Filippine tra salute del presidente e indebolimento del regime

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La presidenza Duterte ha ancora 20 mesi davanti a sé ma cominciano ad apparire i primi segni della fine del regime.

La più inquietante è stata la proposta di un gruppo di sostenitori del presidente incontratisi nella Clark Free Zone, già base aerea americana a nord di Manila, che invoca un governo rivoluzionario per fare dei cambiamenti nella costituzione del 1987, cambiamenti non meglio specificati.

Si presume che i cambiamenti includerebbero un sistema federale di governo come promesso da Duterte ma in fase di stallo, e possibilmente un modo per permettere allo stesso Duterte di essere presidente per la seconda volta o attraverso l’istituzione delle due presidenze oppure cambiando a sistema parlamentare.

Comunque più che vederlo un modo per mantenere Duterte al potere, molti lo hanno percepito come un segno preoccupante della salute del presidente.

La salute del presidente è da tempo argomento di vociferazioni, le quali stanno prendendo quota e fanno sorgere preoccupazioni tra i suoi sostenitori che non riesca a sopravvivere alla sua presidenza, o che non riesca ad avere una influenza decisiva sulla scelta del proprio successore.

I suoi fedelissimi farebbero di tutto per tenere lontana dall’alta carica dello stato la vice presidente, popolare anche se inesperta, Leni Robredo, preferendo o l’accolito senatore Bong Go oppure Ferdinando Bong Marcos come successore.

Robredo, eletta separatamente dal presidente imbarazzò a novembre il presidente quando accettò la provocazione del presidente a presiedere il programma antidroga e immediatamente usò le statistiche del programma per mostrare che non aveva avuto successo. Duterte la cacciò meno di tre settimane dopo.

La costituzione può essere cambiata da una assemblea che comprende entrambe le camere col 75% di sostegno. Si suppone che significhi il 75% di ogni camera, ma data la flessibilità delle decisioni della corte, il 75% del totale potrebbe essere ritenuto sufficiente. Attualmente i sostenitori della amministrazione controllano 85 % dei 304 membri della Camera ma non il 75% dei 24 membri del senato.

La richiesta di un governo rivoluzionario ha trovato tantissimi dinieghi e critiche dai membri dell’amministrazione. Il ministro della difesa Lorenzana ha rigettato l’idea. Non c’era bisogno, il presidente fu eletto e godeva del sostegno popolare. Il presidente del Senato Vincente Sotto III disse che porterebbe il paese a diventare una nave senza timone.

Altri comunque sono stati più ambigui. Il portavoce presidenziale Harry Roque ha detto che l’idea veniva da un gruppo privato libero di esprimere la propria opinione. Il consigliere legale Salvador anelo ha detto di essere solleticato dall’idea su cui si potrebbe lavorare ma era giunta troppo tardi.

Di certo ha innervosito l’opposizione come Bayan Muna che lo considera “un altro degli strumenti nell’arsenale dei progetti” della gente di Duterte per perpetuarsi al potere.

Per lo meno ha sollevato lo spettro dell’incertezza sulla sua successione, che sia il 2022 o prima.

Coincide anche con alcuni segni dell’indebolimento della presa di Duterte sul potere. La gestione governativa del COVID-19 è stata oggetto di critiche diffuse dal momento che dure serrate hanno causato una forte salite della disoccupazione e povertà ed hanno distrutto gli sforzi sanitari pubblici perché le Filippine hanno il più alto rapporto di numeri di casi per popolazione.

Per coincidenza sono giunte alla luce prove di corruzione massiccia di anni che coinvolgono la Philhealth, Philippines Health Insurance Corporation, nei pagamenti per procedure mai fatte. Questo può aver disilluso che aveva continuato a credere che l’amministrazione Duterte stava lottando contro la corruzione con la stessa forza della campagna di omicidi extra giudiziali contro i presunti spacciatori.

Persino la molto sottomessa della Corte Suprema con i suoi vari nominati di Duterte ha mostrato segni di indipendenza.

La scorsa settimana si espresse contro le ricerche di polizia senza mandato di veicoli alla ricerca di droghe sulla sola base di informazioni non verificate. Dichiarò la pratica, tipica per le forze di polizia nella sua campagna antidroga, una “guerra contro la gente” piuttosto che una guerra contro le droghe.

La decisione fu salutata con un’importante dichiarazione congiunta di 11 gruppi di affari che salutavano la decisione, tra i quali compaiono Makati Business Club, la Management Association of the Philippines and the American, Camere di Commercio Europea e Canadese nelle Filippine.

Questo è stato un affronto all’amministrazione che sarebbe stato impensabile nei momenti più acuti delle tattiche da colpisci e terrorizza di Duterte.

La sua obbedienza alla Cina è giunta sotto critiche più forti nelle file delle forze armate.

Il comandante delle AFP di Luzon Meridionale Antonio Parlade ha detto che il governo deve inviare il messaggio di essere serio nella difesa dei propri diritti in mare.

“Non importa se abbiamo solo poche navi o pochi aerei. Non è sulla base delle capacità ma della nostra risoluzione, della nostra volontà politica”.

Sebbene Parlade avesse criticato anche l’amministrazione Aquino per non essere riuscita a fermare le incursioni cinesi, le sue parole miravano direttamente alle affermazioni di Duterte secondo cui, poiché non si era in grado di vincere una guerra con la Cina, era meglio non scontrarsi ma piuttosto raccogliere i benefici economici derivanti dal non protestare per i diritti in mare.

A livello nazionale le bombe di Jolo non solo hanno reclamato molte vite, ma hanno messo in luce l’ostilità tra polizia e militari a Sulu come anche le varie divisioni che esistono tra gruppi armati nella BARMM di Mindanao.

Nulla di tutto ciò parla di un rigetto di Duterte e dei suoi modi. Ma sono tutti i segni di stanchezza, mentre sono difficili da trovare i segni di progresso nell’economia o nella lotta alla droga.

Allentamento delle serrate ed accrescimento della spesa infrastrutturale cominceranno a ravvivare l’economia ma un declino nelle rimesse del 15-20% lasceranno un impatto duraturo sulle finanze ed i consumi delle famiglie.

Ci sono scarse prospettive di una ripresa veloce dell’economia mentre l’impressione di un Duterte, che ora si vede di rado, malato indebolisce il suo già pugno di ferro.

La richiesta di un governo rivoluzionario, per quanto solo retorica di un piccolo gruppo di entusiasti, si aggiunge alle tante domande di come le Filippine potranno gestire una transizione dal governo dell’uomo forte apparentemente democratico al bilancio di potere tra esecutivo, legislativo e giudiziario così caro alla costituzione filippina.

Asia Sentinel

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