Sanam Luang e le richieste di riforma della monarchia thai

Si sono conclusi a Bangkok i due giorni di intense manifestazioni nella piazza Sanam Luang, di fronte al palazzo reale, da poco annoverata tra le proprietà della monarchia.

Le decine di migliaia di manifestanti con una manifestazione che non si vedeva da un decennio hanno ripetuto le proprie richieste di democratizzazione della società thailandese che vedono al loro cuore la riforma della monarchia, lo scioglimento del parlamento con nuove elezioni e la fine della persecuzione dei giovani da parte della macchina statale.

sanam luang thammasat
Photo: Pichayada Promchertchoo

“Se non riusciamo a cambiarlo, non avremo mai la democrazia” ha detto Anon Nampha, militante e avvocato dei diritti umani, accusato di sedizione per aver chiesto in un’altra manifestazione la riforma dell’istituzione monarchica.

Nella lettera che il movimento ha consegnato, per mano di Panusaya “Rung” Sithijirawattanakul ad un funzionario di polizia e diretto alla Corte Costituzionale sulla Sanam Luang si legge, oltre alla dieci richieste di riforma:

“Lo scopo di queste richieste non è di abbattere l’istituzione monarchica. Si viene invece con le buone intenzioni di onorare e mantenere l’istituzione della monarchia sotto il sistema democratico, sostenere l’istituzione nel contesto del mondo moderno. L’’istituzione monarchica non deve avere poteri politici, deve essere soggetta ai controlli, aperta alla critica, e non deve pesare sulla popolazione. Perciò l’istituzione monarchica deve esistere in modo onorevole sotto un sistema democratico accettato internazionalmente”

Le richieste di riforma sono articolate in dieci punti. Il primo punto riguarda il controllo delle prerogative reali da parte del parlamento.

Il secondo punto chiede l’abolizione della legge di lesa maestà che punisce chi diffama, insulta o minaccia re, regina, l’erede al trono o il reggente con pene fino a 15 anni di carcere, e permettere la libertà di espressione di criticare la monarchia. Da notare che in questi ultimi giorni è stata rilasciata una donna di Chiang Mai dopo aver scontato quasi sei anni dei 28 anni di carcere che prevedeva la condanna.

Il terzo punto chiede la separazione tra la ricchezza personale del re dal finanziamento della monarchia che proviene dalle tasse e che deve essere sotto la supervisione del ministero delle finanze.

Nel quarto punto si vuole fissare il budget per la monarchia alla situazione economica del paese. Mentre l’economia thailandese rischia di cadere a picco per le conseguenze del COVID-19 e della mala gestione di sei anni di governo militare, su vari quotidiani internazionali si viene a sapere della flotta di aerei personali del re, delle residenze in Germania e Svizzera dei reali, dell’esteso numero di concubine vere o pretese, dei frequenti spostamenti del re. Sono tutte notizie che hanno superato la censura dei firewall thailandesi ed hanno colpito la fantasia dei manifestanti che sulla Sanam Luang hanno parodiato il vestire poco reale dei reali nei centri commerciali tedeschi.

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La quinta richiesta è di rimuovere tutti quegli organismi inutili come il Consiglio della Corona e soprattutto il potere reale di controllo sui militari. Si deve ricordare che Re Vajiralongkorn fece spostare a Bangkok truppe particolari che rispondono direttamente ai suoi ordini e che ha la voce finale sul comandante dell’esercito.

La sesta richiesta è l’abolizione dei progetti di carità gestiti dalla Corona e creare un sistema di controllo, di pesi e contro pesi, sulla spesa reale.

Con la settima richiesta si chiede al re di non fare conoscere pubblicamente cosa pensa della politica, mentre con l’ottava richiesta si chiede di abolire tutti quegli strumenti di pubbliche relazioni che idolatrano l’istituzione monarchica.

Scoprire la verità sulla morte di quei civili che erano critici della monarchia o che altresì erano connesse alla monarchia. Si chiede con la nona richiesta di sapere non solo della morte dei militanti democratici in esilio, ma anche di alcuni personaggi, morti in carcere prima dell’incoronazione di Vajiralongkorn, che erano stati nell’entourage del re stesso.

La decima ed ultima richiesta, ma non per ordine di importanza, è che il re non sostenga i golpe. Essi dalla fine della monarchia assoluta costellano la storia moderna thailandese. Proprio la data del 19 settembre, scelta per la manifestazione a Sanam Luang, ricorda a tutti che in quel giorno del 2006 fu abbattuto il governo di Thaksin Shinawatra e fu inaugurato un periodo di incertezze e sconvolgimenti da cui il paese deve ancora riaversi, segnato da centinaia di morti e tantissime persone incarcerate, mentre chi ha sulla coscienza quelle morti è ora seduto sugli scanni del governo.

