Segni di Speranza e disperazione per la pace di Patani

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Con il 2024 il conflitto decennale nel profondo meridione thailandese ha visto segni di speranza e di disperazione: si sono intensificati i negoziati nei sei mesi del governo del Pheu Thai presieduto da Srettha Thavisin ma la violenza è continuata per quanto a livelli bassi.

Mentre sembrano esserci ragioni di una prospettiva migliore, è forse il sistema militare conservatore thai a tenere in ostaggio la durata di un accordo di lungo termine.

speranza e disperazione

Gennaio 2024 ha segnato il ventesimo anniversario della violenta recrudescenza dell’insorgenza del profondo meridione thai che è da oltre un secolo un incancrenito conflitto a bassa intensità.

Il 4 gennaio ha visto un attacco dell’insorgenza ad un campo militare con la morte di alcune sentinelle e il furto di molte armi. Dal gennaio 2004, gli incidenti violenti sono giunti ad oltre 22296, con oltre 7547 morti e 14028 feriti, tra i quali i massacri commessi dall’esercito alla moschea Krue Se e a Tak Bai. Nel 2012 il numero di incidenti violenti, 1850 nel 2012, iniziarono a scendere ogni anno.

Il profondo Meridione Thailandese descrive le province di Pattani, Narathiwat e Yala e 4 distretti della provincia di Songkla. Le radici della violenza includono le frizioni etno-religiose, perché qui la maggioranza locale è di etnia malese, la repressione della Thailandia Buddista e una povertà della regione di alti livelli se comparata con la maggioranza delle altre province.

Nel 2004, migliaia di persone morirono dopo che scoppiarono nuove violenze tra le forze di sicurezza thai ed elementi dell’insorgenza. Il dopo 2004 è stata sia una benedizione che una maledizione per le forze di sicurezza thailandesi perché offriva loro un ruolo di sicurezza oltre alla ragione per prolungare finanziamenti lauti alla difesa e opportunità collegate di rendita.

Il conflitto comunque ha inchiodato oltre 70mila soldati nel Meridione Thai in un momento in cui sono necessari lungo la frontiera con il Myanmar. Esso ha un peso finanziario notevole perché tra il 2005 e 2023 la spesa per la controinsorgenza ha totalizzato 14 miliardi di dollari.

Tra il 2013 e il 2023 il processo del dialogo tra vari governi thai e l’insorgenza è andato avanti a stento, ostacolato dai sospetti reciproci, dalla violenza contro la gente da parte delle forze di sicurezza e dell’insorgenza, da una mancanza di unità nell’insorgenza, come anche dal cambio di vari governi che ogni volta nominavano nuovi rappresentanti.

Con il ridursi della violenza nel meridione, iniziò nel 2013 il dialogo tra il governo eletto del paese e il gruppo insorgente dominante. In seguito al golpe del 2014 del generale Prayuth Chanocha, la giunta militare fece ripartire il dialogo entrando nei negoziati con MARA Patani che rappresentava sei gruppi insorgenti invece del solo BRN.

La Malesia agiva da facilitatore del dialogo per quanto sia la Thailandia che MARA Patani non si fidassero molto. Fino al 2019 venti giri di incontri avevano prodotto poco.

Nel 2020 i rappresentanti del BRN rimpiazzarono MARA Patani portando a sei colloqui e producendo un accordo sul rinnovato dialogo e una iniziativa di Pace del Ramadan nel mese santo dei musulmani.

Dopo il sesto incontro di febbraio 2023, il BRN sospese la propria partecipazione al processo di dialogo fino alle elezioni di maggio 2023 in Thailandia.

Ci sono due eventi che confluiscono a migliorare le possibilità di un dialogo significativo.

