El Nino e la siccità attanagliano il Sudest Asiatico

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Una forte siccità sta imperversando in tutta l’Asia sudorientale, dalle Filippine alla Birmania ed El Nino non porta quel minimo di piogge necessarie per l’agricoltura o per mantenere un livello minimo nelle dighe delle centrali.

E’ un danno incredibile che nelle sole Filippine ammonta almeno a 25 milioni di euro, specialmente se si considera che questa siccità giunge dopo due tifoni disastrosi e alle centinaia di morti che ne sono derivate dalla cattiva gestione delle dighe sull’isola di Luzon.

supertifone megi

Nella zona del Mekong, la situazione è più complicata. Infatti il Mekong nasce nel Tibet, Cina, e scorre attraverso le province cinesi dello Yunnan per poi attraversare Birmania, Thailandia, Laos, Cambogia e sfociare nelle acque del Vietnam del Sud.

E’ il decimo fiume al mondo e come si vede è affetta una popolazione grandissima. Al momento la mancanza di piogge sta rendendo il Mekong non più navigabile in moltissimi tratti, rendendo difficoltosa la pesca e l’irrigazione nelle zone del basso Mekong, Vietnam, Laos Cambogia, Thailandia i cui villaggi dell’interno vivono della pesca del grande fiume e dove sussistono varie attività agricole.

Ma Il dramma qui è acuito anche da una disputa che dura ormai da decenni. Nel tratto a nord, la Cina ha costruito varie grandi dighe, ha reindirizzato le acque del fiume per poter utilizzare le sue acque anche a scopi irrigui, disegnando quindi in parte anche il destino delle popolazioni a valle. Sono decenni ormai che una commissione internazionale sul fiume Mekong cerca di conciliare e risolvere le grandi dispute sulle risorse che ruotano su questo grande fiume.

Se da una parte la Cina, infatti, con le sue dighe immense, sulla parte alta del fiume nello Yunnan. taglia molta dell’acqua e delle speranze per le popolazioni a sud nella stagione secca, mentre permette forti inondazioni quando poi rilascia l’acqua delle dighe durante la stagione delle piogge, dall’altra, lo stesso esempio cinese ha generato un ritorno alla costruzione di dighe in nazioni come il Laos che vede nella diga la possibilità di diventare la “batteria” del Sudest asiatico.

“Le autorità cinesi hanno risposto di non poter rilasciare l’acqua poiché la provincia dello Yunnan sta affrontando la siccità e hanno bisogno dell’acqua delle riserve per la loro popolazione. Hanno detto che devono attendere la nuova stagione delle piogge.” pubblica il media online Mizzima News dalla Thailandia. Una violazione di alcuni trattati firmati nel 2000, secondo gli esperti Thailandesi che di volta in volta devono affrontare o la siccità nella stagione secca oppure le inondazioni nella stagione delle piogge.

Di fronte alle grandi questioni sui cambiamenti climatici, sullo sfruttamento di risorse condivise e sulla costruzione di nuove dighe, il dibattito è tutto aperto, anzi si è riaperto. Varie voci critiche si sono alzate contro la costruzione delle dighe considerando sia le esperienze indiane e africane in tema di grandi dighe. Riportiamo qui un piccolo contributo di alcuni studiosi che lavorano da anni nell’area del Mekong.

“Anche se ci si domanda ancora nella comunità scientifica su quanto le dighe possano essere utili ai fini dei cambiamenti climatici e quanto possano mitigare gli effetti avversi del clima, governi e finanziatori hanno abbracciato l’idea che ‘l’energia idroelettrica affronta le realtà dei cambiamenti climatici’ come la Banca Mondiale in un recente rapporto dice riaffermando il suo rinnovato impegno economico nelle dighe e in altri progetti infrastrutturali idrici.

Sembra che i cambiamenti climatici forniscano ancora una volta il pretesto e il mezzo per rendere le dighe di nuovo accettabili, una volta che le si ridefinisce come una fonte pulita, rinnovabile di energia in una area affamata di energia e in cui la vendita di energia gioca un ruolo economico notevole. In nome dei cambiamenti climatici, si promuovono le dighe lasciandosi alle spalle le preoccupazioni ‘tradizionali’ di perdita della biodiversità, di distruzione di risorse e di radici culturali, degli abusi dei diritti umani che da sempre compaiono nelle cronache quando si muovono delle popolazioni residenti nei siti delle dighe.

Con questo non si vuol dire che il problema del clima sia un diversivo per la regione. Infatti la regione è stata dichiarata come una delle più vulnerabili al mondo per quanto attiene all’impatto del riscaldamento terrestre e all’innalzamento del livello dei mari.

Quello di cui si ha un grande bisogno è una comprensione degli interessi economici e politici inerenti all’uso selettivo del discorso del cambiamento climatico, per assicurare che le misure di adattamento e di mitigazione mettano un freno alla degradazione ambientale e all’esclusione sociale, invece di aggravarle nl momento in cui si abbraccia una opzione controversa dell’energia rinnovabile.”

Sciortino – Hirsch, I cambiamenti climatici ridipingono di verde le dighe sul Mekong,

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