Studio epidemiologico USA a Bali per capire il basso tasso di infezioni

Il CDC statunitense porterà avanti uno studio epidemiologico sulla presenza del Coronavirus sull’isola indonesiana di Bali mentre si ha un apprezzabile aumento di infezioni e le autorità balinesi e australiane vanno avanti con i paraocchi nel voler aprire un corridoio turistico.

Studio epidemiologico USA a Bali per capire il basso tasso di infezioni
AFP via NurPhoto/ Johanes Christo

L’istituzione riverita di Atlanta aiuterà il ministero della sanità indonesiana ed i partner locali a determinare la presenza degli anticorpi del SARS-COV2 per comprendere la proporzione della popolazione che ha già contratto l’infezione.

“Al contrario del test al PCR che determina la presenza del virus in infezioni attive attuali, con questa indagine Bali avrà una migliore comprensione di quanto si sia diffuso il virus” ha detto la rappresentante a Giacarta del CDC Juliette Morgan. “Ci darà un quadro più completo di ciò che è successo aiutandoci a comprendere cosa attenderci. Lo si dovrebbe ripetere nel tempo e fare anche in altri luoghi e città indonesiane”

Questa è la prima iniziativa scientifica per cercare di rispondere ad una domanda sul perché questa importante destinazione turistica, che si temette all’inizio potesse diventare una piastra di Petri, ha appena 895 infezioni confermate con sei morti nella chiusura di quattro mesi, insieme a 553 guariti.

I diplomatici sostengono che forse l’indagine di campo che partirà nei prossimi due mesi, potrebbe essere importante anche per il resto dell’arcipelago dove il virus ha fatto 2373 morti ufficiali su oltre 43mila infezioni, metà delle quali su Giava soltanto.

Per la scarsità di test fatti l’accuratezza delle cifre è in dubbio ed alcuni affermano che il numero dei casi reali potrebbe essere dieci volte il numero ufficiale nella popolazione di oltre 4,5 milioni di cittadini, compresi residenti stranieri.

Anche le morti potrebbero essere superiori perché i capi villaggio deputati tradizionalmente alle cerimonie funerarie, Kelinah, non hanno l’obbligo di riportare il numero ai rappresentanti locali.

La comunità sanitaria di Bali resta però fortemente decisa su un possibile disastro.

“Non lo vediamo” dice un dottore di un ospedale privato che fa cento test al giorno per ragioni di viaggio e lavoro. “Diamo il benvenuto allo studio epidemiologico del CDC”

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Il dottore racconta che ora le analisi sono diventate un’industria florida mentre si aprono piccole cliniche ed i prezzi per analisi scendono. “E’ su ciò che viviamo ora”

Poiché la febbre di Dengue è molto diffusa a Bali alcuni dottori del posto hanno persino iniziato a pensare ad una qualche protezione offerta dalla malattia portata dalle zanzare contro il coronavirus.

I Balinesi sembrano accettare meglio degli stranieri il distanziamento sociale e presto sarà distribuito nella rete dei Kelinah un libro che spiegherà cosa fare per mantenere al sicuro la comunità.

Nel frattempo l’economia dell’isola è ferma e l’obiettivo di Giacarta è sui 9 miliardi di dollari in moneta estera che l’isola perderà prima che l’epidemia farà il suo corso.

Il viceministro degli affari marittimi e degli investimenti Odo Manuhutu, in una conferenza stampa virtuale, ha posto l’idea di un corridoio turistico con Australia, Cina, Corea e Giappone che portano insieme 2,8 milioni dei 6,3 che visitano Bali ogni anno.

L’idea di corridoi turistici era stata ventilata, secondo fonti diplomatiche, dal ministro Luhut Panjaitan in un incontro con l’ambasciatore australiano ad aprile senza però che ne è seguita alcuna discussione ufficiale.

Infatti solo di qualche giorno fa è la notizia che il governo australiano ha vietato ai propri cittadini di lasciare il paese fino a metà settembre sebbene ci possano essere eccezioni per la Nuova Zelanda.

Lo stesso governatore di Bali Wayan Koster è entrato nella discussione dicendo che non si farà convincere facilmente di aprire un corridoio umanitario affidandosi chiaramente sulla capacità dei balinesi a tenere duro comprovata da precedenti recessioni economiche.

La pandemia ha già il suo impatto negativo ma le bombe di Bali del 2002 con le sue 202 vittime e l’eruzione recente del vulcano Agung hanno già fatto conoscere cosa significhi l’assenza dei turisti per alcuni mesi.

“Non ci faremo provocare da persone che ci spingono ad aprire in fretta il turismo” ha detto il governatore di Bali riferendosi a operatori turistici e altri tra cui lo stesso ministro Panjaitan il quale a maggio disse di sperare molto che Bali sarebbe stata la prima provincia ad essere dichiarata libera dal coronavirus.

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Le infezioni a Bali crescono al ritmo di 30 al giorno dalla seconda settimana di giugno più di quanto accaduto prima. Ma crescono anche i tamponi e la task force locale si è posto l’obiettivo di tracciare il 2% dei casi confermati.

Circa 1400 passeggeri arrivano via mare da Giava Orientale ogni giorno, diventata il nuovo epicentro della pandemia con 678 morti su 2373 totali superando persino la capitale Giacarta.

Sebbene i test del sangue che i passeggeri devono fare siano poco affidabili, le autorità hanno deciso di spostare le analisi al porto giavanese di Ketapang.

Studio epidemiologico USA a Bali per capire il basso tasso di infezioni
April 2020. Photo: AFP

Persino l’Australia sta avendo nuovi casi e non è ancora nella posizione di aprire un corridoio turistico con la vicina Nuova Zelanda, uno dei pochi paesi al mondo che hanno sconfitto il virus.

Qualche fine settimana fa oltre 60 mila neozelandesi privi di maschera si sono assiepati allo stadio per vedere due incontri di rugby per la prima volta al mondo da due mesi.

Il ministro della sanità australiana ha detto che l’estensione del suo divieto di viaggio assicura che il governo “continua ad avere un campo appropriato di poteri disponibili a gestire la risposta attuale alla pandemia”

Il premier australiano Scott Morrison aveva sperato di avere funzionante la zona di viaggio sicura per quando si apriranno a luglio le vacanze scolastiche, ma ora sembra improbabile per i protocolli ed altri dettagli da definire ancora.

Quando accade, forse alla fine dell’anno, il governo dice che potrebbe essere preso a modello da seguire da altri paesi. Ma molto dipenderà dal livello di fiducia che i luoghi da dove giungono le persone sia sicuro.

“Crediamo tutti che siano questi i numeri dell’Indonesia o che ci siano le misure di salvaguardia funzionanti?” sostiene qualcuno. Ma nel caso di Bali almeno lo studio epidemiologico del CDC potrebbe essere di aiuto a rispondere alla domanda che ci si pone da mesi.

John Mcbeth, Asiatimeonline