Dopo elezioni presidenziali mozzafiato a Singapore

Listen to this article

Nella corsa dei quattro candidati alle elezioni presidenziali, il candidato favorito dal governo, già primo ministro Tony Tan, ha vinto il 35,2% dei voti validi dopo un riconto dei voti. E’ una vittoria sul filo del rasoio, con appena 0,34% di voti in più rispetto al secondo candidato già parlamentare per il PAP Tan Vheng Bock.

Entrambi sono stati personalità del PAP, il partito al governo sin dalla fondazione di Singapore. Il terzo concorrente, Tan Jee Say già funzionario pubblico eccellente, ha conquistato un quarto dei voti, mentre il quarto contendente ha perso le sue elezioni raggiungendo appena il 4,9% dei voti.

singapore libertà il senso della perdita

Il modo in cui si sono divisi i voti ci riporta indietro alle elezioni generali tenute a maggio del 2011, quando il PAP si assicurò il 60% dei voti in quello che aveva tutta l’apparenza di una sconfitta del partito dal momento che perse una circoscrizione elettorale per la prima volta della sua storia. Il margine sottile della vittoria di Tonio Tan suggerisce che era in gioco il fattore contro ciò che sta in carica, perché Tan Cheng Bock correva con una piattaforma che lo distanziava dal governo.

Il 25 % dei voti importanti andati a Tan Jee Say che ha partecipato alle elezioni generali per il partito democratico di Singapore dell’opposizione, ha rafforzato il senso dei sentimenti anti incarico. Nel sistema di Singapore, la vittoria per un voto è sempre una vittoria ed il margine di Tony Tan era di 7269 voti.

I critici del governo sono stati veloci nel ricordare che il 65% dei singaporeani non ha votato per lui.

Le lezioni per loro natura dividono. Quello che importa ora è se Tony Tan può riunificare la gente dietro di sé. Qui c’è ragione di credere che il nuovo presidente può riuscirci. I suoi lunghi mandati parlamentari gli hanno conferito una comprensione istintiva di quello che unifica i cittadini oltre le necessarie divisioni della politica democratica.

Comprende che deve raggiungere quel 65% che non lo ha votato dal momento che è anche il loro presidente. Ha promesso di non essere un presidente da torre di avorio proprio come il suo predecessore, SR Nathan, non lo era.

Progetti di carità ed altri progetti erano un’0area in cui Nathan si è distinto e Tony Tan di sicuro farà lo stesso.

Con ciò non si vuol dire che Tony Tan sarà il tipo di presidente interventista che gli altri tre hanno promesso di essere, con differente tono.

Singapore ha una presidenza eletta, non una esecutiva. Tan è ben cosciente dei parametri istituzionali con cui deve funzionare. Questi gli impediscono di bloccare le azioni a cinque aree principali: la spesa delle riserve passate di Singapore, nomina di servizi pubblici importanti, la detenzione sotto la legge ISA e le indagini portate avanti dall’Ufficio delle Indagini sulle pratiche corrotte.

Detto questo, la nuova normalità nella politica singaporeana richiederà che il nuovo presidente ascolti con passione ai sentimenti della gente.

I prossimi sei anni in cui Tan si troverà al vertice dello stato mostreranno quanto sappia usare il suo potere e la sua autorità per segnare una differenza per le vite di Singapore, qualunque sia il loro retroterra.

K Kesavapany, ISEAS

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ottimizzato da Optimole