Sepolture a Giacarta fanno sperare nel controllo del COVID-19

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Le sepolture di morti da COVID-19 a Giacarta nel mese di aprile fanno sperare che le misure dure di contenimento del Coronavirus nella capitale stanno lavorando, secondo vari analisti.

Lo scorso mese sono stati sepolti 4377 persone, una cifra non dissimile dai 4422 di marzo, la più alta di almeno un decennio, secondo il dipartimento cittadino dei parchi e foreste.

Da un lato i dati disegnano un quadro fosco e le cifre ufficiali non sono all’altezza della crescita dei morti da COVID-19 perché potenzialmente migliaia di persone muoiono prima che arrivi il responso dai laboratori sovraccarichi di lavoro o perché non vanno in ospedale.

I dati dicono che i morti complessivamente degli ultimi due mesi sono superiori a quelli dello stesso periodo di un anno primo per oltre 2850 persone decedute. Le sepolture a febbraio furono 2744, mentre il paese annunciava la sua prima infezione da coronavirus il 2 marzo.

Ufficialmente il COVID-19 ha reclamato la vita a 371 persone a Giacarta contro i 792 a livello nazionale.

D’altro canto, i dati dicono che l’epidemia non sta uscendo dal controllo come molti temevano in un primo momento. Uno studio di febbraio del Brookings Institution aveva persino pronosticato che in uno scenario medio l’epidemia avrebbe potuto reclamare oltre 600 mila vittime a Giacarta.

“I dati suggeriscono che il costo vero del COVID-19 non è necessariamente una tendenza verso l’alto da marzo” dice Kevin O’Rourke dei dati delle sepolture. Ma ci potrebbero essere altri fattori in gioco.

Il principio della gestione dell’epidemia era centrata a Giacarta a creare così molta pressione sui cimiteri della capitale quando i pazienti non ce la facevano. E la morte a Giacarta non implica necessariamente la sepoltura nei suoi cimiteri. Le famiglie più agiate tendono a preferire spostarsi nelle vicine Giava Occidentale e Banten ad un’ora di macchina tenendo così nascosto potenzialmente il numero delle sepolture che la capitale ha visto il mese scorso.

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Le linee guide sanitarie richiedono che le vittime di COVID-19 e di coloro che sono sospettati averlo avuto siano seppellite nel giro di quattro ore dalla morte tenendo avvolto il cadavere nella plastica per evitare il rischio del contagio.

Fino al 30 aprile sono stati fatti 1600 sepolture e le autorità sostengono che non tutti possono aver avuto il virus.

Eppure i dati se osservati meglio indicano che i tassi di infezione ed il numero di morti legati al virus a Giacarta sembrano essere in contrazione.

Secondo i dati del governo di Giacarta la media delle sepolture da protocollo COVID-19 di 57 al giorno dei primi sette giorni di aprile si è contratto a 33 nell’ultima settimana.

Alla fine di aprile Giacarta aggiungeva un numero minore di infezioni fino ad essere 90 di media nell’ultima settimana contro i 105 degli inizi del mese.

Da metà marzo sono stati chiusi attività non essenziali di Giacarta quali ristoranti e palestre.

La maggioranza della gente indossa maschere e sono una vista comune nei negozi che restano aperti i disinfettanti per le mani, cosa che aiuta a capire il rallentamento chiaro dell’infezione, secondo l’epidemiologo dell’Università dell’Indonesia, Pandu Riono.

Pandu Riono teme però che l’epidemia possa essere in una fase più difficile diffondendosi lontano dalle grandi città dentro i piccoli villaggi difficili da raggiungere dove i servizi medici sono scarsi.

Il governo nazionale di Joko Widodo ha atteso fino all’ultima settimana per isolare la capitale mettendo a terra tutti i voli commerciali e sospendendo i servizi ferroviari. Gli automobilisti sono fermati ed fatti voltare indietro se non mostrano di avere una ragione valida per dover lasciare la capitale.

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Gli esperti temono che queste misure siano giunte troppo tardi.

A Giava Occidentale, la provincia più popolosa da cui provengono tantissimi lavoratori di paga bassa di Giacarta, le infezioni sono raddoppiate nella seconda metà di aprile oltre il migliaio.

Il paese ha registrato quasi 10600 infezioni nel giorno di venerdì, molto meno del vero numero, secondo Pandu Riono che sostiene che il picco verrà agli inizi di giugno.

Forse l’Indonesia ha evitato lo scenario peggiore delle previsioni che si era temuto all’inizio della epidemia relativo a grandi paesi come gli USA che ha registrato un milione di infezioni.

Ma il vero costo umano dell’epidemia resta ancora un mistero secondo Pandu Riono che aggiunge:

“I dati dell’infezione che abbiamo sono solo la punta di un iceberg”.

Jeffrey Hutton , Wahyudi Soeriaatmadja The Straitstimes