Sistema di impunità genera e la pazzia dei messaggi di morte

Fu la bambina ad attrarre la mia attenzione, una ragazzina piccola con i capelli fino alle spalle che se ne stava lì calma con le mani che tenevano un telefonino mente attorno a lei era un turbinare di preghiere e parole di rabbia.

“Un sistema di impunità ha dato a Nuezca un lasciapassare in un caso dopo l’altro. E quattro anni così hanno cementato tra i protettori della gente un credo che la morte sia la soluzione ai problemi.”

sistema di impunità ed i messaggi di morte
Lisa Marie David/Reuters

Chiaramente osservava un conflitto crescente a Paniqui, a 150 chilometri da Manila. Un’altra persona da un punto di vantaggio migliore, un’altra ragazzina, si sa, documentava tutto ciò che accadeva attorno.

Una donna dai capelli grigi, Sonia Gregorio, abbracciava il figlio Frank Anthony, un uomo magro dalla pelle scura.

Di fronte a loro stava in piedi un uomo massiccio con la pancia. La testa del sergente maggiore Jonel Nuezca roteava avanti e dietro rispondendo occasionalmente a suppliche e parole.

Ad un certo punto disse: “Se vuoi portare una pistola fa il poliziotto”.

La ragazzina si avvicinò. Lei gridò: “statti zitto”. La vecchia donna rispose: “Non noi che siamo a casa nostra”.

La ragazza gridò di nuovo: “Mio padre è un poliziotto.”. L’altra donna gridò: “E allora?” seguito da una serie scherni senza parole in sottofondo.

L’uomo grosso intervenne: “Vuoi che ti faccio fuori?”

In meno di un secondo il braccio tirò fuori la pistola che aveva sul fianco. In piena luce alla presenza di una decina di testimoni tra cui dei bambini, uccise la madre e il figlio.

Due proiettili a testa; gli ultimi a garantire la morte mentre cadevano al suolo.

La ragazza fece un passo indietro. Non correva come avrebbe fatto un qualsiasi bambino. I testimoni dissero poi che l’uomo si è avvicinato a lei, dicendole qualcosa e poi se ne andarono. L’ultimo video che vidi mostrava un’altra ragazza da una finestra sui corpi che gridava: “Papà, papà, svegliati!Svegliati!”

Sonia aveva 54 anni, Anton 25.

L’altro lato dello specchio

Mentre circolavano selvaggi i video nelle Filippine, almeno tre presi da differenti angolazioni, scoppiarono la condanna e il disgusto.

Che ragazzina era quella, si chiedevano tutti. Quale ragazzina riderebbe alla vista di persone tenute lontano da un uomo con la pistola? Quale ragazzina si compiacerebbe della dinamica dell’oppressione?

Cliccaci su una serie di commenti per vedere i profili degli autori, alcuni dei quali chiedevano il linciaggio del poliziotto e della figlia.

Esaminai quelle pagine. Molti erano duri sostenitori del presidente Duterte. Molti sostenevano nei loro post un pogrom contro gli spacciatori e tossicomani, echeggiando il suo messaggio di morte per i mascalzoni della società. Molti avevano condiviso articoli di generali che definivano le attività dei militanti come terroristiche, chiedendo che fossero uccisi come meritavano.

Da dietro lo specchio, vedevano una ragazzina degna di essere linciata per le stesse cose che loro avevano fatto in quattro anni del governo tirannico di Duterte.

Non tutti i suoi sostenitori erano arrabbiati. Molti si sono buttati a difendere Nuezca insinuando che, se non si ha il senso di quando bisogna stare zitti davanti ad un poliziotto con la pistola, ce lo si cerca quel destino.

Un capo di polizia provinciale a Bicol nel meridione dell’isola di Luzon, citò lo scambio furioso tra la figlia del poliziotto e la donna uccisa.

Ariel Buraga aveva la sua morale: Persino quando sei vecchio con i capelli bianchi, devi imparare a rispettare la nostra polizia. Poi l’uomo tolse questo articolo ed anche il nome del suo profilo, sebbene rimanesse nota la sua identità.

Un caso di follia

La polizia avrebbe poi definito l’orribile omicidio come un caso isolato. Non lo era

Sotto la pressione dei giornalisti la Polizia nazionale rilasciò i dati che mostravano una serie di dati in un decennio di servizio, come grave condotta, grave negazione del proprio dovere, rifiuto di fare il test della droga e due casi di omicidio nel 2019 che erano stati lasciati cadere.

Al momento degli omicidi di Paniqui, il poliziotto lavorava per un laboratorio criminale a Paranaque, Manila. Altri rapporti dicono che era stato coinvolto in altre operazioni antidroga prima di quell’incarico.

