Terribile calvario di una filippina in Cambogia a O’Smach

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La struttura di O’Smach è di proprietà di un potente senatore cambogiano e magnate dei casinò.

Pensava che il loro incubo stesse per finire Carla Ramos Miembro quando vide la polizia cambogiana intercettare il mezzo che trasportava lei ed altri 26 filippini, venduti da una gang criminale di truffe informatiche ad un altra: Carla si è dovuta ricredere perché era l’inizio di un altro terribile calvario.

“I trafficanti e la polizia ci hanno trattato allo stesso modo ed avevamo la stessa paura.” racconta Carla che era stata fermata durante un trasferimento da una rete di traffico cinese in un palazzo nella Cambogia settentrionale alla città dei casinò della costa meridionale cambogiana di Sihanoukville.

“La polizia ci disse che aspettavano solo che i capi della mafia li pagassero per rispedirli ai trafficanti stessi”

kaibo sihanoukville come O'Smach

Carla è una delle migliaia di persone invogliate ad andare all’estero alla ricerca di un bel lavoro di ufficio che si sono ritrovate vendute al crimine organizzato che fa truffe di investimenti e siti di scommesse clandestine.

I palazzi delle truffe che sono spesso legati a casinò legali proliferano in Cambogia, Laos, Myanmar e Filippine, ma ci sono prove e testimonianze che anche paesi come UAE e Ghana sono diventati centri di schiavitù cibernetica.

Questi nuovi schiavi cibernetici, trattenuti in palazzi con guardie armate di persone connesse anche a potenti politici locali, sono costretti a commettere frodi online sotto la minaccia di tortura e di percosse ed hanno pochissime speranze di fuga.

Ma persino coloro che sono tratti in salvo spesso si accorgono di finire intrappolati per mesi in centri di detenzione dove le condizioni di vita sono terribili mentre attendono che i loro casi siano trattati. Sono accusati di aver infranto le leggi di immigrazione e di aver esteso il loro soggiorno oltre il periodo del loro visto, e rischiano di finire processati.

Rischiano nel caso peggiore persino di essere rivenduti ai trafficanti se incappano in funzionari corrotti.

Carla Ramos Miembro sette mesi prima era arrivata a Bangkok credendo di aver un contratto di lavoro di Customer Care per una grande azienda di criptovalute. Invece l’avevano trasportata dall’aeroporto a O’Smach, in una zona a sei ore di distanza sul versante cambogiano della frontiera.

Lei racconta che i trafficanti che le avevano pagato il volo le sequestrarono il telefono e la tennero in un edificio adiacente ad un casinò ad O’Smach. Lì le dissero che sarebbe potuta andarsene solo se dava loro 5000 dollari in riscatto, una somma troppo alta che non poteva permettersi.

La ragazza filippina era stata venduta ad una rete criminale cinese che prende di mira persone del Regno Unito per spingerli ad investire in piattaforme farlocche di criptovalute.

I suoi capi le diedero un mazzo di carte telefoniche inglesi, un migliaio di numeri telefonici e la costrinsero a passare 20 ore al giorno a numeri di telefono per spingere gli sconosciuti ad intessere una conversazione e costruire un rapporto. Chi del suo gruppo chiedeva aiuto era picchiato o torturato con scosse elettriche.

Per ben due volte Carla assistette a pestaggi così gravi da indurla a credere che le due vittime, non avendole riviste più, fossero morte.

L’ambasciata filippina in Cambogia ha confermato che uno dei due uomini pestati pesantemente era stato ricoverato e rimpatriato poi nelle Filippine. Del secondo uomo, un vietnamita, Al Jazeera non è riuscita a confermare se sia sopravvissuto.

Più vittime che erano finite per traffico ad O’Smach in momenti differenti hanno confermato di aver visto ufficiali di polizia di alto livello entrare in quell’edificio per raccogliere le mazzette.

In quella stessa struttura ad O’Smach era finita Huong, una giovane vietnamita che si era spostata in Cambogia appena dopo la laurea per lavorare come traduttrice. La ragazza vietnamita ha raccontato che il suo boss pagava 30mila dollari al mese alla polizia locale per avere protezione.

