Cannoniere Cinesi e la sicurezza sul fiume Mekong

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 L’offerta cinese di aumentare la sicurezza aul fiume Mekong attraverso meccanismi nuovi multilaterali e perlustrazioni congiunte lungo il fiume Mekong prospetta un cambiamento nella dinamica strategica della regione.

sicurezza sul fiume Mekong

Mentre la mossa che non ha dei precedenti sottolinea il desiderio cinese di proteggere i suoi legami commerciali in rapida crescita con il sudest asiatico, il banditismo e la violenza continuata puntano alla sfida che Pechino si troverà davanti quando porterà l’ordine multilaterale su uno dei terreni più sregolati della regione.

Tre soldati birmani furono uccisi l’undici dicembre a 20 chilometri dal triangolo d’oro, conosciuta per il traffico di droga, dove si incontrano i confini della Birmania, Thailandia e Laos. I tre soldati uccisi facevano parte di una nuova missione congiunta tra le forze di sicurezza laotiane e birmane che si pensa siano venuti a contatto con membri di una banda dedita alle estorsioni e traffico di droga al comando di Naw Kham, un comandante di un gruppo paramilitare banditesco di etnia Shan.

Un simile incidente di recente ha portato la Cina a scontrarsi col suo vicino thailadese più a valle del fiume. Il traffico di merci lungo il fiume è stato bloccato ad ottobre in seguito ad un attacco a due navi cargo cinesi che è costato la morte a 13 cittadini cinesi, molti dei quali trovati gallegianti lungo il fiume, con le mani legate e ferite d’armi da fuoco come da esecuzione. Due mesi dopo, le circostanze in cui sono accaduti questi incidenti, con la scoperta di droga e di armi a bordo delle navi cinesi, restano ancora oscure.

All’inizio si pensò a Naw Kham, i cui gruppi lavorano nell’area con richieste di pizzo dalle barche lungo il fiume, assalendo cargo e confiscando invii di droga da vendere per conto proprio. Naw Kahm ha comunque rigettato le accuse che gli omicidi siano opera dei suoi gruppi, non perché sia contrario alla violenza, quanto per la scala delle violenze che non è consistente ai suoi precedenti attacchi. Con una svolta nove soldati thailandesi, di cui due ufficiali, si sono consegnati alla propria polizia con l’accusa di assassinio e di occultamento di prove, negando però ogni accusa loro rivolta.

Le ipotesi son state sin da allora che l’incidente possa essere stata una lezione ad un trafficante in competizione in rapporti con qualche unità impazzita dell’esercito thailandese. La questione rimasta in piedi è a chi appartenesse la droga, chi ha sequestrato le navi e ucciso le maestranze e per chi fosse la droga. L’incidente ha diffuso tanta rabbia in Cina dopo che sono apparse le immagini e le storie che indicavano che la ciurma fosse stata legata e bendata prima di essere stati uccisi.

I diplomatici cinesi dell’ambasciata a Bangkok e il consolato a Chang Mai sono stati inviati a Chang Rai per aiutare la polizia thailandese nelle indagini, e per proteggere gli interessi cinesi è stato inviato il direttore generale degli Affari Consolari, Guo Shaochum.

Gli omicidi sono stati solo gli ultimi di una serie di incidenti, che hanno coinvolto navi cinesi in angoli remoti del Mekong, la maggior parte dei quali legati a Naw Kham. Costui era un comandante di milizia legato al governo ed era uno dei rifornitori per il noto signore della droga di etnia Shan, Khun Sa, poi oggetto di un raid da parte delle forze di sicurezza birmane nel 2006 nella sua casa lungo il confine a Tachilek. Il suo gruppo dopo la riorganizzazione ha iniziato a fare estorsioni alle navi sul Mekong nel 2007.

Il successo che queste operazioni banditesche hanno nell’area sono indice del cattivo governo centrale della regione. Da figura carismatica e saggio uomo di affari, è stato capace di coltivare chiare connessioni di alto livello in Laos, Birmania e Thailandia, e benché fosse ricercato da quasi sei anni dalle forze di sicurezza delle tre nazioni e dalle armate etniche Shan e Wa, è riuscito dfinora ad evitare l’arresto.

Una fila di incidenti del 2008 e 2009 sembrano essere il suo sfacelo. Suoi uomini sembrano aver sparato ad una nave militare cinese nel febbraio 2008 con il ferimento di tre ufficiali cinesi. Dopo il fatto, la Cina fece fortissime pressioni sui tre stati affinché catturassero Naw Kham. Dopo gli incidenti di febbraio 2009 tra le truppe birmane e gli uomini di Naw Kham con la morte di un marinaio cinese e il ferimento di altri tre, iniziò una caccia all’uomo che decimò il gruppo.

Alla fine il gruppo riuscì a riorganizzarsi e ristabilirsi nell’area e a porre delle “tasse” sul traffico del fiume. Alcuni suoi atti sembrano mirare al King’s Roman Casino, dando luogo a congetture secondo cui la sua rinascita sia legata al tentativo birmano di fare pressioni affinché gli insorti del UWSA e NDAA lungo la frontiera cinese raggiungono un accordo col governo.

