La terra dei sorrisi e discriminazione verso comunità LGBT

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Non sembra la Terra dei Sorrisi il luogo di gay, travestiti sfacciati e di licenza sessuale, vero? Bene, forse non è proprio così.

La superficie dell’acqua si increspa per poi agitarsi nella foga dei pesci che salgono a mangiare. Arisa Thanommek e Pacharee Hungsabut calano le loro dita in una busta di alimenti per pesci e gettano due manciate piene nel lago artificiale dove passano il loro fine settimana.

“Sapevamo le reazioni della gente quando ci sposammo” dice Arisa nel pensare alle offese dolorose che giunsero con l’arrivo delle foto del loro matrimonio sulla stampa a maggio. “Ma divenne orribile quando degli estranei scrissero alle nostre famiglie che si sarebbero dovute vergognare”

La Thailandia ama proiettarsi come un’oasi di tolleranza in un continente dove quasi metà dei paesi hanno messo fuori legge l’omosessualità.  E’ uno dei soli sette paesi asiatici ad aver firmato la dichiarazione dell’ONU dei diritti LGBT, e la sua industria turistica si propone ai viaggiatori gay con siti web come questo qui, vantando che la Thailandia abbraccia tutti gli stili di vita”.

Il paese potrebbe diventare il primo paese asiatico ad introdurre una legge sulle unioni dello stesso sesso. Tante coppie gay e lesbiche già usano delle cerimonie simboliche ma “se tutto va secondo quanto vogliamo” le unioni legali “potrebbero giungere nel giro di sei mesi”, dice Anjana Suvarnananda, fondatrice della organizzazione dei diritti LGBT, la Anjaree Foundation che sostiene la campagna legislativa.
Eppure come Arisa e Pacharee, e con loro tanti nella comunità LGBT, hanno scoperto tanta di questa tolleranza è una facciata. Dopo tutto era solo il 2002 che il governo thailandese smise di classificare l’omosessualità come una malattia. Ci vollero quattro anni ancora prima che i militari e qualche collegio conservatore permettesse a persone della comunità LGBT di unirsi ai propri ranghi. E’ anche più allarmante però che l’ostilità verso la comunità LGBT può assumere forme estremamente violente.

Nel 2012 una ragazzina di 14 anni denunciò alla polizia che suo padre la violentava da 4 anni poiché se ne andava in giro come “tom”, una parola che sta ad indicare i tomboy, lesbiche che si vestono ed agiscono come uomini.
Otto mesi prima un tomboy fu ucciso dall’ex ragazzo della sua ragazza, e l’omicidio fu commissionato dalla madre della fidanzata. Tra questi due casi un altro tomboy era stato preso a randellate fino alla morte, un altro stuprato e ucciso ed un terzo strangolato, sfigurato con un machete e gettato nel canale dell’irrigazione.

In totale 15 lesbiche furono uccise nel periodo dal 2006 al 2012 secondo un rapporto messo insieme da International Gay and Lesbian Human Rights Commission (IGLHRC). E’ difficile stimare quante lesbiche sono state attaccate, o il numero di gay e di transgender assaltati o uccisi. La legge thailandese non include la designazione di “reato di odio” ed il governo ha definito i casi denunciati da IGLHRC come “crimini di passione” o “amore andato a male”.

“Talvolta l’applicazione della legge è meno solerte quando è uccisa una persona gay o lesbica, possono credere che sia un caso di gelosia” dice  Tairjing Siripanich commissario in carico delle questioni LGBT presso la commissione nazionale dei diritti umani della Thailandia (NHRC).
La discriminazione sistematica è evidente.

Uno studio fatto insieme tra Plan International, Unesco e Mahidol University ha scoperto che un terzo dei due mila studenti intervistati della comunità LGBT era stata fisicamente molestata, un quarto sessualmente molestata. Solo una minoranza aveva precedentemente detto a qualcuno delle violenze anche se aveva causato loro una depressione e il 7% aveva tentato il suicidio.

