Dominio delle dighe e dei combustibili fossili in Vietnam

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La matrice energetica del Vietnam, come quella di tutti i paesi in via di sviluppo, è stata alimentata dalle dighe idroelettriche ed i combustibili fossili, mentre altre opzioni energetiche sono rimaste sottosviluppate. Come in altri paesi, il governo ha cominciato a dire che se non costruisce le dighe, le uniche opzioni fattibili sono carbone e gas naturale.

Nel 2013 il governo decise che i restanti 338 siti idroelettrici non sono ambientalmente nè economicamente fattibili, almeno per ora. Invece hanno deciso di accrescere di un fattore di 17 la quantità di elettricità da carbone nella matrice energetica rifuggendo dall’idea di una società a basso carbone.

In risposta la società civile vietnamita sta mettendo alla prova il dominio delle dighe e dei combustibili fossili spiegando al governo, con argomenti solidi anche tecnicamente, che ci sono opzioni migliori a disposizione.

Di recente ero in Hanoi per facilitare un corso sulla pianificazione energetica per le nostre organizzazioni partner Green Innovation and Development Centre (GreenID) che è una organizzazione della società civile importante che si sfgorza di difendere lo sviluppo energetico sostenibile in Vietnam.

Il corso ha costruito la capacità di GreenID ad usare a pianificazione integrata delle risorse, PIR, nel loro sforzo di affrontare il problema energetico. PIR è uno strumento potente che si usa per creare una miscela più equa e dinamica di opzioni energetiche. Promuove forti guadagni di efficienza considerando le misure di gestione della domanda come uguali alle opzioni di nuova generazione come la costruzione di una nuova diga o di un impianto a carbone.

PIR mette in discussione anche le assunzioni che i pianificatori fanno. A causa della pressione politica o di capacità tecniche inadeguate, i pianificatori tendono a prevedere che la domanda energetica sarà sempre crescente con la crescita del PIL.

Nel VII piano di sviluppo energetico, il Governo del Vietnam ha previsto una crescita nella capacità di generazione dall’attuale livello di 25000 MW a 75000 per il 2020. Per il 2030 la cifra salta di nuovo ad un 146800 MW.

Ma è accurata o fattibile una previsione di crescita di potenza energetica del 200% in dieci anni ? Gli esperti dell’energia non ne sono sicuri.

Prima cosa, mentre l’industria e il settore residenziale continueranno a dare attività economica veloce e richiesta di energia in Vietnam, la crescita non sarà realisticamente la stessa ogni anno. Persino se lo fosse, la domanda prevista del governo richiederebbe circa 10 miliardi di investimenti per anno che non si materializzano poi così facilmente.

Infatti u nrappresentante del braccio della ricerca energetica, L’Istituto dell’Energia, ha ammesso che le mire di elettricità di Hanoi potrebbero essere riviste al ribasso di circa 24 mila MW nell’ottavo piano.

Comunque il Vietnam dovrà soddisfare la propria crescente domanda. Come può farlo rompendo anche la propria dipendenza dall’energia idroelettrica e dai fossili? IL VII piano del governo non è tanto promettente, ma diamo uno sguardo ad alcune cifre.

Nell’anno 2000 il settore energetico del Vietnam era dominato da idroelettricità e gas natuale al 40% ciascuno, mentre il carbone rappresentava il 18%, mentre altri modi non rientravano proprio nel disegno.

Per il 2030 il piano prevede che tecnologie rinnovabili si facciano strada fino a raggiungere il 6%, e l’efficienza energetica abbia raggiunto 8-10%. Comunque si pianifica che il carbone raggiunga il 56.4%, mentre il gas scende al 14% e l’idroelettrico al 9%

Il governo infatti precede un’espansione fino a 36 mila MW della potenza elettrica del Carbone, tre volte la quantità attuale che il paese consuma. Il piano addirittura pensa di importare carbone già a partire dal 2015.

Ora il Vietnam ha oltr 10 impianti a carbone. Alcuni dei più grandi includono la stazione da 1040MW a Pha Lai, ed altre due arrivranno presto con Duyen Hai da 4400 MW e Mong Duong da 1000 MW.

A Pha Lai la linea 1 è stata costruita dall’URSS nel 1986, mentre la linea 2 fu costruito con l’investimento giapponese nel 2001. E’ incredibile e pauroso vedere quante maglie elettriche al mondo sono ancora alimentate dallo sporco carbone, e che ci sono ancora così tant iimpianti che potrebbero essere abbattuti o ripuliti.

Inoltre credo ci sia una relazione intima tra grandi dighe e carbone. Il capo ingegnere a Pha Lai descriveva come il residduo del processo di incenerimento era stato trasformato in cemento che fu usato per costruire la diga da 2400 MW a Son La, la più grande del Vietnam. Questa riserva e l’area di impatto cacciarono dalla propria terra 91 mila persone di minaranza etnica, dando inizio al piano di ricollocazione più grande e costoso della storia del paese.

