Tanah Merah un progetto di deforestazione di Papua a Boven Digoel

Nella provincia indonesiana più orientale di Papua una nuova impresa dell’agroindustria ha iniziato i lavori di deforestazione per creare la maggiore piantagione di olio di palma al mondo su cui ricadono vaste accuse di illegalità.

Quando il progetto Tanah Merah sarà completato genererà circa sei miliardi di dollari in legname pregiato creando una piantagione, nel cuore del più vasto pezzo di foresta tropicale intatta in Asia, grande quasi il doppio della città di Londra. Emetterà anche un valore immenso di diossido di carbonio in un momento in cui l’Indonesia si è impegnata nel ridurre le emissioni da deforestazione.

Tanah Merah
Photo courtesy of Pusaka, January 2020.

Sin da marzo dello 2019, il Digoel Agri Group, fondato da una famiglia di Giacarta con legami politici ed ora sostenuta da investitori neozelandesi, ha buttato giù 170 ettari di foresta tropicale in una parte del progetto prima escluso dalla deforestazione, secondo le immagini satellitari.

La ripulitura rappresenta una frazione dei 280 mila ettari destinati al progetto che ora è controllato da conglomerati differenti, ma ci dice che la deforestazione potrebbe rapidamente accelerare dopo un decennio di false partenze da parte di altri investitori.

Sin dalla sua prima concezione nel 2007 si sono avuti vari cambi di mano nel progetto con vari investitori che impiegano tecniche di segretezza di impresa grezze e complesse per nascondere le identità.

La stessa assegnazione della licenza è segnata da irregolarità. Un’indagine transfrontaliera di The Gecko Project, Mongabay, Malaysiakini e Tempo, pubblicata a novembre 2018, rivelò che i permessi principali erano stati firmati da un rappresentante eletto che era in carcere per accaparramento di fondi statali.

Una successiva indagine trovava che le autorità credevano che altri permessi essenziali, sia per la piantagione che per la segheria enorme, per trattare il legname erano stati falsificati.

Due imprese, la cui maggioranza era di proprietà di aziende registrate negli Emirati Arabi, iniziarono ad operare con questi permessi nella parte settentrionale che ora è tenuta da Digoel Agri. In risposta alle domande scritte di Gecko Project e Mongabay hanno negato le accuse di falsificazione dei permessi.

Sulla carta il coinvolgimento di Digoel Agri nel progetto rappresenta un punto di discontinuità da queste accuse. La ditta giunse sulla scena dopo che i permessi sospetti tenuti dai precedenti investitori erano stati revocati e riassegnati ad esso.

Secondo Jackson Iqbal de Hesselle, che fa parte della famiglia Rumangkang e che è dietro Digoel Agri, le operazioni sono pulite. “Osserviamo le regole” ha detto di recente in una interviste nel suo ufficio di Jayapura, capitale della provincia papuana.

Comunque, mentre non ci sono chiari legami tra la Digoel Agri ed i precedenti investitori, la sua capacità di operare è possibile per il presunto processo di licenza compromesso accaduto prima.

La base legale delle attività dellla Digoel Agri si basa in parte sui decreti che riassegnano la terra per permettere lo sviluppo emessi dal ministero delle foreste nel 2012, dopo le richieste di precedenti investitori che si basavano su permessi di piantagioni presumibilmente falsificati.

Fino all’anno scorso le accuse dovevano ancora essere indagate, dissero vari burocrati di differenti agenzie di stato.

Le ONG che esaminarono il progetto affermano che i burocrati si affrettarono a ridistribuire le terre ai nuovi investitori senza tenere in conto propriamente le accuse di irregolarità nel processo di licenza e gli impatti ambientali e sociali che avrebbe il progetto.

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Arie Rompas, direttore delle campagne sulle foreste per Greenpeace Indonesia, definì il progetto Tanah Merah uno scandalo pubblico e disse che si sarebbe dovuto esaminare e revocare i permessi.

“C’è ancora un’opportunità per salvare questa area” disse Arie Rompas.

