Due posizioni a confronto a Huangyan o Scarborough Shoal

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Qui presentiamo due posizioni, quella cinese e quella filippina, sulla recente vicenda dello stallo tra navi della Marina Cinese e navi della Marina Filippina nella zona delle Spratly, alle Scarborough Shoal o Huangyan, mare cinese meridionale

I Pescherecci cinesi lasciano l’Isola leave Huangyan da Chinadaily

Tutte le barche da pesca cinesi hanno lasciato la laguna dell’isola Huangyan nei Mari Cinesi Meridionali venerdì notte, dopo una situazione di stallo durata cinque giorni, secondo fonti del Ministero degli esteri filippino e dei militari.

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Il ministro Alberto del Rosario in un comunicato di sabato ha aggiunto che una sola nave di sorveglianza cinese era rimasta sul posto. La fase di stallo è iniziata quando la Marina Filippina ha individuato 8 navi cinesi che cercavano rifugio dalla burrasca in una laguna vicino l’isola di Huangyan il giorno 8 aprile.

Le Filippine hanno inviato la loro nave più grossa “Gregorio del Pilar” per bloccare l’entrata nella laguna il 10 aprile, ed è stata raggiunta da due navi navi di sorveglianza cinesi nell’area per proteggere i pescatori cinesi ed evitare che fossero importunati.

Del Rosario ha detto che le Filippine si dichiaravano all’inizio d’accordo nel permettere il ritorno in patria dei pescatori dopo la confisca del loro carico di merce di specie in pericolo. L’ambasciatore cinese a Manila Ma Keqing insisteva che le barche da pesca fossero ispezionate dalle autorità cinesi. …. Lo stallo continua poiché la nave di sorveglianza cinese ed una barca della guardia costiera filippina rimangono sul posto.

L’isola Huangyan è una parte integrale del territorio cinese e le sue acque circostanti sono sempre state un territorio di pesca tradizionale dei pescatori cinesi. La Cina ha abbondanti prove storiche e di giurisprudenza a sostegno del suo esercizio di sovranità sull’isola e le acque circostanti secondo gli esperti.

Territorio in Pericolo Inquirer.net

Scarborough Shoal è un triangolo di piccole isolette che circondano una laguna di 150 chilometri quadrati. Popolata da una vita marina e corallina ricca, si è ravvivata delle tensioni della settimana passata quando navi cinesi e filippine si sono trovate di fronte in una battaglia continua per il possesso.

Le cose sono precipitate l’otto di aprile nel Banco che le Filippine reclamano come parte del proprio territorio chiamandole ironicamente Panatag, cioè Calma. Un aereo della Marina di sorveglianza avvistava otto barche cinesi nel banco, e la nave più grande della Marina Filippina è stata subito inviata nell’area.

Il 10 di aprile soldati della nave filippina salivano sulle barche cinesi dove scoprivano una raccolta di coralli, conchiglie giganti e squali nelle stive. Ma l’improvviso arrivo di due navi cinesi di sorveglianza impediva l’arresto dei pescatori cinesi per pesca di frodo.

La tensione è stata poi allentata in seguito agli sforzi diplomatici tra il ministro degli esteri filippino Del Rosario e l’ambasciatrice cinese Ma Keqing ed il ritiro della nave della marina filippina e di una nave di sorveglianza cinese.

Al momento solo una nave di sorveglianza cinese ed un mezzo della marina costiera filippina si trovano sul banco che i cinesi chiamano Huangyan. Ma la disputa sul possesso dell’isola non è affatto conclusa come mostrato chiaramente dal fatto che le navi cinesi sono salpate col loro carico, come voleva il ministro Dl Rosario.

Cosa è questa se non impunità? Il ministro aveva detto che le Filippine “cercavano il percorso diplomatico per arrivare ad una risoluzione dell’istanza.” ma alla fine ha ammesso che le sue speranze non lo avevano portato alla conclusione desiderata.

L’impasse non dovrebbe sorprenderci. La Cina chiaramente crede che il paese sarà tenuto a bada dalla sua forza militare. Potrebbe anche essere ma non vuol dire che dovremmo rigirarci e fare la parte del morto. Il presidente Aquino ha fatto una giusta osservazione:

“Quello che conta è che abbiamo cura della nostra sovranità. Non possiamo abbandonare il Banco e non possiamo che contare che su di noi.”

Infatti il Banco di Scarborough giace nelle 200 miglia nautiche di zona esclusiva economica filippina e si trova a 108 miglia nautiche dalla provincia di Zambales. La zona esclusiva economica è governata dalla UNCLOS a cui sia le Filippine che la Cina hanno aderito.

Tuttavia la Cina ha reclamato tutto quello che si trova nel Mare Occidentale Filippino ( o quello che si chiama Mari cinesi meridionali) ed hanno invocato la storia antica come prova di possesso.

La Cina reclama che Scarborough Shoal è stato suo territorio sin dalla dinastia Yuan nel tredicesimo e quattordicesimo secolo.

“Tutte le mappe ufficiali pubblicate dai governi cinesi dei differenti periodi segnavano l’isola di Huangyan come territorio cinese” dichiarava il governo cinese in una dichiarazione.

Rispetto alla zona economica esclusiva delle 200 miglia nautiche, il governo cinese ha detto che “gli stati costieri non hanno diritto di danneggiare il territorio inerente e la sovranità delle altre nazioni” e che “ogni tentativo di cambiare la proprietà della sovranità nazionale attraverso l’UNCLOS è una violazione della legge internazionale.”

Quello che dice chiaramente la Cina è che le Filippine, indipendentemente da quello che la legge dell’ONU dice non possono avere le isole Scarborough Shoal poiché sono sempre state nostre.

E’ un’affermazione che può essere descritta non solo tenue visto che la modernità ha riscritto le mappe di continuo, ma anche intimidatoria poiché si fa beffe della legge internazionale.

Questa non è la prima volta che barche cinesi sono state fermate mentre fanno razzia nei mari filippini e non sarà l’ultima considerate le risposte cinesi alle proteste filippine e le affermazioni di proprietà come intrusione. Cosa fare con queste intimidazioni che non accettano la legge internazionale così impunemente? Come salvaguardare il nostro dilapidato territorio?

La diplomazia è ovviamente la via corretta di procedere. Ma dietro gli sforzi diplomatici dobbiamo mantenere la nostra posizione ed esiste la comunità internazionale, specificatamente ASEAN e ONU, dove cercare sostegno e la giusta risoluzione. Come il presidente Aquino ha detto:

“Non saremo comandati a bacchetta perché siamo uno stato piccolo in confronto a loro”. Aggiungendo che sarebbe stupido far salire la tensione ha detto: “Crediamo di avere solide basi per affermare ‘non entrate nel nostro territorio .. dobbiamo proteggerei nostri diritti”.

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