Rischiare tutto per Pita Limjaroenrat e la semi-democrazia thai

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Pita Limjaroenrat diede una scossa alla politica thailandese quando il partito che guidava, Move Forward Party, divenne il primo partito thailandese alle elezioni generali di maggio 2023 e lui stesso il possibile candidato a primo ministro.

Ma ora, proprio nel mese di gennaio, Pita Limjaroenrat deve combattere due dure battaglie per conservare il proprio seggio elettorale, da cui è stato già sospeso, ed impedire che MFP subisca lo stesso destino del partito da cui si formò, il Future Forward Party, che fu disciolto per motivi politici all’indomani delle elezioni per finanziamenti ritenuti irregolari.

Se la Corte Costituzionale dovesse decidere che le accuse contro di lui hanno fondamento sarà espulso dal parlamento thai, e tra le accuse lanciate c’è quella di aver tentato di rovesciare la monarchia thailandese con la mera richiesta di riforma della stessa in senso più democratico.

La seconda accusa è di possedere delle azioni di una società dei media iTV, scomparsa da anni dal panorama dei media Thai, ricevute in eredità dal padre. La legge elettorale thai vieta che chi siede in parlamento possa possedere azione in una società dei media.

E la figura di Pita resta ancora la figura più popolare, quella che gli elettori thailandesi vorrebbero come premier, visto che un sondaggio di dicembre del NIDA trovava che il 40% degli intervistati lo voleva come premier e che il suo partito MFP ha ancora un sostegno politico del 44%, mentre il sostegno a Srettha Thavisin, attuale premier nominato da una maggioranza bulgara in parlamento, è del 22% e al Pheu Thai, giunto secondo alle elezioni, del 24%.

E’ quindi giustificato il sentimento di Pita il quale ad AP afferma di avere ancora la legittimità a guidare il paese anche se non ha l’autorità a guidarlo, perché un’insana coalizione fatta di partiti filo militari e partiti ex alleati del MFP tra cui PT ha eletto Srettha a Premier dopo che Pita non riuscì a trasformare il mandato popolare in mandato parlamentare a causa della presenza ingombrante di un Senato di personaggio nominati dalla giunta militare Prayuth.

Pita Limjaroenrat però è ben conscio che nel frattempo la battaglia sua e del suo partito ha cambiato il volto della democrazia deficitaria thailandese perché ha acceso le speranze di tanti in un modo che il PT non ha mai fatto prima e che queste speranze ritorneranno, prima o poi, a premiare lui e il suo partito alle elezioni per “mostrare al mondo che è possibile una Thailandia alternativa” ed “essere il capo politico nel fronte democratico nella regione”.

Ma è una battaglia dura che richiede secondo Pita di metterci tutte le forze che si hanno ed essere molto attenti, perché ci sono sempre delle mani invisibili nella politica thailandese che resistono al cambiamento e capaci di capovolgere quello che il risultato elettorale ha detto.

Perché Srettha deve rischiare tutto per Pita Limjaroenrat

In questo momento critico per la flebile semidemocrazia thailandese, risuona particolarmente vera una citazione di Charles E. Weller che disse: “Ora è il momento per tutte le persone per bene di venire in soccorso del proprio paese”.

Due processi gemelli attendono tra qualche giorno l’ex candidato premier del Move Forward Party (MFP) Pita Limjaroenrat, entrambi davanti alla corte costituzionale, un luogo che nel suo passato ha paralizzato l’opposizione democratica del paese.

anon nampa

La prima sfida legale è legata alla proprietà azionaria di Pita di azioni nella compagnia dei media iTV che da tempo non opera più, azioni ereditate dal padre.

La seconda accusa è legata al tentativo di emendare la legge di lesa maestà, articolo 112, tentativo che secondo l’accusa significa tentare di rovesciare la monarchia costituzionale.

Entrambe le accuse sarebbero nefaste per tutta l’opposizione democratica e il MFP troverebbe così lo stesso destino di scioglimento che visse il partito da cui si formò, il Future Forward Party.

Sebbene Pita abbia fiducia nel risultato, la nascente opposizione democratica del paese ha tutte le ragioni per essere preoccupata.

Lo scioglimento del MFP riporterebbe con rinnovato fervore l’instabilità politica cronica del regno, e il Pheu Thai Party, che ha stretto un grande compromesso con le stesse elite di partito che hanno rovesciato due governi eletti, sarebbe sempre più vulnerabile.

