Speranza e difficoltà del prossimo dialogo di pace di Patani

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Il prossimo dialogo di pace di Patani ha qualche speranza e difficoltà dopo la nomina di un civile a guidare il pannello di pace

Il 27 novembre scorso il premier thai Srettha Thavisin ha incontrato la sua controparte malese Anwar Ibrahim sulla frontiera a Sadao per discutere del commercio, sicurezza e turismo di frontiera.

Stranamente ma senza sorprese, non sono apparse notizie che siano state discusse questioni che afferiscono al conflitto nelle province meridionali di frontiera thai, note come Patani.

speranza e difficoltà del prossimo dialogo di pace d Patani
Foto del Governo Thai

Il distretto dove si sono incontrati, Sadao, confina con vari distretti nell’area di conflitto, ma Sadao non è considerata come area di conflitto. Era quindi il posto migliore per parlare di commercio, sviluppo e turismo senza toccare questioni sensibili del conflitto e del dialogo di pace per cui cercare una soluzione pacifica.

Chiaramente il processo del dialogo di pace non è mai stato prioritario per il governo in carica che è guidato da qualcuno che proviene dal mondo degli affari. Ma ci sono stati alcuni significativi cambiamenti legati a questa questione.

Il 27 novembre stesso Srettha Thavisin ha nominato Chatchai Bangchuad, uno dei vicesegretari del NSC, a nuovo capo del pannello del dialogo di pace. Il fatto che lui sia stato il vice del capo delegazione thai generale Wanlop Rugsanaoh garantisce almeno una certa continuità. Ancora più significativo, Chatchai è il primo civile a guidare il pannello del dialogo di pace. Prima di lui, la Thailandia ha avuto quattro capi e tutti di estrazione militare.

In base alla lettera di nomina, il nuovo pannello ha sei membri tra i quali il capo delegazione e include il segretario generale del SBPAC, cioè l’amministrazione locale delle province meridionali, rappresentanti del ministero degli esteri, il ministero della giustizia, NSC e ISOC della regione IV.

Sebbene a guidare SBPAC e Isoc Regione IV siano militari, il dominio dei militari nel prossimo pannello di dialogo di pace è meno preponderante rispetto ai precedenti.

Il giorno 11 ottobre il parlamento thai ha istituito un comitato parlamentare ristretto per sostenere il processo di pace dopo una mozione presentata da Move Forward, Pheu Thai Party, Prachachart Party e Bhumjaithai Party. Questo comitato parlamentare ristretto è guidato da Chaturon Chaisaeng, politico esperto del Pheu Thai, ed ha due sottocomitati: uno studia e rafforza la produttività del processo negoziale e l’altro che lavora per la partecipazione pubblica al processo di pace.

Da notare nel chiamare il comitato e sottocomitati si usa il termine thailandese per pace santiphap piuttosto che santisuk.

Quando fu lanciato il processo di pace nel 2013, il processo fu chiamato con santiphap che si usa per definire il termine pace. La giunta militare di Prayuth però lo cambiò a Santisuk che implica ordine nazionale, assenza di violenza o persino pace negativa.

Questo cambiamento fu spinto dall’ossessione dei militari che un processo di pace vero e proprio potesse internazionalizzare il conflitto e la sua soluzione. Questo cambiamento era difatti uno sforzo disperato della giunta per contenere la questione come sola questione nazionale.

Aver riportato il nome dei comitati parlamentari all’originale Santiphap potrebbe essere visto come piccolo passo in avanti nella democratizzazione del processo.

Finora la partecipazione nel processo di pace è stato limitato ai membri del pannello, ma questi comitati potrebbero aprire l’opportunità per vari attori quali parlamentari e politici, studiosi, difensori di diritti umani e militanti.

Questi comitati possono anche fare da custodi dell’informazione e conoscenza del processo di pace da parte del governo. Soprattutto questo meccanismo potrebbe diventare la strada perché le questioni del conflitto a Patani possano essere discussi in parlamento.

Sebbene al momento non c’è da aspettarsi molto, ogni futuro accordo di pace dovrà essere autorizzato dal parlamento. L’esistenza stessa di questa commissione sarebbe una solida preparazione per un accordo di pace da tradurre in leggi pertinenti.

Anche se il governo thailandese non è ancora del tutto pronto a lanciare il nuovo ciclo di colloqui di pace (ad esempio, la posizione del Segretario generale del NSC è ancora vacante), i preparativi stanno andando avanti. Il nuovo round del dialogo di pace deve avanzare di più rispetto ai colloqui sotto il governo militare.

Sotto la giunta, il processo di pace non ha fatto quasi nessun progresso sostanziale. Sebbene entrambe le parti abbiano concordato tre questioni sostanziali (riduzione della violenza, consultazione pubblica e soluzioni politiche), solo la prima è stata discussa. Ciononostante, non è chiaro se il nuovo ciclo di colloqui possa fare o meno progressi tangibili.

La nomina di un civile a capo del pannello di dialogo è certamente un cambiamento positivo. Tuttavia, i compiti e il potere decisionale assegnati al capo del gruppo di dialogo sono ancora molto limitati.