Entrano i Rumangkangs

LA Digoel Agri fu istituita da membri della famiglia Rumangkang secondo il registro governativo delle imprese. Il compianto patriarca della famiglia, Ventje, che morì a febbraio a 74 anni, era un fondatore del Partito Democratico dell’Indonesia, il veicolo della vittoria presidenziale del 2004 di Susilo Bambang Yudhoyono.

Nel loro ufficio di Jayapura, Jackson ed il fratello Jones Rumangkang dicono di aver deciso di investire nel progetto di Tanah Merah dopo l’incoraggiamento ricevuti dai burocrati a Boven Digoel, il distretto in cui si trova il progetto. Poi formarono varie compagnie sotto il nome Digoel Agri e iniziarono ad acquisire i permessi.

I fratelli dicono di aver ricevuto aiuto da Fabianus Senfahagi, presidente di un’associazione di popolazioni indigene locali che aveva avuto un ruolo nel guidare il progetto nelle prime fasi accompagnando i periti inviati dagli altri investitori nel 2012.

La corrispondenza tra Fabianus e i ministri del governo racconta che lui dopo si mosse affinché i permessi fossero revocati e riassegnati alla Digoel Agri Group

Nelle sue lettere al governo del distretto del 2014 affermavano che le popolazioni Auyu erano ansiosi che iniziasse il progetto. Allora le concessioni di suolo che sarebbero stati trasferiti alla famiglia Rumangkangs erano di proprietà della Tadmax Resource, conglomerato fondiario di deforestazione, mentre le azioni di minoranza erano di Menara Group, impresa enigmatica di Giacarta che portò in vita il progetto nel 2010.

Nei successivi tre anni, furono revocati i permessi della Tadmax e Menara dai governi distrettuali e provinciali con la ragione secondo cui le compagnie non avevano iniziato ad operare. I burocrati presso l’agenzia di investimento di Papua avevano anche sollevato dubbi che alcuni permessi erano stati falsificati.

Nel 2017 le concessioni detenute da Tadmax e Menara erano state riassegnate a Digoel Agri Group.

Agli inizi del 2019 Tadmax e Menara attaccarono questa decisione appellandosi con una lettera al governo centrale in cui accusavano di illegalità nella revoca dei permessi le autorità e sostenevano anche che chiunque usava la terra sulla base dei nuovi permessi, come le operazioni della Digoel Agri, commetteva un reato.

La Digoel insiste nel dire di rispettare la legge che aveva ottenuto i permessi necessari per iniziare ad operare dai governi distrettuali e provinciali.

Di solito per convertire le foreste vergini a piantagione ci sarebbe bisogno di fare domanda al ministero a Giacarta per cambiare la zonizzazione del suolo da sviluppo. Ma quando i Rumangkangs arrivarono a Papua questo processo era già in corso.

Il gruppo Menara e gli altri investitori avevano ottenuto i decreti di rizonizzazione dall’allora ministro nel 2011, emessi sulla base di permessi che il governo provinciale aveva giù riportato come falsificati.

In un’intervista dello scorso anno, Sigit Hardwinarto, direttore generale della pianificazione delle foreste del ministero, disse che si poteva riesaminare la rizonizzazione se le accuse di falsificazione dei permessi fossero state denunciate al suo ministero.

La rizonizzazione del suolo è l’eredità dell’amministrazione del presidente Yudhoyono e del ministro Zulkifli Hasan che nel suo periodo rizonizzò 2,4 milioni di ettari di suolo a favore delle piantagioni di olio di palma.

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Il presidente successivo, Joko Widodo, ed il suo ministro Siti Nurbaya Bakar hanno cercato un differente approccio. Nel 2018 Widodo firmò la moratoria di tre anni sull’emissione di nuove licenze per piantagioni da olio di palma.

Questa politica giunse dopo la crisi degli incendi e dei fumi del 2015 in cui bruciarono grandi appezzamenti di suoli torbosi come conseguenza degli incendi in agricoltura causate dalle industrie dell’olio di palma e del legname. I fumi tossici allora spostandosi sui paesi circostanti crearono una crisi sanitaria pubblica.

