale con le manifestazioni della Thammasat nel chiedere “la riforma immediata della monarchia thailandese” da porre strettamente sotto il controllo costituzionale.

“Da decenni ormai la cosiddetta ‘monarchia costituzionale’ ha provato di essere disonesta. Sotto il regno di Re Bhumibol la monarchia è intervenuta regolarmente nella politica cooperando con i militari ad abbattere regimi civili di sfida, e dominando con fierezza la propria posizione di potere nel reame politico thai. Perciò la richiesta degli studenti della Thammasat è fondamentale e giunge in un momento opportuno verso la direzione democratica.”

FORSEA indica quello che nelle richieste degli studenti deve essere visto come indicatore affinché la monarchia possa essere accettata come istituzione politica del paese. Queste richieste sono la separazione delle ricchezze personali del re da quelle dell’istituzione; divieto del ruolo politico per la monarchia e di sostegno ai golpe; annullamento degli ordini di trasferimento sotto il comando reale delle unità militari; abolizione della eccessiva glorificazione della monarchia; indagini sulle morti dei democratici in esilio.

Chiudiamo con l’opinione espressa da TLHR che ricorda le tre richieste iniziali di Gioventù Libera, le 107 attività pubbliche organizzate in 52 province.

“Oltre alle loro principali richieste i manifestanti in ogni assemblea hanno esaltato altre richieste sui loro specifici interessi includendo richieste sull’istruzione, matrimoni di persone dello stesso sesso, legalizzazione della prostituzione e critica verso l’espansione dei poteri della monarchia nel dopo golpe, quali le dieci richieste nella dichiarazione 1 del Fronte Unito della Thammasat e Assemblea.

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L’esercizio del diritto di espressione e assemblea ha causato l’intimidazione e sorveglianza contro almeno 76 organizzatori, oltre alla richiesta di non fare assemblee, il diniego di tenerle o l’intervento della polizia.

Almeno quattro incriminazioni sono partite contro individui che esercitano il loro diritto alla libertà di espressione, in particolare come conseguenza della loro critica alla monarchia. Ha portato all’arresto dell’avvocato Anon Nampa e di Phanuphong Jadnok e sembra che altre denunce saranno portate avanti.

La questione ha acceso un dibattito diffuso e duro mentre alcuni vedono questo esercizio della libertà di espressione come atto illegale e di insulto alla monarchia. Sono stati persino minacciati di un ripetersi della violenza disumanizzante del 6 ottobre 1976 al campus di Tha Pra Chan a Bangkok centro.

Thai Lawyers for Human Rights (TLHR) è preoccupata per la situazione e vuole condividere alcune opinioni:

riforma della monarchia Thailandese
AP Photo/Sakchai Lalit

In una democrazia, la libertà di espressione è una delle più importanti. Essere libero di esprimersi e di partecipare ad assemblee pacifiche sono fondamentali per il processo di democratizzazione e per non causare disordini pubblici. L’amministrazione pubblica che risponde ai bisogni della gente che è il detentore del potere nella democrazia, non è possibile senza espressioni delle opinioni.

L’esercizio della libertà di espressione per criticare la monarchia, sia per chiedere di verificare le spese, il potere ed i doveri, o come si deve comportare il re e persino criticare la forma di governo, è un diritto legittimo dal momento che la monarchia è un organo costituzionale. Poiché la libertà di espressione è essenziale in una democrazia, la critica fatta sul monarca come organo dello stato è normale come testimoniato da altre democrazia come quella spagnola o olandese, dove la critica la si può fare pubblicamente e apertamente.

Le libertà di espressione ed assemblea sono prescritte e sostenute dall’articolo 34 e 44 della costituzione del 2017 e dagli articoli 19 e 21 della convenzione ICCPR di cui fa parte la Thailandia a cui è obbligata ad aderire. Tale diritto è considerato valore universale in aderenza agli standard internazionali dei diritti umani.

La dimostrazione alla Thammasat del 10 agosto, la protesta del 3 agosto ed altri eventi pubblici sono stati condotti pacificamente da manifestanti disarmati. E’ il mero esercizio di diritti legittimi che si possono fare in una monarchia costituzionale.

TLHR invita lo stato a rispettare, proteggere e sostenere l’esercizio di tali diritti e libertà, smettere tutte le intimidazioni e i tentativi di reprimere o intervento nelle attività, e di smettere di criminalizzare chi esercita tali diritti.

Invitiamo la gente ad essere tolleranti di altre opinioni espresse. Questo alla fine ci porteràverso una democrazia completa.

Col rispetto dei diritti e libertà del popolo.

Thai Lawyers for Human Rights (TLHR)