La cosa è totalmente diversa per la controparte del BRN che ha dato ad Anas Abdulrahman, il capo negoziatore del BRN un mandato completo dai capi del partito per prendere decisioni relative alle questioni in discussione, come dichiarato allo scrivente.

Questa mancanza di autorità da parte thailandese è una delle ragioni principali della sua riluttanza a firmare qualsiasi documento di accordo e ciò, a sua volta, ha causato una forte insoddisfazione da parte delle BRN. A meno che non venga assegnato un maggiore potere decisionale al gruppo di dialogo thailandese, non ci si può aspettare grandi progressi dal nuovo round di colloqui.

Anche il termine utilizzato per la prima delle tre questioni sostanziali, la riduzione della violenza, è problematico. È troppo ambiguo per essere un argomento di discussione serio. Ad esempio, se il numero di incidenti violenti nell’area di conflitto diminuisce, ad esempio, del 20%, è questo che si intende per riduzione della violenza?

Uno dei membri del panel di dialogo della BRN ha informato l’autore che il gruppo armato è pronto ad un tipo di riduzione della violenza più concreta e formale, come un cessate il fuoco o la cessazione delle ostilità. La parte thailandese ha sempre evitato questi termini per paura di compromettere il processo di pace. Tuttavia, parlare di una nozione così oscura come quella di riduzione della violenza significa solo perdere tempo prezioso. Dovrebbe essere formalizzata in un accordo tangibile, anche se ciò comporta la firma di documenti di accordo.

Per il nuovo ciclo del processo di pace, la consultazione pubblica sarà un indicatore significativo dei progressi compiuti. Le soluzioni politiche al conflitto, che molto probabilmente comporteranno cambiamenti strutturali nell’amministrazione, sembrano fuori dalla portata dell’attuale governo. Ci vorranno almeno altri anni per raggiungere un accordo di qualità significativa che possa portare una pace positiva nella regione. La consultazione pubblica è una forma di partecipazione pubblica e può rendere il processo più inclusivo e di conseguenza più stabile. I contributi delle popolazioni locali dell’area di conflitto sono fondamentali per trovare soluzioni olistiche e sostenibili.

In questo momento, la maggior parte della popolazione locale, sia musulmana che buddista, ha ancora la sensazione che il processo di pace sia qualcosa che passa sempre sopra le loro teste. La creazione di un senso di appartenenza è un’altra sfida da affrontare nel nuovo ciclo di negoziati.

Thawee Sodsong, leader del partito Prachachart ed ex segretario generale del SBPAC, è attualmente ministro della Giustizia. Partecipò anche al primo round del dialogo di pace insieme all’allora segretario generale dell’NSC, Paradorn Pattanathabutr. Questa è una buona occasione per dimostrare un forte impegno nel dialogo di pace, fornendo l’immunità legale ai membri del BRN per condurre consultazioni pubbliche quando entrambe le parti raggiungono un accordo.

Per migliorare la partecipazione pubblica, l’inclusività e il senso di appartenenza, il ruolo del facilitatore è fondamentale. Finora ci sono stati tre facilitatori, nessuno dei quali però ha mai comunicato a sufficienza con la popolazione locale nell’area del conflitto. Di conseguenza, almeno alcuni settori della popolazione locale ritengono che i facilitatori malesi, invece di agire come un onesto mediatore, abbiano servito gli interessi nazionali.

Inoltre, i membri delle BRN vicini al gruppo di dialogo hanno riferito all’autore che il facilitatore continua a fare pressioni su di loro. Un ex combattente in Malesia ha detto:

“La Malesia non facilita il dialogo. Cerca sempre di dirigere il corso del dialogo”.

Se si utilizza la Guida delle Nazioni Unite per una mediazione efficace come norma, ci sono diversi aspetti che la Malesia dovrebbe migliorare per gestire con successo questo complicato processo.

Il BRN, in quanto partner di dialogo del governo thailandese, dovrebbe dimostrare di essere seriamente impegnato nella lotta politica. Anche se la situazione attuale non favorisce ancora abbandonare del tutto l’uso della violenza, l’organizzazione dovrebbe fare sforzi continui per spostare l’accento sulla lotta politica. A questo proposito, la comunicazione è una delle chiavi. Il BRN deve ridurre la sua dipendenza dalla comunicazione unilaterale.

Inoltre, le comunicazioni del BRN sono ancora di natura di risposta a questioni di attualità. Canali di comunicazione più regolari e interattivi porteranno all’organizzazione molti più benefici dei messaggi unilaterali.

A questo punto non sappiamo ancora esattamente quando riprenderà il dialogo di pace. Sebbene le soluzioni politiche siano ancora lontane, il nuovo governo civile dovrebbe presentare differenze evidenti rispetto al precedente governo militare.

Il processo non dovrebbe rimanere sempre bloccato sui colloqui per la riduzione della violenza.

Fin tanto che tutte le parti coinvolte nel processo si impegneranno seriamente, non sarà impossibile avere almeno qualche scambio significativo sulla consultazione pubblica.

Hara Shintaro Prachatai

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