La riforma impossibile delle forze armate thailandesi e le occasioni perse

Due recenti ed importanti accadimenti che hanno coinvolto le forze armate thailandesi hanno acceso di nuovo le richieste di riforma di questa istituzione.

Le richieste sono persino più pertinenti in un momento in cui il regno si dibatte con la pandemia del COVID-19 e con i contraccolpi economici conseguenti.

A febbraio un sergente maggiore uccise 29 persone, compreso il suo ufficiale superiore, altri colleghi militari, poliziotti e civili, nella provincia del Nordest thailandese di Nakhon Ratchasima. Lui cercò di attirare l’attenzione sul fatto di essere stato imbrogliato in un progetto di sostegno economico dell’esercito. L’evento rese chiaro al comandante generale dell’esercito Generale Apirat Kongsompong che qualcosa era terribilmente errato e che doveva fare assolutamente fare qualcosa per controllare i danni.

forze armate thailandesi

Fu aperta una linea speciale di comunicazione telefonica affinché i soldati potessero denunciare irregolarità nelle proprie unità. Due mesi dopo un altro sergente usò questa linea speciale per denunciare che il proprio ufficiale superiore lo aveva fatto partecipare falsamente a viaggi fantasma per poter reclamare altre somme.

Mentre l’esercito accettò questa denuncia come una dei 600 casi da indagare, il sergente ribelle si assentò senza permesso piuttosto che andare incontro a misure disciplinari e processo in una corte militare.

I due casi hanno monopolizzato le notizie di testa ma sono solo la punta dell’iceberg.

Le elite politiche e militari thailandesi decisero molto tempo fa che c’era bisogno di riforme drastiche, ma il paese comunque non ha mai raggiunto un consenso sul significato della parola “riforma” o patirup in Thailandese.

Infatti, è il classico caso di due metà che non si riuniranno mai. La concezione di riforma della società prevede il ritiro dei militari dalla politica e la creazione di un controllo civile sulle forze armate thailandesi.

Il concetto di riforma però tra le elite tradizionali e i militari è piuttosto differente. Essi vogliono accrescere la forza dei militari, dare potere senza controlli, aumentare il loro ruolo nel governo ed acquisire apparati militari costosi.

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Soprattutto le elite voglio salvaguardare i propri interessi economici ed assicurare il benessere delle truppe.

Sono state pubblicizzate varie proposte di riforma militare negli ultimi mesi. I politici di opposizione chiedono il controllo civile, trasparenza, la fine delle fazioni e del clientelismo nelle forze armate thailandesi. Vogliono anche la riduzione del numero di militari, la cancellazione della leva obbligatoria, una ricollocazione del budget della difesa, un miglioramento dei progetti sociali dei militari e lo sviluppo di un’industria della difesa nel paese.

Prima di essere dissolto, il Future Forward Party fece una proposta concreta di forze armate thailandesi compatte e moderne che avrebbe chiesto una riduzione del numero di soldati dagli attuali 330 mila ai 170 mila ed il taglio del numero complessivo di generali da 1600 a 400.

Il primo ministro Prayuth Chanocha, che guidò il golpe militare del 2014 ed istituì ed affermò ciò che l’esperto di cose militari Surachart Banrungsuk definì senathippatai, vale a dire autoritarismo burocratico militare, ha anche lui un’idea di riforma.

L’ex generale ha detto alla Camera dei Deputati in un dibattito di febbraio che il piano generale 2017-2026 di riforma militare mira a fare delle forze armate thailandesi una struttura compatta e avanzata.

Il piano cerca di migliorare lo standard di vita e di qualità della vita delle truppe e delle loro famiglie.

Il premier Prayuth ha detto che i militari hanno già tagliato gli acquisti di equipaggiamenti, riducendo il numero di carrarmati per battaglione da 51 a 44 e di veicoli corazzati da 96 ad 81, ma era ancora necessario che la Marina acquistasse i sottomarini nonostante la recessione economiche del paese per proteggere gli interessi marittimi della Thailandia. Prayuth ha anche notato che la Thailandia avrebbe tagliato il livello delle truppe del 50% per il 2028.

Mentre la proposta di Prayuth potrebbe materializzarsi se resta al potere, introdurrebbe dei cambiamenti che avrebbero un impatto insignificante sullo status quo dei militari o sui privilegi delle forze armate Thailandesi.

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Per quanto riguarda le idee dell’opposizione, non si realizzeranno mai a causa della debolezza dell’opposizione e del fatto che i militari non permetterebbero mai una loro applicazione.

La verità della questione è questa: la Thailandia ha già perso due opportunità enormi di riformare le proprie forze armate thailandesi dalla creazione di una forza armata moderna un secolo fa.

La prima fu nel 1973, dopo la rivolta studentesca che cacciò il regime militare del maresciallo Thanom Kittikhachon, mentre la seconda fu nel 1992 dopo le proteste della classe media di città che rovesciarono il generale Suchinda Krapayoon.

In entrambi i casi il potere militare fu limitato per breve tempo e furono delegittimati all’indomani della rabbia popolare che seguì la brutale repressione dei manifestanti civili.

Le due amministrazioni sponsorizzate dalla Corona che seguirono gli incidenti sanguinosi fecero molto per democratizzare il paese ma le riforme toccarono pochissimo i militari.

A differenza della della riforma delle forze militari indonesiane dopo la crisi finanziaria asiatica del 1988 andata a buon fine e la caduta di Suharto, le iniziative di riforma radicale dall’interno dei militari non si sono mai avute in Thailandia, quando gli uomini in verde persero la legittimazione dopo una crisi economica.

Mentre iniziava la crisi asiatica del 1997-98 a Bangkok, i militari restarono al di fuori. Non subirono mai le pressioni alla riforma dal governo eletto dell’ex generale Chavalit Yongchaiyud e del suo successore civile Chuan Leekpai.

Inoltre l’elite militare thai crede, come ha sempre detto il premier Prayuth, di poter sempre fare meglio di politici popolari civili eletti cn l’applicazione dell’esperienza militare per gestire il paese e la sua economia, per quanto complicata possa essere.

Mentre si deve dare credito al governo Prayuth per quanto fatto nella gestione della pandemia, la prossima contrazione economica darà l’opportunità perfetta di mettere alla prova questo credo da parte del governo Prayuth sostenuto dai militari.

Supalak Ganjanakhundee ISEAS – Yusof Ishak Institute,