Un Approccio secondo il PIR metterebbe in discussione il dover considerare ugualmente tutti i costi per la società per ogni tipo di energia, per poter decidere l’opzione con il minor costo. Per esempio, la vasta ricollocazione delle popolazioni etniche spostate dalla diga a Son La, e il continuo inquinamento da zolfo sulla linea 1 a Pha Lai che hanno causato problemi respiratori e cancro per i lavoratori, costituiscono costi ambientali e sociali al pari di quelli economici e legali che fanno danno alla gente e al valore dell’investimento nel lungo periodo.

Si scopre che investire per prima cosa nell’efficenza energetica, prima di imbarcarsi per progetti energetici fortemente costosi, può dare un’opzione energetica convincente per investitori e comunità.

Nonostante la scelta di lasciar perdere 338 siti per dighe, la idroelettricità non scomparirà dai piani energetici del paese. Al contrario il governo vuole accrescere la potenza idroelettrica in tutte le regioni el paese dai 9200 stimati al 17400 pr il 2020 compresa la costruzione delle dighe a Hoi Xuan Dam, the Dak Pla e le dighe sul fiume Ya Soup tra le altre.

Il Vietnam ha oltre 260 dighe che frammentano i propri fiumi. Simile alla Son La la seconda diga del paese, la gigantesca diga di Hoa Binh da 1900 MW sul Fiume Nero, ha causato vasti impatti ambientali e sociali e ci riferisce ad essa come alla diga di Aswan del sudestasiatico.

Fu iniziata con il sostegno dell’URSS ma terminata nel 1994 e la sua riserva idrica allaga 13mila ettari che costrinsero a ricollocare quasi 90 mila persone. Morirono 168 persone durante la sua costruzione.

In aggiunta il governo pianifica per la prima volta la costruzione di riserve idroelettriche a pompaggio oltre che a considerare la costruzione di dighe multiuso. Il VII piano vuole un aumento della capacità di riserve pompate da 1800 MW nel 2020 a 5700 nel 2030.

L’investimento continuato nelle dighe necessariamente si scontrerà frontalmente con le questioni di gestione dei fiumi transfrontalieri al momento che la costruzione di dighe continua in Cina, Laos, Thailandia, Cambogia che sono i vicini del Vietnam nel Mekong.

A complicare questi progetti probabilmente ci penseranno i conflitti divergenti nel bacino idrografico tra chi sta a valle e chi sta a monte dei siti di immagazzinamento di acqua, mentre il cambiamento climatico renderà la capacità idroelettrica del Vietnam meno affidabile dal momento che le piogge si fanno più causali.

Quindi come farà il governo ad interrompere la sua dipendenza dai fossili e dalla idroelettricità? Con i giusti investimenti nell’energia rinnovabile e nell’efficienza energetica, il governo potrebbe conseguire una matrice energetica a basso livello di carbone mentre evita nuovo carbone e dighe.

Sempre secondo il VII piano l’eolico si situa attorno a 6200 MW contro quello installato nel 2011 che fornisce 52MW. Il solare ha un potenziale di 2500MW contro solo 2 MW installati finora. Le biomasse hanno una capacità di 2000 MW contro i soli 88 MW di oggi. In aggiunta il Vietnam si imbarcherà nel progetto dell’energia nucleare con migliaia di MW in aggiunta.

Eppure la Asian Development Bank mostra cifre che rendono piccole le stime di energia rinnovabile del VII piano. Secondo una valutazione ambientale strategica del settore energetico nella regione del Grande Mekong pubblicata nel 2013, il Vietnam ha almeno un potenziale di 39789 MW di energie rinnovabili, che includono 20500 di solo solare, 10 mila di solo eolico e 472 di geotermico, che deve essere ancora introdotta nel paese.

Nel frattempo le misure di efficienza energetica del versante della domanda potrebbero soddisfare una parte significativa della domanda stimata. Il Vietnam ha già accresciuto il mercato per le lampade fluorescenti compatte a 10 milioni nel 2007, mentre l’ente elettrico vietnamito ha già detto di aver risparmiato 91 MW in domande di picco.

Eppur altre misure come l’ammodernamento delle dighe esistenti il tasso di efficienza delle linee eletriche, la cogenerazione, promozione delle apparecchiature a maggiore efficienza ed installando sistema di lettura intelligente potrebbero fornire anche più elettricità di quanto il governo sia disposto ad ammettere.

Il VII piano energetico prevede un limitato miglioramento del solare, delle biomasse e dell’efficienza energetica tra le opzioni. Ma mentre il quadro energetico vietnamita è destinato a diversificarsi, lo farà solo sullo sfruttamento delle opzioni più sporche.

Per questo sono importanti i gruppi della società civile come GreenID. IL PIR potrebbe aiutare a mettere il paese sulla strada di un basso consumo di carbonio lotano dai fossili e dalle dighe che hanno dominato il paese da decenni.

Se il governo ascolta, potrebbe scoprire che la partecipazione della società civile nella pianificazione energetica ed una maggiore attenzione e valutazione ai costi completi e ai benefici di tutte le opzioni energetiche, potrebbero fornire una soluzione vincente per la società vietnamita intera.

Zachary Hurwitz, International Rivers, Thanh Nien News

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