Trattati come prigionieri

Appena prima della mezzanotte del 25 settembre Carla Ramos Miembro e il suo gruppo ebbero l’ordine di fare le valige per essere portati a Sihanoukville a dieci ore di macchina.

Nella fretta Carla è riuscita a rubare un telefonino del lavoro e a chiedere aiuto. Il viaggio lungo ha creato una finestra di opportunità per mandare una richiesta di soccorso urgente da parte di un’unità di polizia che si trovava lungo il percorso dell’autobus, non collegata al complesso e disposta a intervenire.

La mattina del giorno seguente il convoglio di veicoli guidato da autisti dei trafficanti fu fermato e vari trafficanti arrestati. Le vittime dicono che ad accompagnarli sul bus c’era un ufficiale della polizia cambogiana armato che lavorava con la rete dei trafficanti, il quale sparì dalla scena quando il corteo fu fermato dalla polizia.

Dopo il salvataggio il caso cambiò di mano e tutti tra vittime e trafficanti furono portati al quartier generale del Dipartimento per i crimini legati al gioco d’azzardo commerciale dove furono detenuti.

“Quando arrivammo alla stazione di polizia avevamo davvero paura. Ci trattavano da prigionieri. Ci fecero dormire sul pavimento. Se pioveva o c’era il sole ci fecero stare fuori. Non ci potevamo lavare” ricorda Carla.

“La cosa peggiore era che eravamo abbastanza vicino ai trafficanti dentro le celle dove ci minacciavano. Se dicevamo qualcosa della località di O’Smach ci avrebbero ucciso”

Le minacce non venivano solo dai trafficanti ma per vari giorni dopo il salvataggio la polizia del dipartimento diceva che pensavano di rivenderci alla gang criminale.

Sebbene l’ufficiale coinvolto nel salvataggio, che non è affatto coinvolto in ciò che accadde dopo, insistesse nel dire che era solo una tattica per fare soldi dalle vittime, altri casi dicono che forse non fosse solo una vana minaccia.

Una fonte anonima della polizia Cambogiana ha detto ad Al Jazeera che è sempre più comune che la polizia di frontiera, responsabile delle pratiche che detiene le vittime prima che possano tornare a casa, messa su operazioni di salvataggio per ricattare le reti di trafficanti che vogliono indietro le vittime.

La fonte anonima cambogiana ha raccontato di essere stato coinvolto ad ottobre nella vendita di un gruppo di vittime del traffico detenute in un centro di detenzione vicino all’aeroporto di Phnom Penh ad una gang cinese che poi li ha schiavizzati. …

“La mancanza di informazioni rilasciate dal governo cambogiano insieme alle storie ascoltate dalle persone che sono sono state nelle strutture e passate nei centri di detenzione del governo è davvero scioccante. I centri di detenzione appaiono del tutto male equipaggiati perché non hanno letti, alimenti, acqua o sistemi che assicurino che trafficanti e vittime del traffico non siano tenuti separati” ha detto il portavoce dell’Ufficio Regionale di Amnesty International.

“Chi è un sopravvissuto del traffico, per prima cosa, non deve finire in centri di detenzione. Devono essere identificati come vittime e devono essere ospitati adeguatamente e messi in contatto con gli avvocati”.

Richiesta di soldi

Dopo un mese nel dipartimento dei crimini legati al gioco di azzardo, la maggior parte delle persone salvate dalle strutture della schiavitù informatica è trasferita nei centri di detenzione per un altro mese almeno, prima che possano tornare a casa, dove le condizioni sono ancora infime.

Huong, la traduttrice vietnamita, fu spostata dalla struttura di O’Smach dopo che un ministro cambogiano intervenne personalmente per farla rilasciare, ma ricevette comunque la sua dose di cattivi trattamenti.

Fu tenuta nei centri di detenzione per tre mesi, relegata in una piccola cella con altre vittime a qualche metro dai criminali cinesi che dovevano essere deportati per il loro ruolo nel traffico e per aver schiavizzato ragazze come lei. Huong ha raccontato che ci aspettava che lei ordinasse acqua e alimenti dall’esterno che le guardie però trattenevano finché non avesse pagato loro la commissione.

