SUDESTASIATICO: Cambiamenti climatici e salute degli oceani

Sembra che finalmente si cominci a prendere in considerazione lo stato degli oceani. Dopo anni di negazione, c’è un’attenzione crescente alla salute degli oceani il cui benessere aiuta a sostenere la vita sulla terra specie se si considera l’impatto dei crescenti tenori di anidride carbonica, CO2, e delle temperature crescenti.

SUDESTASIATICO: Cambiamenti climatici e salute degli oceani

L’incremento di livello di CO2 sta causando un’acidificazione degli oceani a tassi che non si sono mai visti negli ultimi 20 milioni di anni, sostiene Wendy Watson-Wright segretario esecutivo dell’UNESCO IOC, la commissione intergovernativa oceanografica, che ha aiutato varie agenzie dell’ONU a sviluppare un Progetto per la Sostenibilità degli Oceani e delle coste per offrire suggerimenti alla conferenza dell’ONU sullo sviluppo sostenibile (UNCSD o Rio +20).

Gli oceani, oltre a fornire l’ossigeno che immettiamo nei nostri polmoni ogni istante, assorbe almeno il 33% della CO2 che gli esseri umani producono. Inoltre hanno assorbito più dell’80% del calore emesso nel sistema clima per gli scorsi 200 anni, secondo IPSO, Programma Internazionale per lo Stato dell’Oceano.

Con la CO2 che si scioglie nell’acqua marina, il pH dell’acqua, che è un indicatore della acidità o della basicità delle soluzioni acquose, decresce creando un processo di acidificazione (valori minori di 7 indicano uno stato acido, maggiori di 7 uno stato basico) che può ridurre la disponibilità di calcio per il plancton e per le specie dotate di conchiglia che si trovano così sotto minaccia di sopravvivenza. A sua volta questo può danneggiare l’intero ecosistema attraverso la via della catena alimentare del mare per quegli organismi per cui essi sono alimento.

Gli studi sul potenziale impatto dell’acidificazione sulla vita marina e sugli ecosistemi sono sempre stati presentati con regolarità negli eventi collaterali durante i colloqui sul clima dell’ONU, non riuscendo però a trovare la strada dentro i negoziati principali, anche se tali colloqui spesso citavano l’effetto della CO2 sull’innalzamento dei livelli marini.

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Il pH medio dell’oceano si è abbassato del 30% dal 1751, cioè l’acidità dell’acqua marina è cresciuta, e se si continua ad emettere la CO2 allo stesso livello, il pH potrebbe decrescere di altri 120 200% per il 2100, sostiene Stockhol Environment Institute. “Il tasso del cambiamento è circa dieci volte più veloce di quello causato da qualunque altro evento vissuto dall’oceano negli ultimi 65 milioni di anni.” Solo 1% egli oceani sono protetti secondo UNESCO IOC.

Il progetto dell’IOC UNESCO chiede la creazione di un “mercato del carbonio blu” globale simile alla proposta che portò a REDD, Ridurre le emissioni a causa della deforestazione e degradazione nelle nazioni in via di sviluppo, un meccanismo interno alla Convenzione del Cambiamento Climatico dell’ONU (UNFCCC) per la generazione di fondi per la protezione e conservazione delle foreste.

Nel 2009 l’uomo ha consumato l’80% del pescato al mondo fornendo a 4,2 miliardi di persone più del 15% di assunzione media individuale di proteine animali, dice il Progetto. Nello stesso anno la pesca e l’acqua cultura hanno dato lavoro a circa 180 milioni di persone sostenendo la vita di oltre mezzo miliardo di persone.

Il progetto chiede il lancio di un programma globale interdisciplinare sulla valutazione del rischio di acidificazione degli oceani. “Lo scopo è di fornire previsioni globali, regionali e nazionali e di identificare punti di suggerimento del punto di non ritorno dove l’acidificazione potrebbe portare al collasso l’ecosistema marino”. Chiede di sostenere gli stati isolani marini che dipendono pesantemente dall’oceano, per poterli aiutare ad usare e gestire la sostenibilità delle risorse marine.

Il progetto inoltre invita UNFCCC ad includere l’impatto della CO2 sugli oceani nelle loro deliberazioni chiedendo un governo più forte dell’alto mare e la promozione di una pesca e di smaltimento di rifiuti responsabile.

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L’inquinamento, dalla diffusione dei fertilizzanti nell’ambiente, ai rifiuti liquidi e industriali, causa una diminuzione del contenuto di ossigeno disciolto che rende la vita insostenibile in molte parti dell’oceano. Attualmente nel mondo ci sono 500 zone negli oceani considerate morte per la mancanza di ossigeno disciolto.

Questi problemi furono messi in luce agli incontri UNCSD tenuti a Rio nel 1992 e Johannesburg nel 2002, ma gli impegni a riportare il livello dei pesci a posizioni sostenibili per il 2015 e gli impegni a creare zone di aree marine protette per il 2012 non hanno fatto molta strada, dicono le agenzie dell’ONU.

Watson Wright si dice piena di speranze considerato che la bozza della dichiarazione del 10 gennaio dell’ONU include le proposte del Progetto.

UNESCO IOC ha anche annunciato il lancio di un database chiamato Surface Ocean CO2 Atlas, SOCAT, che fornisce i dati raccolti in 40 anni di dati sulla accumulazione di CO2 sulla superficie dell’oceano, assemblato da un gruppo di cento scienziati di tutto il mondo coordinato da varie università centri di ricerca.

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