A cosa servono i sottomarini cinesi alla marina reale thai?

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La Marina Reale Thai cercherà l’approvazione dell’acquisto di tre sottomarini cinesi S26T della classe Yuan del valore complessivo di 1 miliardo di dollari.

La notizia è stata confermata dal vice primo ministro e ministro della difesa Prawit Wongsuwan. I sottomarini cinesi S26T sono dotati di motore diesel, sono della stazza di 2400-3000 tonnellate, armate anche di torpedo e mine di mare. La Cina inoltre trasferirebbe le conoscenze per la manutenzione, i sistemi e l’armamento.

Questo è uno dei tanti tentativi della Marina Reale Thai di acquisto dei sommergibili sin dagli anni 90, ma finora non è mai riuscita ad ottenere il finanziamento per le preoccupazioni relative ai costi relativi rispetto alle loro capacità.

A questo fine il primo ministro Prayuth ha chiesto alla MRT di spiegare la necessità di questi sommergibili. La Marina ha perciò rilasciato un documento in cui spiega le ragioni di questo acquisto di sommergibili cinesi.

La prima ragione addotta è la dipendenza della Thailandia dal commercio marittimo che ha un valore di 600 miliardi di euro l’anno. Tra questi ci sono le risorse naturali del mare, trasporto e industrie di trasformazione. Nel golfo della Thailandia transitano 15 mila cargo l’anno. Quindi l’acquisto dei sottomarini cinesi si giustificherebbe con la protezione di questo importante passaggio marittimo. Se gli attuali conflitti marittimi dovessero trasformare in guerra aperta, secondo questo documento, l’intero Golfo della Thailandia sarebbe bloccato ed avere dei sottomarini sarebbe una buona strategia.

Poiché la Thailandia non è uno dei paesi ricorrenti nel Mare Cinese Meridionale, i conflitti lì potrbbero avere un peso relativo. Eppure nel Golfo della Thailandia esistono dispute su aree contese tra Cambogia e Thailandia che si sa sono ricche di gas naturale e petrolio. I due paesi comunque hanno avuto una posizione più compromissoria sulle loro dispute da quando Prayuth è giunto al potere nel 2014. Quindi è difficile comprendere che la Thailandia ha un avversario conosciuto che giustifichi l’acquisto di sommergibili.

Seconda questione, il documento sottolinea la necessità di dare sicurezza marittima alla propria Zona esclusiva economica specie nei confronti di controllo della pirateria e di traffici illegali nelle acque territoriali. La posizione territoriale strategia cella Thailandia la rende un centro di transito conveniente e approdo del traffico umano e di droga. E’ noto per altro che il golfo della Thailandia è zona di furti di carburanti e di incidenti di pirateria. Comunque l’impatto dei sottomarini su questi traffici è minimo poiché sono lenti mentre i contrabbandieri e pirati non sono ostacolati da minacce invisibili. Andrebbero meglio imbarcazioni di pattuglia più piccole ad un costo inferiore.

Senza un ruolo operativo chiaro la ragione dell’acquisto dei sottomarini è legato più all’essere all’altezza delle altre marine della regione. La Thailandia si vede sempre come una grande potenza nella regione per cause di memoria storica. Era una delle nazioni fondatrici dell’ASEAN con l’Indonesia, Singapore, Malesia e Filippine, ma la sua Marina ora è più arretrata rispetto ai paesi vicini come Singapore, Vietnam e Indonesia. In un documento del 2008 la Marina Reale Thai indicava specificamente il bisogno imperativo per le forze armate di adeguarsi come forza e tecnologie a quelle dei paesi vicini. Quindi mentre Indonesia e Vietnam acquisiscono sottomarini russi della classe Kilos, la Thailandia non vuol restare indietro.

La sfida maggiore, anche nell’adeguamento della Marina con i suoi concorrenti vicini, resterà nello sviluppo di ufficiali di comando e operatori di esperienza e fortemente addestrati. A parte il sostegno di addestramento che la Cina fornirà, la Marina Reale Thai non è capace di produrre né ufficiali di comando od operatori con esperienza di sottomarini significativa che riescano a gestire improvvisamente sistemi complessi.

Di conseguenza la MRT si troverà di fronte ad una situazione dove, per vari anni, c’è na mancanza di esperienza e competenza nel campo della forza sottomarina. Se si considera l’ambiente politicamente instabile in Thailandia c’è anche incertezza anche sulla possibilità di una motivazione sostenuta del governo a sviluppare la capacità operativa per i sottomarini. Di conseguenza questi sottomarini S26T potrebbero essere poco attivi al pari del trasportatore di aerei thailandese HTMS Chakri Naruebet.

Alla fine i sottomarini cinesi S26T non sono un uso buono dei soldi del governo.

Il primo dei tre sottomarini  cinesi costerà circa 12 miliardi di baht che dovranno uscire dall’anno finanziario 2017 fissato a 2,7 migliaia di miliardi. I restanti sottomarini sranno pagati in dieci anni. Non è prudente continuare a pagare per un periodo di dieci anni se questi sottomarini finiscono per essere inattivi prima di allora.

Mentre il PIL thailandese è cresciuto del 3.2% nel primo quadrimestre del 2016, c’è cautela sulla crescita a causa dell’incertezza politica del paese.

La spesa fiscale ha bisogno di essere gestita molto bene in un clima economico incerto. Perciò il governo dovrebbe considerare attentamente prima di impegnarsi nell’acquisto dei sottomarini.

Eugene Mark, The Diplomat

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