“La Commissione dei diritti Umani deve essere più attiva e vedere la violenza e denunciare lo stigma” dice Grace Poore coordinatrice del programma regionale IGLHRC.

“E le ONG locali devono far pressione sul governo per sradicare la violenza contro la comunità LGBT.”

“In Thailandia sorridiamo sempre e salviamo la faccia, ma chiudiamo gli occhi a tutti i bulli lì fuori” dice Kaona Saowakun, un uomo trans (nato donna all’anagrafe) la cui lotta per venire a patto con la società e la sua identità di genere è stata caratterizzata dalla più brutta discriminazione. Quando gli fu vietato di fare gli esami presso la sua università in pantaloni, denunciò il fatto alla Commissione Nazionale dei diritti umani e poté costringere l’università a cambiare le sue regole. Ma poi l’università cominciò a richiedere a tutti quelli che volevano essere esentati dal codice di abbigliamento di chiederlo per iscritto prima di ogni nuovo semestre.

Le persone della comunità LGBT che si trovano bene in Thailandia tendono a tenere nascosto il propria orientamento sessuale. “Se la Thailandia fosse davvero tollerante, la gente lo mostrerebbe, ma non è così.” dice Douglas Sanders, un professore emerito canadese specializzato sui temi della comunità LGBT in Asia. “Nessuna persona famosa importante o figura politica si è manifestata e quindi non ci sono esempi”.

Quelli che apertamente esprimono il proprio orientamento sessuale corrono il rischio di essere ammassati con i perenni “Lady Boys” che senza dubbio stuzzicano più di un turista straniero ma occupano ruoli spesso ridicolizzati nella società locale. E mentre le parate dell’orgoglio ed altre manifestazioni pubbliche di cultura LGBT sono visibili nelle zone turistiche, come Phuket e Pattaya, la situazione nelle altre zone è molto differente. Una parata nella città di Chang Mai, nel 2009, attirò un’ostilità così forte da dover essere cancellata.

Mentre le persone erano pronte a marciare, un gruppo politico locale circondò il luogo dove si erano radunati, gridando insulti attraverso megafoni e lanciando pietre e frutta contro l’edificio.

“Per evitare attacchi e scontri decidemmo di non uscire” dice Anjana. Parate dell’orgoglio non hanno avuto mai luogo  Chang Mai come a Bangkok.

Eppure l’attivista trova che si stanno facendo dei progressi insieme a dei compromessi. La legislazione proposta di unioni dello stesso sesso non include la custodia di bambini e innalza il limite di età a 20 anni dai 17 per le unioni di persone di sesso differente. Almeno però la si considera.

“Prima, alcuni gay e lesbiche si sentivano minacciate da quelli di noi che cominciarono a parlarne apertamente, sentendo di stare perdendo quel piccolo spazio tranquillo che avevano già da soli nella società” dice Anjana. “La gente è più conscia dei propri diritti ora. Mostrano il loro affetto più apertamente, e sempre più si manifestano ai loro genitori”.

Arisa and Pacharee furono fortunate ad aver ricevuto la benedizione per il loro matrimonio dai genitori. Ora desiderano il momento in cui potranno ottenere il riconoscimento legale. “Volgio poter prendermi cura di Pacharee se qualcosa le accadesse” dice Arisa a cui attualmente non è permesso metter la firma sull’operazione medica per la moglie.

La cerimonia di maggio portò a qualcosa di più della mera indignazione pubblica. Ora hanno un seguito di seguaci su Facebook di 23 mila persone.

“La maggioranza dei nostri fan sono giovani che hanno paura di rivelarsi” dice Arisa. “Proviamo ad essere dei buoni modelli per loro. Non abbiamo mai paura di tenerci la mano o di baciarci in pubblico”.

Per Lijas, TIME

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