Questa spaccatura dovrebbe preoccupare moltissimo il neo-primo ministro Srettha Thavisin, anche se lui e la leadership del Pheu Thai hanno mostrato scarso interesse a opporsi all’establishment conservatore che è al centro di entrambi i ricorsi legali.

Srettha deve fondamentalmente capire che, sia a livello nazionale che internazionale, attirerebbe molta attenzione alla Thailandia se dovesse impegnare il proprio capitale politico nel difendere Pita e Move Forward ma, più esplicitamente, il valore enorme di una opposizione democratica in una società libera.

In Thailandia Srettha ha tanto da perdere. Un sondaggio del NIDA trovava a dicembre che oltre il 39% dei Thailandesi preferiscono sempre Pita come il premier prescelto con Srettha che ha solo il 22% e Paetongtarn Shinawatra, figlia di Thaksin Shinawatra a meno del 6%.

Se la Corte Costituzionale decide di sciogliere MFP, anche il Pheu Thai soffrirà perché l’elettorato ricorderà per sempre il suo governo di coalizione come un atto storico di tradimento.

Ci sarebbero poche garanzie che alle prossime elezioni il PT riuscirà a garantire un governo di maggioranza nel vuoto creato dallo scioglimento del MFP. Srettha inoltre dovrebbe considerare il suo proprio futuro politico dal momento che la signora Paetongtarn sta adocchiando proprio la sua posizione, prima come ministro potenziale e messo in evidenza da una analisi recente che suggerisce che il paese possa essere governato da “due o più” primi ministri.

Srettha farebbe bene a prendere le distanze e separare il partito PT dall’ombra della famiglia Shinawatra, la famiglia politica più controversa e divisiva della storia politica thailandese.

In una società democratica, il sistema giudiziario fornisce il controllo sui poteri esecutivo e legislativo, ma un tribunale contaminato giustifica l’uso del potere del pulpito del signor Srettha per sostenere una sana opposizione democratica. Se lo facesse darebbe fiducia alla nozione che la Thailandia sia una democrazia emergente sia a casa che all’estero.

Distanziarsi da Thaksin incrementerebbe l’indipendenza del PT poiché le redini del controllo interno sono democratizzate dando all’elettorato una ragione per dargli una seconda possibilità in assenza di alternative progressiste legittime.

Il sostegno di Srettha non sarà esente da sacrifici o polemiche interne, poiché ci si interrogherà sulla scelta di formare una coalizione con i partiti sostenuti dai militari o di evitare i precedenti tentativi di Move Forward di attuare riforme politiche che avrebbero indebolito il controllo a lungo esercitato dall’establishment conservatore sulle istituzioni quasi democratiche della Thailandia.

Finora il fascino del primo ministro è stato quello di un populista piuttosto di statista che ha al cuore della sua filosofia di governo i principi democratici. E’ assordante il silenzio di Srettha sulle condanne per lesa maestà dell’avvocato dei diritti umani Arnon Nampa e per la parlamentare di MFP Rukchanok Ice Srinork.

Infine, Srettha deve anche pensare alla propria eredità politica. Mentre commenti grossolani hanno accusato il primo ministro di essere un “marpione” per il suo sostegno all’Isoc, una controversa istituzione militare, la sua legittimità come “commesso viaggiatore” per la Thailandia è in pericolo, poiché la sua ricerca di aumentare il soft power della Thailandia è intimamente legata alla reputazione internazionale del regno.

Il soft power dipende fortemente da tre caratteristiche: i sottoprodotti della cultura, della politica e della politica estera. Srettha deve considerare l’utilità di dare voce a una caratteristica che i cittadini di molti Paesi asiatici cercano ancora: una società libera, indipendente dal controllo autoritario.

Se l’obiettivo primario di Srettha è quello di attrarre gli altri attraverso la legittimità dei valori statali professati dalla Thailandia, che è l’obiettivo centrale del soft power, quali sarebbero le conseguenze per la reputazione internazionale della Thailandia il fatto che il signor Pita, ex partner di coalizione e figura politica molto stimata, soffra a causa dei capricci degli autocrati? Nulla.

Il soft power viene facilmente annullato dall’uso del hard power. Per il bene della sua eredità storica, Srettha dovrebbe rischiare il più possibile il suo capitale politico per salvare Pita e, così facendo, salvare il futuro della stessa democrazia thailandese.

Mark S Cogan, Bangkokpost