Ritorno di Thaksin in Thailandia al prezzo enorme pagato ai militari

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Il ritorno di Thaksin in Thailandia dall’esilio di Dubai ha un prezzo enorme che Pheu Thai e Thailandia pagano ai militari

Il previsto ritorno dall’esilio dell’ex premier thailandese Thaksin Shinawatra nello stesso giorno del 22 agosto in cui ci sarà il voto bicamerale per eleggere il primo ministro fa pensare che, dopo 14 anni di esilio, Thaksin è fiducioso nel ritorno al potere del Pheu Thai.

Ritorno di Thaksin in Thailandia
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Secondo quanto detto dalla figlia Paethongtarn, lei lo aspetterà all’arrivo alle 9 di mattina di martedì, mentre il voto per il nuovo premier, in cui Srettha Thavisin è il candidato del Pheu Thai, avrà luogo alle 15 dello stesso giorno, come sostenuto dal presidente della camera Wan Muhamad Noor Matha.

La cosa vuol dire che il 74enne Thaksin deve avere molta fiducia che il voto sia solo un atto formale, dal momento che dovrà affidarsi alla generosità del Dipartimento penitenziario che lo ospiterà presso “Hilton di Bangkok” appena dopo l’arrivo per le condanne per corruzione e abuso di potere, almeno agli inizi finché non chiede il perdono reale o finché non gli sarà permesso di andare in ospedale data la sua età e salute; ma anche fino a quando altri organi dello stato come polizia e ministero della giustizia non saranno controllati o influenzati dal Pheu Thai.

Se Srettha sarà eletto nel pomeriggio dello stesso giorno, il Pheu Thai non gestirà legalmente il governo finché non sarà nominato dal Re.

Il vice presidente del Pheu Thai Phumtham Wechayachai, comunque ha subito negato ieri che il partito abbia a che fare qualcosa con il ritorno di Thaksin in Thailandia.

Si può credere a Phumtham a proprio rischio e pericolo, ma tutti noi sappiamo che Thaksin è il fondatore e figura cardine di ciò che è ora il Pheu Thai ed essenzialmente il suo capo di fatto a vita.

Questo spiega perché la sua sorella più giovane Yingluck divenne premier nonostante la scarsa attività politica precedente e anche perché la figlia Paethontarn è ora tra i tre candidati a premier per il suo partito, sebbene sia una novità ed abbia 36 anni.

Ad un certo punto ma non nella campagna elettorale, lo slogan elettorale del PT era “Thaksin pensa, PT agisce”. Solo gli stupidi crederanno che questo partito politico non sia controllato da Thaksin dall’esilio da oltre un decennio.

Poiché vuole tornare in Thailandia per passare i restanti anni a casa, e non tornare su una sedia a rotelle o troppo ammalato per godersi le sue fortune, Thaksin o piuttosto il Pheu Thai ha chiaramente fatto l’accordo finale per far salire sul carro della coalizione i due maggiori partiti dei militari.

Questo forse è il solo modo per il PT di formare il governo a causa delle regole ingiuste create dalla costituzione della giunta militare. Ci sarà bisogno di decine di voti del senato nominato dalla giunta per prendere il posto di premier. Ciò significa che, per attirare il voto dei senatori nominati dalla giunta, sono indispensabili i voti sia del United Thai Nation Party del generale Prayuth che del Phalang Pracharath Party del generale Prawit Wongsuwan.

Tutto questo non è un pranzo gratis e la decisione del Pheu Thai di formare una grande coalizione con i due partiti della giunta ha un prezzo da pagare.

Durante la campagna elettorale i suoi capi tra cui il candidato Srettha promisero di non fare una coalizione con i partiti vicini alla giunta militare. Ora devono trovare il modo per dire che non hanno mentito, ma che la situazione è cambiata o che è per il futuro del paese.

Un sostenitore importante del PT, architetto Duangrit Bunnag che fa parte del Care Group, era così certo dell’impossibilità dello scenario in cui PT si sarebbe associato al UTN e PPT e al BJT da lanciare tante iperboli se questo scenario si realizzasse.

Per essere giusti verso Duangrit non si sa se abbia mentito spudoratamente o se sia stato preso in giro dal PT e vittima della sua propaganda.

Nel frattempo il legittimo capo del PT Cholnan Srikaew dichiarò pubblicamente prima del 14 maggio:

“Io capo del partito dichiaro chiaramente che che non ci uniremo al Palang Pracharath. Non ci uniremo al generale Prawit. Se lo facciamo mi dimetterò da capo del partito”.

Finora lui non ha espresso alcuna intenzione di dimettersi ed in una formazione di governo fatta trapelare Cholnan sarebbe il nuovo ministro della sanità.

Non si tratta solo di promesse infrante o di menzogne, perché la presenza di quei partiti nel nuovo governo che risulterà in un impatto negativo di lungo termine nella politica thailandese. Il nuovo governo non potrà riformare le forze armate e la polizia dal momento che sono cruciali ai poteri dello stato profondo.

Il controllo civile dei militari continuerà ad essere un sogno per la Thailandia. Inoltre quello che la giunta militare non è riuscita ad ottenere in 9 anni di governo militare diretto e di governo indiretto è ora una realtà, vale a dire la rottura del campo democratico tra Pheu Thai e Move Forward e i loro rispettivi sostenitori.

Non si vuol negare che il Pheu Thai avrà la possibilità di provare di poter dare una svolta all’economia del paese e che questa sembra essere la sua forza, a giudicare dal passato. Non sono al potere dal golpe del maggio 2014, guidato da Prayuth e Prawit, che li cacciò dal governo e dire che l’economia thai non è andata bene sotto Prayuth è una grande sottovalutazione. Questa è la forza del PT.

Le elite al potere e lo stato profondo, stanchi della promessa del MFP di emendare la controversa legge della lesa maestà e di altro ancora possono respirare un momento di sollievo perché il MFP sarà all’opposizione.

Il tentativo di rimandare l’esercito nelle baracche dopo un decennio dal golpe è fallito e il PT ha scelto di unirsi e condividere con loro il potere. Ma almeno Thaksin tornerà a casa.

Non sarà più un altro miliardario che se ne va in giro tra Dubai, Hong Kong o Londra. Lui qui in Thailandia è Thaksin Shinawatra, “il primo ministro democraticamente eletto più longevo della Thailandia” come si descrive nel suo profilo di Twitter in Inglese.

Chi lavora alle sue dipendenze si riferisce a lui come “nai yai” o il grande capo. Ed è un prezzo enorme che PT e Thailandia pagano per vedere il Grande Capo tornare a casa.

Pravit Rojanaphruk, Khaosodenglish

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