Ripresa del turismo nel Sudestasiatico: una molla per lo sviluppo

Se le nazioni del Sudestasiatico vogliono evitare la recessione prolungata portata dalla pandemia, avranno bisogno di aprire le frontiere per accogliere i turisti stranieri che alimentavano le loro economie prima del COVID-19.

Dallo scoppio dell’epidemia a gennaio che in primis tagliò il numero di turisti cinesi che arrivavano nella regione e che poi colpì le altre nazioni europee e americane a marzo, gli arrivi dei turisti sono caduti ai minimi storici.

Ripresa del turismo nel Sudestasiatico: una molla per lo sviluppo
AFP/Mladen Antonov

L’ente turistico dell’ONU UNWTO prevede che le cifre globali degli arrivi dei turisti cadano del 80% quest’anno con una perdita di entrate per i paesi del Sudestasiatico di 1,2 trilioni di dollari US, seconde solo a quelle dell’Asia del Nordest.

Il ministro del turismo cambogiano ha stimato questa settimana che il settore, che nel 2018 valeva 4,3 miliardi di US$, perderà 3 miliardi di US$ nel 2020. Il numero dei turisti in Vietnam sono crollati del 98% anno su anno a maggio. La Thailandia che dovrebbe avere una contrazione economica del 5,3% stima che le perdite relative al turismo potrebbero superare i 40 miliardi US$.

Nel 2018 il turismo era il 32% del PIL cambogiano, il 20% di quello thailandese e il 9% di quello Vietnamita, mentre il settore impiega il 6.7% della forza lavoro cambogiana e 9% di quella thailandese e vietnamita.

I Paesi del Sudestasiatico sono stati più fortunati sul piano sanitario. Thailandia, Vietnam e Cambogia hanno riportato piccoli numeri in quanto ad infezioni da COVID-19 rispetto ai loro vicini, con un numero di morti di 58 in Thailandia ma nessuno in Vietnam e Cambogia.

Questo dovrebbe essere a loro favore quando riprenderanno i viaggi internazionali e i turisti cercheranno paesi percepiti come sicuri appena toccati dall’infezione.

Il Vietnam pare destinato ad aprirsi progressivamente con l’apertura a giugno dell’isola Phu Quoc e di altre città, mentre la maggioranza degli altri siti non fino alla fine dell’anno.

L’ente turistico thai ha messo su una nuova campagna per definirsi come “destinazione fidata” per attrarre giovani viaggiatori ricchi, secondo la Reuters.

Nessuno dei tre paesi si attende che riprendano i servizi turistici normalmente prima della fine di questo anno sperando di riprendersi bene nel picco stagionale tra novembre e gennaio.

Molti esperti interrogati dal UNWTO dicono che si aspettano una ripresa del turismo internazionale per il prossimo anno, mentre una piccola percentuale si attende che per la fine del 2020 cominci una ripresa del turismo.

Quelle proiezioni della ripresa del turismo in qualche modo ottimistiche assumono che non ci sarà una seconda ondata forte di infezioni e che i turisti non si allontaneranno dalle destinazioni esotiche di lunghi viaggi.

In Cambogia hanno chiuso oltre 3000 imprese turistiche e si sono persi 45 mila posti di lavoro secondo dati governativi. Le perdite cresceranno ancor di più se non si ha una ripresa a fine anno.

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I tre governi cambogiano, thai e vietnamita hanno introdotto misure di stimolo per aiutare la ripresa del turismo e a mantenere il settore a galla nella crisi con esenzioni fiscali e salvataggi finanziari.

Ma questi pacchetti di salvaguardia potrebbero creare quelli che alcuni analisti chiamano “compagnie fantasma”, imprese che sono tenute in vita nella crisi ma che falliranno quando finiscono i sussidi statali. Pochi esperti stimano che che i tre paesi abbiano fondi per tenere il settore a galla se non vedono una ripresa per la fine dell’anno.

Ci si domanda anche quanto prontamente la gente farà credito per creare nuove imprese che sostituiscano quelle del settore turistico già crollate. Chi sopravviverà troverà nuovi costi aggiunti di fare affari.

“Igiene e standard sanitari saranno persino più importanti che costringono gli hotel a dare stanze, letti e alimenti più puliti. Anche i ristoranti devono tenere standard migliori e prevenire il sovraffollamento. Tutte queste misure si portano costi maggiori per le imprese.” hanno detto molti esperti dei mercati emergenti in un rapporto sul Sudestasiatico.

Questi costi maggiori saranno assorbiti meglio dalle imprese maggiori che non le piccole, cosa che potrebbe condurre ad un netto consolidamento nel settore che caccia i piccoli operatori.

