Sistema di gestione dei rifiuti per non uccidere gli animali con la plastica

Gli animali muoiono. Pesci, o uccelli, o mammiferi, o rettili. Quando si fa l’autopsia si scoprono inevitabilmente mucchi di plastica nei loro stomaci.

Quando la mattina mi sveglio, entro nel bagno e do un’occhiata alle mensole, dove sono in bella evidenza file di contenitori di plastiche multicolori: dentifrici, condizionatori per capelli, saponi per le mani, creme e lozioni per gli occhi.

gestione dei rifiuti

Poiché sono sempre in viaggio, anche io ho pacchi di quelle bustine poco costose di sciampo monouso. Oggi mi sento uno quegli omicidi di tutti quegli animali.

E’ facile soccombere alla disperazione per la vastità di tutto. Ma fermiamoci per un secondo a pensarci un po’.

La plastica è un polimero organico sintetico o semisintetico derivato molto spesso dai prodotti petrolchimici. E parliamo di qualcosa più grande delle plastiche a uso singolo.

Secondo la società dell’Industria della plastica, la maggioranza della plastica prodotta e gettata via può essere ristretta a sei categorie.

La prima sono le bottiglie di plastica, fatte di solito dal PET, polietilene tereftalato un materiale duro ma flessibile. I tessuti in poliestere sono una forma di PET.

La seconda è HDPE, polietilene ad alta densità fatto per oggetti più robusti che richiedono una struttura fissa, come le parti di automobile, mobili, bancali, contenitori per imbottigliare detergenti, corrosivi e latte.

La terza categoria è il PVC, polivinilcloruro che è più duttile e duraturo. La sua resistenza al fuoco e alla pressione lo rende un materiale di costruzione ideale per tubi, pavimenti e cavi.

La quarta categoria è LDPE, polietilene a bassa densità, materiale sottile flessibile per le buste di plastica e gli imballi.

La quinta categoria sono i polipropilene PP che è fortemente flessibile e simile alla gomma nei tubi e forniture mediche. In termine di resistenza al calore flessibilità e trasparenza è superiore.

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La sesta categoria sono i polistireni PS, che sono termoplastici, possono essere fusi e rilavorati senza passare per un cambiamento chimico permanente. Lo si usa spesso per produrre il polistirolo.

Possiamo di certo riciclare o gettare di tutte queste categorie di plastica? Non necessariamente ed è qui che le cose si complicano.

Delle sei categorie di plastica solo tre possono essere riciclate in Malesia: PET, HDPE e PP. In Indonesia si riciclano solo il PET, HDPE e LDPE. Comunque nelle nostre case nel Sudestasiatico le abbiamo tutte queste plastiche.

Infatti c’è un grande punto interrogativo sulla possibilità di fare a meno del tutto delle plastiche.

L’industria della plastica è immensa. I guadagni combinati delle 50 aziende petrolchimiche nel 2018 sono stati 927 miliardi di dollari, di gran lunga maggiore ai 400 miliardi dell’industria di raffinazione. Inoltre l’industria petrolchimica si pensa crescerà almeno del 10% all’anno.

Nell’Asia Orientale ci sono i giganti LG, Toray, Formosa Plastics, Sinopec, Mitsubishi, PetroChina e LOTTE. Il Sudestasiatico vale un terzo delle entrate delle prime 50 aziende petrolchimiche con una crescita forte nella regione.

E tutta questa plastica di sicuro si accumula. A Bantar Gebang c’è la discarica maggiore dell’Indonesia e di tutto il Sudestasiatico, dove ogni giorno si scaricano 7000 tonnellate di rifiuti della regione metropolitana di Giacarta.

Le plastiche costituiscono una grande proporzione dei rifiuti ma la verità dolorosa è che non possiamo permetterci di smettere di produrre plastica, né ci sono alternative fattibili per permetterci di andare avanti ogni giorno facilmente senza di essa.

La sfida vera è creare e mantenere un sistema di gestione dei rifiuti efficace ed efficiente.

L’Indonesia, che getta nell’oceano una quantità stimata di plastiche pari a 1,3 milioni di tonnellate ogni anno, ha un sistema di gestione di rifiuti inadeguato e impegno ufficiale limitato. Aprire discariche non è una soluzione duratura buona dati i tempi di decomposizione delle plastiche. Di conseguenza siti come Bantar Gebang sono quasi pieni.

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I potenziali modelli di gestione di rifiuti sono Singapore, Corea del Sud e Giappone, dove i rifiuti sono o inceneriti in impianti di generazione elettrica oppure riciclati. Questi paesi hanno tre fattori in comune.

Loro danno al produttore la responsabilità di produrre imballaggi facili da riciclare. Hanno una cultura forte di promozione di riciclaggio disciplinato e responsabile. Infine tutti e tre hanno buone capacità industriali nel trattare rifiuti e materiale riciclabile.

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Non si vuol dire che dobbiamo dipendere solo dalla gestione dei rifiuti, ma dove possibile li dobbiamo ridurre, ridurre e ridurre.

Si può provare a ridurre le plastiche monouso con divieti e tariffe. Bali per esempio ha applicato i divieti a partire da giugno 2019.

Ed in fin dei conti la gente deve domandare un cambiamento mentre cambia anche i propri comportamenti. La gente forma ed informa i governi, dà forma ai mercati come cambia la domanda.

Le reazioni viscerali evocate dalle immagini dei morti per la plastica deve servire da grande impeto per agire. O si deve accettare la responsabilità della morte di migliaia o di milioni di animali.

Piaccia o meno, la plastica è qui per restare. Ma non c’è ragione per non essere coscienziosi nel gettare quello che resta attraverso sistemi efficaci di gestione di rifiuti.

Karim Raslan, Ceritalah, SCMP