“Se non davo loro dei soldi non mi avrebbero lasciato andare” racconta Huong. “Sono così arrabbiata e non so perché vogliano i soldi dalle vittime. Lotto da due mesi e ora sono anche più disperata”.

Alla fine Huong è stata rilasciata e trasportata alla frontiera con il Vietnam dove ha subito un’altra estorsione sia dalla polizia di frontiera che dalla polizia della sua città che l’accusava di aver infranto le regole dell’immigrazione per essere stata troppo tempo in Cambogia.

Molti sopravvissuti del traffico delle frodi cibernetiche, come Huong, sono criminalizzati da chi li salva o persino dai propri governi quando giungono alla fine a casa.

Le leggi cinesi contro la schiavitù coprono solo lo sfruttamento sessuale e solo per donne e bambini, per cui le vittime delle frodi online e agli uomini schiavizzati in un qualunque contesto non è dato sostegno legale quando va bene, se non sono perseguiti per i reati che sono stati costretti a commettere.

Ad ottobre RFA diceva che 16 laotiani tra cui un 15enne erano bloccati nella custodia della polizia da due mesi dopo essere stati salvati dalle grinfie di una gang criminale nel Myanmar, mentre le autorità provavano a capire cosa fare con loro.

Ad agosto i media thailandesi riportavano la storia di un vietnamita che era scappato da una struttura cambogiana e si era rifugiato nella giungla. Ora l’uomo era accusato di essere giunto in Thailandia illegalmente.

Il gruppo di Carla Ramos Miembro è stato un po’ più fortunato.

Dopo essere rimasto nel dipartimento dei Crimini legato al gioco di azzardo per qualche giorno, minacciati di continuo da trafficanti e polizia di ritornare a O’Smach, furono di colpo ricollocati in una buona casa sicura in un luogo segreto dove organizzazioni di carità fornivano loro da mangiare. Però a due mesi dal salvataggio, nonostante l’intervento dell’ambasciata filippina e le pressioni dei gruppi dei diritti, il gruppo attendeva la firma delle autorità per il rilascio e poter tornare nelle Filippine forse prima di Natale.

Nel frattempo Carla Ramos Miembro e gli altri hanno passato i propri giorni a provare a ricontattare le vittime che erano stati costretti a frodare per metterli in guardia a non operare più sul sito di truffe prima che fosse troppo tardi.

Il peso della colpa è enorme e Carla in un’intervista dalla Casa Sicura scoppia in lacrime nel descrivere quanto odiasse il lavoro che era stata costretta a fare e quanto doloroso fosse lo stesso contattare le vittime delle truffe. Molti di coloro che avevano risposto avevano già perso somme significative.

“E’ colpa mia perché sono stato un idiota assoluto” dice un londinese di 47 anni che ha perso quasi 5000 euro nella truffa, dopo che in precedenza era riuscito a guadagnarci un piccolo profitto.

L’uomo ha detto che aveva ricevuto un messaggio da un numero sbagliato da una donna che si definiva una investitrice cinese che lavorava a Londra. La conversazione era diventata un corteggiamento dove non si parlava di soldi fino quando la donna non citò di aver fatto soldi attraverso la piattaforma.

L’uomo rimase scioccato nello scoprire che i messaggi venivano da Carla Ramos Miembro che era stata costretta a lavorare in quel ruolo, ma era riuscito ad attribuire il tutto alla propria dabbenaggine. Altri però sono rimasti nella disperazione.

In tutto questo frangente non è stata mai toccata la struttura di O’Smach di proprietà di un potente senatore cambogiano e magnate dei casinò. E’ ancora operativo il sito di investimenti fasulli che potrebbe anche essere stato clonato con altri nomi e sembra che i portafogli legati al gruppo hanno spostato decine di milioni di euro.

Mentre le vittime salvate dallo schiavismo informatico continuano ad essere minacciate e braccate dalle autorità, sembra che nessuno abbia voglia di chiudere abbattere questi gruppi criminali né la truffa in sé.

“Non ci hanno chiesto nulla del gruppo mafioso. Credo che non facevano il loro lavoro. Nessun dettaglio nessun nome” dice Carla Ramos Miembro.

Lindsey Kennedy -Nathan Paul Southern, AJ

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