Un dirigente del Central Group thailandese, a cui aderiscono 46 hotel e resort nel regno, avrebbe detto che la sua compagnia intende “limitare l’occupazione al 50% su alcune proprietà affinché gli ospiti vivano la distanza sociale con cui si trovano a proprio agio”.

Il turismo naturalmente è particolarmente vulnerabile ai cicli di espansione e contrazione.

Ripresa del turismo nel Sudestasiatico: una molla per lo sviluppo

Un rapporto della Banca Mondiale notava che Phuket, una provincia che vive sul turismo in Thailandia, aveva un tasso maggiore di povertà nel 2018 nel mezzo del boom turistico che nel 2000 quando il numero dei turisti era molto più piccolo.

Questa anomalia secondo il rapporto dipendeva dal fatto che “le famiglie della provincia erano sensibili ai cambi dell’industria turistica”.

A dire il vero i settori turismo della regione avevano molti problemi anche prima della pandemia, una tendenza secondo alcuni in cui c’era una corsa verso l basso per attrarre il maggior numero di turisti a spese dell’ambiente e dei marchi nazionali.

Un rapporto della Banca Mondiale di gennaio trovava che la spesa per turista era scesa del 0,3% in Thailandia tra il 2019 ed il 2018 nonostante un aumento complessivo del numero di turisti.

In Cambogia il gettito per turista è caduto molto di più, dagli 809US$ del 2013 al 552US$ del 2018, secondo un aggiornamento della Banca Mondiale dello scorso novembre.

Notava altre tendenze preoccupanti nel settore turistico cambogiano compreso il basso tasso di seconde visite che erano il 21,3% del 2018 contro il 70% della vicina Thailandia.

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Un rapporto della Banca Mondiale sul Vietnam dello scorso anno affermava che la crescita continua del settore “se non è ben gestita, potrebbe avere impatti contrari sul piano economico, ambientale e sociale”.

“Si è avuta la crescita rapida di visitatori in gran parte con uno spostamento verso un mix di visitatori che spendono meno, un’enfasi continua sui prodotti del turismo di massa ed accresciute concentrazione di visitatori in destinazioni già affollate e popolari”

Se la pandemia spingerà i settori turistici verso la catena alta del valore dai viaggiatori che spendono poco a quelli che spendono di più non è immediatamente chiaro. L’ente turistico thailandese spinge per la qualità contro il turismo di massa sin dal 2016 sebbene con poco successo.

Molto dipenderà dal futuro della ripresa del turismo cinese.

Il Thailandia il numero di turisti cinesi è salito dagli 800 mila del 2008 ad oltre 10 milioni del 2018, quando erano il 27% di tutti i visitatori.

Anche in Cambogia e Vietnam i viaggiatori cinesi sono ora il gruppo nazionale maggiore. Nel 2018 circa 2 milioni di turisti cinesi arrivarono in Cambogia, con un aumento del 67% dell’anno prima, più di un terzo di tutti i turisti secondo dati del ministero cambogiano.

Una comune frustrazione è che molti cinesi preferiscono viaggiare in gruppo dove gli hotel ed i ristoranti sono spesso pagati anticipatamente, sebbene questa prevalenza sia in declino negli ultimi anni. Per i piccoli ristoranti, hotel e negozi questo li priva spesso di un traffico giornaliero.

I cinesi spendono una media di 1536 dollari a viaggio in Thailandia contro 2125 degli europei che tendono a stare 17 giorni contro gli otto giorni dei cinesi.

Ma un recente studio del C9 Hotelworks sui ricchi cinesi ha trovato che quasi 80% dice che ora vogliono evitare grandi gruppi organizzati a causa della pandemia, cosa che permetterebbe al settore turistico della regione di puntare solo i visitatori cinesi più ricchi.

I turisti cinesi hanno fatto circa 170 milioni di viaggi all’estero lo scorso anno secondo l’ufficio statistico di stato. Prima del COVID si attendeva che il numero sarebbe cresciuto a 260 milioni per il 2030.

Queste stime crescenti appaiono alquanto meno probabili al picco della pandemia. Alcuni cercano un risvolto positivo con qualche rapporto che suggerisce al Vietnam di avere un approccio più conscio della salute e dell’ambiente nella riapertura che consideri i viaggiatori indipendenti di più alto margine.

Ma mentre i governi regionali cercano nuovi motori di crescita per fare uscire le economie dalla recessione causata dal virus, è solo probabile che cerchino un ritorno al turismo di massa il più umanamente velocemente possibile.

David Hutt, Asiatimes