Il primo evento è stata l’ascesa al governo del primo ministro malese Anwar Ibrahim che ha dato una botta di vita al dialogo di pace nel tentativo di porre fine al conflitto. A differenza dei suoi predecessori che si affidarono ai servizi segreti malesi noti per le simpatie verso il BRN, Anwar ha nominato a facilitatore del dialogo l’ex capo delle forze armate Generale Zulkifli Zainal Abidin, il quale vedeva “una luce alla fine del tunnel” per il dialogo di pace nel profondo meridione, perché sentiva che sia il BRN che il governo thai erano sempre più impegnati nel dialogo di pace.

Il secondo evento è stata la nomina di Srettha Thavisin a premier a settembre 2023 che è parso più impegnato del suo predecessore Prayuth a dare importanza al dialogo. Srettha ha posto dei civili a guidare la politica del Profondo Meridione. Ha persino dato ad un partner della coalizione, Phalang Prachachart di politici del meridione thai, una vasta autorità sullo sviluppo e la riconciliazione nella regione.

Il vice primo ministro Somsak Thepsuthin ha sostenuto maggiori investimenti nella regione per i thai musulmani di etnia malese. L’impegno del governo al dialogo riflette l’esaurimento nazionale della controinsorgenza: Il principale partito thailandese Move Forward, ad esempio, è favorevole alla smilitarizzazione del Profondo Sud.

Srettha però ha dei punti deboli. Il nuovo negoziatore thai Chatchai Bangchaud, civile che in precedenza era nel Consiglio della Sicurezza Nazionale di Prayuth, e il segretario generale del CSN non sono legati al Pheu Thai. Inoltre il comandante dell’esercito Jaroenchai Hintao, il segretario della difesa permanente Generale Sanitchanok Sangkachantrand e il segretario del ministero Nattapol Nakpanich sono tutti uomini di Prayuth.

Poiché questi non sono legati ad una politica di pace di Srettha ma sono più dei duri decisi, potrebbero monitorare e sabotare i colloqui.

Inoltre il comando delle operazioni di sicurezza interna della regione ha accusato gli studenti universitari di sostenere la autodeterminazione del Profondo Meridione in violazione al codice penale. Poi per ingraziarsi i militari, il ministro della difesa di Srettha, Suthin Klangsaeng, ha promesso di tenere fino al 2027 il Decreto di Emergenza nel Profondo Meridione, quando Srettha terminerà il proprio mandato.

Si aggiunga che il pubblico ministero del governo sembra pronto a concedere che il caso di Tak Bai decada nel 2024 a dire che i militari colpevoli del massacro sfuggiranno al processo.

A dicembre 2023, Bangchaud, BRN e Abidin hanno accettato di lavorare verso due obiettivi: una ulteriore riduzione della violenza e il coinvolgimento della popolazione nei negoziati.

I colloqui pianificati per gennaio 2024 sottolineavano questi obiettivi. Eppure l’insorgenza persiste. In ogni mese del 2023 sono accaduti almeno un attacco dell’insorgenza con un omicidio o ferimento. Maggio 2023 ha iniziato persino a vedere una crescita negli incidenti violenti istigati dal BRN dopo la sospensione dei colloqui fino al dopo elezioni.

Il profondo Meridione thai nel 2024 forse può essere il più stabile da prima del 2004. In una intervista con Srisompob Jitpiromsri dell’Università di Songkla, esperto del conflitto, la risoluzione pacifica resta elusiva perché Srettha “ha stretto dei compromessi con i militari sulla politica del Profondo Meridione”.

Anche se i governi civili Thai e Malese facessero pressioni sui militari e il BRN verso un accordo di mediazione, questi governi hanno una durata limitata.

Nel frattempo continua la violenza del Meridione thai per quanto al minimo rispetto ai livelli precedenti al 2013.

E’ difficile immaginare che questa violenza possa terminare presto. Vista lo strapotere dei militari in termini di relazioni civili-militari nel conflitto, forse la più ragionevole e sostenibile traiettoria per Srettha è una che sia accettabile ai moderati tra i militari.

Paul Chambers Fulcrum.sg

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