“Vogliamo vedere il nostro paese restare sotto una monarchia costituzionale. Non pensiamo ad altro” ha detto Anon Nampha.

placca studentesca
REUTERS/Jorge Silva

Questa due giorni di manifestazioni tra Thammasat e Sanam Luang, che è stata ribattezzata Sanam Ratsadorn, Piazza del Popolo, ha visto la presenza di tantissime voci, il ritorno nelle strade di tutta quella base popolare che erano le magliette rosse, la presenza dei democratici del profondo meridione di Patani, la presenza di chi chiede maggiori spazi di libertà in una società che solo apparentemente è aperta ma in realtà segnata dalle gerarchie e dall’autocensura, la presenza della comunità LGBT che comunque resta ai margini di una società solo apparentemente accettante.

E’ stato anche il luogo dove la vecchia generazione delle magliette rosse riscopre e si unisce ad una nuova generazione di giovani come giustamente dice un veterano al giornale australiano SMH:

“La nuova generazione sta conquistando quello che i loro genitori e nonni non osavano fare. Sono orgoglioso di ciò. Rispettiamo ancora la monarchia ma deve essere sotto la costituzione”

E’ stata anche una manifestazione che ha visto il riprendersi da parte dei giovani e dei manifestanti della storia della Thailandia, quella che non compare mai nei libri di storia, che ha abolito la figura di Pridi Banomyong riscoprendo non solo la prima bandiera thailandese, ma ricordando anche una vecchia placca che celebrava la rivoluzione del Partito del Popolo del 1932 e che fu tolta in modo improvviso. Su essa si legge:

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“Qui il 20 settembre del 2020 all’alba, il popolo ha proclamato che questo paese appartiene al popolo e non alla monarchia come falsamente detto”

Sul canale CNANews è intervistata una donna di quarantanni che proveniva da Loei, il nordest thailandese () che ha fatto otto ore in bus per essere sulla Sanam Luang, anche Sanam Ratsadorn.

La donna dice che questi giovani fanno la cosa giusta a lottare per la democrazia e a chiedere la riforma politica perché il paese si trova in condizioni terribili.

“I giovani di questi giorni sono molto espressivi. Osano pensare e fare. Sono migliori di quelli del passato che non osavano” dice la donna, Supatra. “Il nostro primo ministro è incompetente e manca di carisma. E’ tempo di ridare il potere alla gente, di far gestire il potere agli altri”.

La donna aveva in precedenza partecipato alle manifestazioni che portarono poi al golpe del 2014 contro il governo di Yingluck Shinawatra. Ora invece Supatra chiede apertamente la fine del potere di colui che in qualche modo sostenne.

“Non mi piace questo governo. Sono restati al potere per troppo tempo. Non è migliorato nulla… Hanno già preso il potere. Dovrebbero andarsene ora. Dovrebbe lasciare il potere a qualcuno più competente.”

Dopo aver installato la nuova placca ed aver consegnato la lettera con le richieste di riforma della corte costituzionale, non senza una forte contesa sulle strade, la manifestazione si scioglie pacificamente e la gente ritorna alle case.

“E’ una cosa che non ha precedenti vedere la monarchia sfidata così apertamente. Persino un anno fa, questo tipo di sfida sarebbe stato impensabile. Ora è impossibile vedere come faranno la Monarchia e i militari a riportare indietro le lancette dell’orologio. Tutto è cambiato, per sempre” scrive il giornalista Andrew Mac Gregor Marshal che da anni segue le vicende della casa reale thailandese e la democrazia nel paese. https://www.facebook.com/zenjournalist

Si è aperta definitivamente una nuova fase nella Thailandia ed i partiti di opposizione dovranno farsi carico in qualche modo di queste richieste e sostenerle in parlamento.

I manifestanti di Sanam Luang o Piazza del Popolo hanno fatto sapere che saranno presenti a breve davanti al parlamento a sostenere le richieste inoltrate.

militanti studenteschi
PHOTO: REUTERS

Dall’altro lato ci sono i militari, i loro poteri radicati nella società, nell’economia e politica e l’istituzione monarchica che deve ancora rispondere. Scrive Pravit Rojanaphruk:

“La società si trova di fronte a sfide che vanno oltre proteste e controproteste. Dobbiamo imparare ad averci a che fare e risolverle pacificamente e democraticamente”

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