Lo stallo politico in Thailandia

Mentre l’attenzione mondiale si è soffermata sulle sollevazioni nel Medio Oriente e, più di recente, sul Venezuela ed Ucraina, si è data minore attenzione allo stallo politico in Thailandia. Per quasi un decennio ci sono state proteste di larga scala specialmente nella capitale Bangkok, dove si sono scontrati ultimamente i sostenitori delle elite realiste con chi invece sostiene la democrazia rappresentativa.

Le attuali proteste che chiedevano le dimissioni del primo ministro Yingluck Shinawatra iniziarono a novembre. Tra paure di imminente guerra civile, le tensioni si sono allentate a marzo mediante una combinazione di pressioni da parte delle forze armate e negoziati tra i rappresentanti dei manifestanti e il governo. Cionondimeno le profonde divisioni nella società thailandese continueranno. In ballo c’è se la Thailandia resterà una democrazia e, nel caso, di che tipo.

Il Comando di persone morali

stallo politico in ThailandiaPer i mesi scorsi i manifestanti radunati sotto la bandiera del Comitato della riforma democratica del popolo, PDRC, hanno manifestati nel centro di Bangkok. Il capo del movimento, Suthep Thaugsuban, è un ex deputato del Partito Democratico, il più vecchio partito del paese. Nonostante i continui riferimenti alla democrazia, Suthep ed i suoi seguaci sono lontani dal ricercare riforme democratiche.

A dicembre 150 rappresentati parlamentari del Partito Democratico si dimisero in massa, ed il partito ha rifiutato di partecipare alle elezioni anticipate dello scorso mese indette per risolvere la conseguente crisi politica. Suthep ed i suoi alleanti nel PDRC insistono sul ritiro dalla politica di Yingluck e del suo governo democraticamente eletto affinché sia sostituito da un comitato di rinomina reale che guiderebbe in modo appropriato la democrazia thailandese.
Se si guarda alla vasta presenza nelle manifestazioni dell’opposizione, è indubbio che un numero significativo di persone sostenga la visione del PDRC di un governo sotto “Khon di”, che vuol dire il governo di persone morali, nominate dal re. Comunque come hanno dimostrato le ultime cinque elezioni sono preferiti governi eletti democraticamente eletti che rispondano in elezioni periodiche.
Il partito democratico e i suoi sostenitori delle classi medie e realisti rigettano i sostenitori del partito di Puea Thai di Yingluck come contadini ignoranti i cui voti sono stati comprati periodicamente da programmi di governo populisti. In contrasto, gli abitanti dei villaggi del nord e nordest del paese, le roccaforti del Puea Thai, sono legate alla democrazia e credono di dover avere uguale parola nel determinare l’ordine politico della Thailandia.

Villaggi cosmopoliti

issarabuddha PDRCHo seguito l’evoluzione politica delle popolazioni rurali del nordest thailandese, una regione che costituisce più di un terzo della popolazione del paese. Nei miei lavori agli inizi degli anni 60, le vite degli abitanti del nordest erano essenzialmente legate all’agricoltura e centrate sui festival presso i monasteri templi buddisti. Negli ultimi 50 anni il nordest ha vissuto cambiamenti drammatici.
Dagli anni 50 fino ai 70, un numero sempre crescente di abitanti deivillaggi cominciavano a cercare lavoro non agricolo permanente o temporaneo, per lo più a Bangkok. Sin dagli anni 80, molti sono andati a lavorare nel Medio Oriente, nell’Asia Orientale e a Singapore. Le loro rimesse hanno portato ad un incremento sostanziale nelle entrate familiari. Nello stesso periodo gli abitanti dei villaggi acquisivano una migliore istruzione, mentre oggi la grande maggioranza ha un’istruzione secondaria. Essi sono diventati tutt’altro che contadini ma abitanti cosmopoliti, con una comprensione del mondo intorno alquanto sofisticata. Eppure fino a qualche anno fa gli abitanti dei villaggi avevano poca influenza sulla costruzione delle politiche che avevano effetto sulla loro vita.
Dopo varie sollevazioni dai primi anni 70 agli anni 90, la classe media urbana guadagnava potere attraverso la democrazia parlamentare strappandolo ai militari. Il partito democratico divenne lo strumento principale per portar avanti i loro interessi. Comunque il partito democratico non ebbe mai tanto sostegno dagli abitanti delle province specialmente nel nord e nordest, poiché loro peroravano gli interessi gli interessi dei loro sostenitori principali a Bangkok e di parte del meridione thailandese, dove la vita si basa sulla pesca commerciale e la produzione di caucciù.
Gli abitanti sdegnati dei villaggi settentrionali del paese trovarono la propria voce in Parlamento attraverso il partito Thai Rak Thai, fondato nel 1998 da Thaksin Shinawatra, un imprenditorie dei media e fratello dell’attuale Yingluck Shinawatra. Sin dalle elezioni del 2001 gli abitanti del nord e del nordest hanno votato per lo più il Thai Rak Thai ed il partito che gli è successo Puea Thai. Questi nuovi partiti hanno perorato politiche come un sistema di sanità universale, un programma di prestiti del villaggio, sostegni all’agricoltura e devoluzione del potere verso consigli eletti localmente: sono politiche che hanno ricevuto una forte approvazione tra gli elettori del nord e nordest.
Sfortunatamente per questi elettori Thaksin e la sua famiglia, inclusa Yingluck, hanno generato una diffusa disapprovazione se non odio dalle vecchie elite e vecchi burocrati, tra la classe media e varie ONG. Il rancore si origina in parte dalle preoccupazioni legittime sulla presunta corruzione di Thaksin nell’usare i poteri del governo e favorire le imprese della sua famiglia e dei suoi amici, governo maggioritario che ignorava le lamentele dei pariti minori e organizzazioni della società civile ed mostrava ostilità verso i sindacati come pure costernazione verso politiche populiste che favoriscono gli abitanti dei villaggi.