Duterte poi attribuì le azioni di Nuezca alla “follia”

Nel suo discorso televisivo settimanale fatto in filippino dalla sua bolla di isolamento perpetuo, Duterte disse:

“Probabilmente non capite. C’è solo un tipo di poliziotto che farebbe questo. Qualcuno con una malattia mentale. Un folle. Mi chiedo proprio come abbia fatto a passare il test neurologico. Forse non lo si evince dalle risposte che dà ai test”

Non fece nessun accenno alla storia del poliziotto,

Se un pazzo la cui risposta immediata ai problemi è di uccidere, Duterte dovrebbe essere posto dietro le porte chiuse di un manicomio.

Dopo incursioni notturne senza mandato da “colpisci e terrorizza” a nord di Manila di febbraio 2018, quando i poliziotti uccisero 32 sospetti, Duterte li esaltò.

“Uccidetene 3 al giorno. Forse possiamo ridurre quello che fa soffrire questo paese” li incitò.

“Hitler massacrò 3 milioni di ebrei … ci sono 3 milione di drogati nelle Filippine. Sarei felice di sterminarli” disse a settembre 2016.

Le sue cifre sono false, inventate, messe in dubbio dai capi della sua agenzia antidroga che poi sono stati licenziati. Più di 8000 persone sono state uccise nelle operazioni di polizia.

Tutti avrebbero fatto resistenza, secondo i poliziotti, nonostante le testimonianze oculari. In un caso la polizia trascinò un giovane Kian de los Santon per le stradine prima di ucciderlo che li supplicava di lasciarlo vivere. Molte famiglie dicono che il loro parente ucciso supplicò di essere salvato.

Oltre il triplo di questo numero di morti è caduto in operazioni di cosiddetti vigilantes, molti dei quali sono stati identificati come poliziotti.

A dicembre la procura generale della Corte Penale Internazionale disse che “ci sono basi ragionevoli per credere” che il governo Duterte abbia commesso crimini contro l’umanità.

I bambini imparano da come vivono

Il messaggio di morte di Duterte si estende al di là della sua guerra alla droga.

“Se sei corrotto, ti prenderò con un elicottero a Manila e ti butterò giù. L’ho fatto prima. Perché non lo farei ancora?” disse nel dicembre 2016.

Duterte nel 2017 minacciò di bombardare una scuola di bambini indigeni per il rifiuto delle tribù di accettare i grandi progetti infrastrutturali sulle terre ancestrali.

Ha emesso taglie su ogni comunista ucciso. I suoi generali hanno lanciato la caccia alle streghe contro i militanti legali.

Il gruppo dei diritti Karapatan dice che tutti i 350 militanti uccisi durante la presidenza Duterte sono stati prima demonizzati.

HRW ha posto i nuovi crimini di Nuezca “in un contesto di un ambiente favorevole alla violenza della polizia che lui stesso ha incoraggiato”

“Innumerevoli volte Duterte ha protetto la cattiva condotta della polizia promettendo loro di farla franca.

Un sistema di impunità ha dato a Nuezca un lasciapassare in un caso dopo l’altro. E quattro anni così, dove li ha anche ordinati, o minacciandoli sui nemici percepiti, hanno cementato tra i protettori della gente un credo che la morte sia la soluzione ai problemi.

Duterte non li ha solo incoraggiati. Ha promosso una politica che distrugge il processo dovuto e che identifica segmenti vari di popolazione come subumani da sterminare.

Quella era la figlia di un poliziotto le cui proprie parole tradiscono un senso mostruoso di diritto. Un figlio assorbirà quello che il genitore insegna. Crescendo o si avvolgeranno di quelle lezioni o si ribelleranno.

Molti filippini sono come quella ragazza. Chiamano Duterte “padre”. Giustificano gli omicidi loro intorno, gli attacchi ai cittadini come il segno del duro amore del padre. Razionalizzano il sangue versato dicendo che si sentono più sicuri. Tralasciano gli scandali di corruzione, la trasformazione della legge in un arma contro chi dissente, persino la prevalenza della povertà perché il loro padre ed i suoi generali dicono che si tratta propaganda comunista.

C’era della pazzia in quel video e c’è pazzia tutto intorno a noi.

E’ una sistematica che discende dalle altezze dell’ufficialità. E’ un genere di follia che permette ad un capo provinciale di polizia di affermare che la morte è la logica conclusione se mostri “mancanza di rispetto” ad un poliziotto armato. Quella è la risposta tipica di Duterte al dissenso.

Lisa Marie David/Reuters

La maggioranza di chi esalta Duterte è fatta di adulti in piena coscienza. O forse non del tutto, se si considera una mentalità culturale acquisita in secoli di sopravvivenza e di andare avanti inchinandosi e sfornando la più grande sfoggia di potere.

Questa pazzia nella mentalità culturale si origina da un governo impazzito. La pazzia del fascismo comunicato persino ai bambini.

Inday Espina-Varona, LICAS.news

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