La moratoria vietava esplicitamente al ministero di rizonizzare il suolo per lo sviluppo dell’olo di palma ed invitava il governo a rivedere tutti i permessi in essere con la possibilità di revocarli. Alcune settimane dopo il primo annuncio del presidente nel 2016 Siti individuò i progetti di Tanah Merah come uno meritevole di indagine.

Nei commenti posti sul suo sito web, Siti si riferì in modo irrispettoso al fatto che il progetto sembrava essere stato creato per commerciare le licenze ad investitori malesi e disse che il presidente le aveva detto di rendere prioritario l’applicazione della moratoria a Papua.

“Dobbiamo davvero salvaguardare le foreste papuane e formulare ed applicare un concetto di sviluppo a Papua al meglio delle nostre capacità” disse citando le parole del presidente.

Comunque, né queste politiche né le accuse sul progetto di Tanah Merah hanno impedito il progresso sotto la direzione dei nuovi investitori. Le NGO che monitorano l’applicazione della moratoria hanno notato un progresso limitato a Papua.

Tanah Merah
Photo courtesy of Pusaka, January 2020

“Non c’è progresso significativo nel modo in cui si applica questa politica” dice Arie di Greepeace. “Il progetto di Tanah Merah dovrebbe essere un caso serio per vedere come si può portare avanti questa politica in modo serio ed efficace”

Interessi in competizione.

La famiglia Rumankangs insiste dicendo che il progetto darà benefici alle popolazioni Auyu che secondo uno della famiglia avrebbero mostrato molta simpatia per una prospettiva di una piantagione nelle loro terre.

“Non è che hanno chiesto, si sono messi a gridare” dice uno dei fratelli. “Le tribù Auyu sono le più povere a Boven Digoel anche se sono ricchi di risorse naturali”.

La famiglia Rumankangs hanno chiesto ad investitori stranieri aiuto a sviluppare la piantagione. Il partner principale è Neville Mahon, sviluppatore di proprietà che nel 2018 è diventato l’azionista di maggioranza delle sussidiarie con concessione di suoli del Digoel Agri.

L’associato di Mahon Thirunavukarasu Selva Nithan, cittadino australiano, è il solo direttore delle tre compagnie, secondo il registro delle imprese, che però ha detto di essersi dimesso invitando a porre le domande a Jackson Rumankangs.

Il coinvolgimento di questi investitori si aggiunge ad una lista lunga di attori nel mondo che hanno una parte in quello che potrebbe diventare il più grande appezzamento di olio di palma. Il gigante malese della deforestazione Shin Yang ha costruito un impianto di trattamento del legname del progetto.

A nord delle concessioni della Digoel Agri, investitori dall’identità nascosta dietro imprese anonime negli Emirati Arabi hanno iniziato a ripulire la terra avendo il gruppo Menara e altri di un politico importante indonesiano come partner secondari. Finora hanno distrutto 8300 ettari di foresta, il 3% dell’area totale del progetto.

Eppure un’altra imprese detiene i diritti nel blocco più a nord del progetto. Il registro mostra che è di proprietà maggioritaria di due compagnie registrate in un indirizzo postale in Malesia. Il proprietario di minoranza è il gigante della deforestazione malese Rimbunan Hijau.

Molti Auyu sono totalmente opposti al progetto Tanah Merah secondo Franky Samperante direttore di Pusaka, ONG indonesiana delle popolazioni indigene.

Tanah Merah
Rainforest in Boven Digoel, 2018. di Ulet Ifansasti per Greenpeace.

In un viaggio nell’area ha scoperto che membri del clan Kemon la cui terra è presa di mira dalla Digoel Agri, non voleva che proseguisse il progetto perché avrebbe distrutto la loro alimentazione e l’acqua che bevono. Si domanda anche della decisione del governo di far andare avanti il progetto senza indagare le accuse di illegittimità dei permessi dei precedenti investitori.

“Alla luce delle irregolarità che sono comparse il ministero dell’Ambiente e delle Foreste devono rivedere il decreto di rizonizzazione del suolo ed il ministero deve imporre sanzioni sui colpevoli”

The Gecko Project Mongabay.com