Rilasciati su cauzione Anon Nampa e Panupong Jadnok a Bangkok

Alla fine Anon Nampa e Panupong Jadnok sono stati rilasciati su cauzione dalla polizia di Bangkok dopo essere stati arrestati per una caterva di accuse tra cui sedizione e violazione del decreto di emergenza, imposto e reiterato per la lotta al Coronavirus e al virus delle manifestazioni studentesche.

La condizione richiesta dalla polizia è che non ricadano negli stessi reati e non ripetano le azioni che hanno causato gli arresti, come ha detto alla Reuters l’avvocato Weeranan Huadsiri.

rilasciati su cauzione Anon Nampa e Panupong

“Speriamo che il sistema di giustizia continuerà a proteggerci perché abbiamo sempre agito secondo la costituzione. Se e quando una nostra protesta diventerà incostituzionale o non sarà pacifica, volentieri andrò in prigione” ha detto Anon Nampa al rilascio su cauzione dopo aver passato una notte in cella, promettendo “di farla pagare per quello che hanno fatto”.

La notte in cella, dopo aver rifiutato in un primo tempo la cauzione, deve aver portato consiglio perché Panupong ha dichiarato di aver avuto paura per la propria vita se fossero rimasti ancora in cella.

Appena dopo il loro arresto gli studenti di Gioventù Libera avevano indetto un flashmob nella zona più critica di Bangkok, all’intersezione del MBK dove sono giunte tantissime persone di tutte le età e gli oratori hanno reiterato le loro richieste democratiche. Smettere di fare pressione sulla gente, nuove elezioni ed una nuova costituzione.

“Non sopportiamo la tirannia e l’oppressione che si fa sul popolo thai e siamo usciti allo scoperto per mostrarlo” ha detto un giovane oratore.

Scrivono Erich Prapart e Cod Satrusayang su Thai Inquirer

Gli arresti sono giunti nel giorno in cui il gruppo maggiore di protesta Gioventù Libera, tenne una conferenza stampa dove annunciavano le prossime proteste con l’intenzione di espandere il movimento oltre gli studenti verso la società in generale.

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Secondo fonti di polizia, il governo ha detto chiaramente al comando della polizia di non permettere ai movimenti studenteschi di espandersi ancora di più costringendo la polizia ad agire.

La fonte ha aggiunto che l’arresto è stato fatto il venerdì come espediente legale per tenerli in carcere fino al lunedì mattina.

“Quello che provano a fare è di decapitare il movimento prima che si allarghi” ha detto il politologo thailandese Arun Saronchai al Thai Inquirer. “Togliendo il gruppo guida vogliono vedere se riescono a riprendersi in fretta o se si esaurisce il momento. Il governo può contrastare tutti questi leader fino alla fine del tempo. Ma potrebbe ritorcersi contro e galvanizzare ancor di più il movimento”.

Il politologo dell’Università di Ubon Titipol Phakdeewanich sostiene che paura ed intimidazione sono gli strumenti centrali che aveva il governo per tenere la situazione sotto controllo.

Le forze di sicurezza del governo avevano convocato i rappresentanti dell’università per interrogarli sul movimento studentesco sul loro campus di Ubon e se ci fosse un movimento sedizioso di studenti.

“Volevano sapere se avevamo una qualche ascesa su di loro e le loro motivazioni” ha detto Titipol per telefono al Thai Inquirer.

Quanto affermato da Titipol è stato rafforzato dalle altre facoltà di scienze politiche, come quelle del profondo meridione thailandese, che dicono come le forze di sicurezza sempre più si interessano alla politicizzazione che assumono i corpi studenteschi.

“Loro vogliono nomi, vogliono numeri e vogliono sapere chi guida le proteste” ha detto un docente anonimo della Bangkok University.”

C’è molta preoccupazione per l’uso della legge dell’emergenza mantenuta per motivi sanitari ma usata sempre più in termini antidemocratici e contro il dissenso.

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Sunai Phasuk di HRW Thailandia ha detto a Thai Inquirer che le azioni ultime di Prayuth mostrano una totale mancanza di considerazione per i diritti umani.

“Si ha un avvocato dei diritti umani conosciuto e studenti che sono accusati di sedizione perché hanno tenuto manifestazioni politiche pacifiche per tenere elezioni democratiche ed un buon governo, questa non deve essere un reato. Se Si considerano tali azioni pacifiche come reati penali, si dice al mondo che la Thailandia non è uno stato democratico, ma uno stato autoritario infimo fin nel suo fondo” ha etto Sunai Phasuk a Thai Inquirer.