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Le magliette rosse

blocco elezioni ucciso suthinNel 2006 dopo una serie di manifestazioni anti Thaksin, i militari lanciavano un golpe installando un governo provvisorio che sostituì la costituzione liberale del 1997 con una che poneva limiti significativi alla politica elettorale. L’elemento significativo era il senato costituito per metà con membri eletti e metà membri nominati da un comitato costituito da giudici e rappresentanti delle agenzie statali. Le azioni dei militari causarono proteste da parte dei sostenitori di Thaksin principalmente dal nord e nordest e dai lavoratori delle città che hanno radici nel nordest. Questi sostenitori in seguito si saldarono in un movimento popolare conosciuto come magliette rosse.
Si tennero le nuove elezioni agli inizi del 2007, dopo la promulgazione della nuova costituzione. Il risultato elettorale esacerbò lo scontro tra i sostenitori di Thaksin ed i suoi oppositori che riuscirono, attraverso manovre legali, a mettere al bando il partito di Thaksin ed alleati, ed a impedire la partecipazione alla sua leadership alla vita politica per cinque anni. Ma il partito del potere popolare PPP che rimpiazzava il Thai Rak Thai vinse una maggioranza di voti in Parlamento. Sebbene il PPP ed altri alleati minori riuscissero a formare un governo, il sostegno diminuì mentre decisioni legali costrinsero due primi ministri alle dimissioni, vietarono la partecipazione alla politica di vari altri politici e videro il ritiro di membri della coalizione di governo. A dicembre 2007, i manifestanti opposti a Thaksin presero l’aeroporto internazionale. Il governo del PPP si dimise sotto le pressioni e fu rimpiazzato dal partito democratico guidato da Abhisit Vejjajjiva, un politico della classe superiore laureatosi a Oxford.
I sostenitori di Thaksin erano furibondi dal vedere un equivalente legale e parlamentare di un golpe. Dopo mesi di proteste sostenute, le magliette rosse occuparono il distretto centrale di Bangkok da marzo a maggio 2010. L’amministrazione di Abhisit ordinò una repressione militare sui manifestanti. Le violenze lasciarono almeno 90 morti e centinaia di feriti. La protesta terminò con i capi delle magliette rosse arrestati  e la gran parte dei sostenitori che tornavano alle case.
I democratici indissero le nuove elezioni nel luglio 2011 assumendo che ci sarebbe stato un contraccolpo alla violenza che avrebbe favorito il partito democratico. Con grande sorpresa di molti il Puea Thai guidata da Yingluck vinse una chiara maggioranza parlamentare, un risultato che ancora una volta fece arrabbiare le classi medie e agiate. Accusarono Thaksin e gli alleati di aver inquinato le elezioni con frodi e compravendita di voti. Due studiosi importanti, Pasuk Phongpaichit e Chris Baker, hanno di recente caratterizzato questa valutazione come “un pericoloso nonsenso”. Anche osservatori imparziali trovarono le elezioni trasparenti e giuste. I villaggi votavano il Puea Thai e i suoi predecessori perché era nei loro interessi fare così.

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Minaccia di guerra civile
A novembre il partito del Puea Thai andò oltre il proprio mandato elettorale promuovendo una legge di amnistia largamente antipopolare per quelli coinvolti nel conflitto protratto dal 2006 al 2011 incluso Thaksin. Causò un’altra serie di dimostrazioni per le strade di Bangkok e la legge fu rimossa.
L’attuale stallo minaccia di degenerare in una violenza spicciola se non guerra civile. La società civile è profondamente polarizzata. Mancano voci di autorità morale che facciano da moderatori che trascendano la divisione politica. Vari monaci buddisti guidati dal rispettato monaco Phra Paisal Visalo hanno chiesto a gran voce la fine dell’odio e della vendetta.

Lo stallo politico in Thailandia

Al momento il confronto si è spostato dalle strade ai tribunali. Indipendentemente dal risultato di queste battaglie legali che potrebbero dire la rimozione di Yingluck dal governo o l’arresto di Suthep e di altri capi della protesta, potrebbero anche riprendere gli scontri di strada. Comunque un sempre maggiore numero di thailandesi, guidati non solo da monaci ma anche da capi della società civile e da studiosi, abbracciano una identità condivisa e di impegno verso l’integrità del paese che trascenda la divisione politica. Il futuro della Thailandia dipende dalla manifestazione di queste differenze nella democrazia elettorale, non negli scontri di piazza.

Charles Keyes, Al Jazzeera America