I due gruppi di insorti controllano molta della frontiera con la Cina e hanno investito in un progetto dubbioso di un casino in cui sembrano reinvestire i soldi derivanti dal traffico di droga. Nell’aprile 2011, si crede che gli uomini di Naw Kham siano stati dietro il sequestro dei 13 uomini cinesi, lavoratori di un casino galleggiante nelle acque laotiane, rilasciati solo dopo il pagamento di 730 mila dollari da parte del padrone del casino, Zhao Wei.

L’USWA e MNDAA gestiscono un porto a Sop Loei dove le navi cinesi si fermano con regolarità ed è anche un importante punto di transito per la droga nel Laos e la Thailandia e Cambogia, oltre che per altri beni ed armi nella zona del cessate il fuoco. Fino al raggiungimento di un nuovo accordo con i gruppi a settembre, le forze birmane si muovevano con regolarità lungo il Mekong dando l’impressione di strare per riprendersi con la forza Sop Loei.

Le uccisioni di ottobre e il riconoscimento che un governo centrale della regione stava creando problemi al commercio sono stati il pretesto alla Cina per porre il problema della sicurezza. Pattugliamenti congiunti del fiume sono stati annunciati dal Ministero della Sicurezza Pubblica Cinese dopo un incontro a Pechino del 31 ottobre.

Un quartiere multinazionale, insieme ad una nuova unità di polizia cinese paramilitare sono stati presentati con la cerimonia del 9 dicembre. Alcune centinaia di uomini della polizia di frontiera equipaggiati con moderni armi automatiche pattuglieranno il fiume con barche veloci e navi da fiume, commerciali e trasporto persone, armate.

Secondo tale accordo multilaterale, la Polizia Cinese pattuglierà insieme alle forze di sicurezza birmane, laotiane e thailandesi un tratto del Mekong lungo il confine birmano e laotiano. Le foze thailandesi assumeranno la diretta autorità per il tratto del fiume al di sotto del Triangolo D’oro. Il pattugliamento è iniziato il 10 di dicembre con un convoglio di 9 navi che hanno lasciato Guanlei verso il porto thailandese di Chang Saen, il primo dopo il divieto cinese del 14 ottobre. Operazioni militari sono necessarie anche per rendere sicure le coste del fiume.

Finora non sono comunque chiari i dettagli di questo accordo sulla sicurezza. Gli accordi di comando, compresi la possibilità di arrestare nazionali stranieri in acque che non sono le proprie, o quali corti e sistemi legali si useranno per mettere sotto processo gli accusati, non sono stati resi ancora pubblici e potrebbero portare in futuro a possibili problemi diplomatici. Alla cerimonia di apertura per il nuovo anno di polizia cinese, il vice ministro ha dichiarato che era stato raggiunto un accordo per risolvere gli incidenti secondo la legge internazionale e le leggi della nazione in cui tali incidenti avvengono, senza però aggiungere altri dettagli.

Mentre in precedenza ufficiali cinesi siano stati già in passato presenti nel Mekong, come testimoniato dall’attacco del febbraio 2008, questa è la prima volta che forze di sicurezza cinesi sosterranno operazioni militari in un’altra nazione senza mandato dell’ONU, un passo significativo per la Cina che è stata riluttante a giocare un ruolo più vasto nella sicurezza regionale. Da più parti si percepisce che Pechino debba ora prendere misure per proteggere i propri interessi economici all’estero.

I pattugliamenti congiunti sul Mekong serviranno a Pechino per approfondire la propria influenza in problemi di sicurezza sulla sua frontiera meridionale. Da tempo la Cina ha usato i legami con i gruppi etnici insorgenti in Birmania come un tampone rispetto ai problemi politici interni ed una forma di ricatto su Naypyidaw.

Contro questo sottofondo gli interessi economici e strategici nella regione stanno crescendo. La Birmania è diventato un pilastro strategico nella sua politica di apertura della sua regione sudoccidentale al commercio e di creazione di legami energetici verso il Medio Oriente che evitino il passaggio del facilmente bloccabile Stretto di Malacca.

Il Laos sta diventando sempre più importante come un centro di commercio che si estende al Vietnam, Thailandia e Cambogia fino anche a Singapore. Un insieme di strade e ferrovia provvederanno a legare la Cina al Sudest Asiatico attraverso il Laos e la Birmania. Con l’espansione di questo network la necessità di assicurare che tali corridoi restino aperti e senza rischi renderanno sempre più necessario alla Cina di fare passi in avanti verso i problemi di sicurezza con una partecipazione maggiore nei problemi di sicurezza regionale.

Una aumentata presenza della sicurezza cinese, una che sembra proiettare il proprio potere a sud nella regione, farà crescere ancor di più la percezione della maggiore invasione cinese. Allo stesso tempo la spinta cinese forse darà un buon impeto in più alle tre nazioni per porre fine al cattivo governo e mancanza di legge che da tempo esistono nelle remote rgioni che circondano il Triangolo D’oro.

Brian McCartan

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