THAILANDIA: Bloccare Bangkok diventa bloccare un parco pubblico

Sono passati 53 giorni da quando i manifestanti antigovernativi promisero di Bloccare Bangkok, la città più visitata al mondo, per tentare un “riavvio” della Thailandia, ed ora sono stati costretti a abbandonare il loro programma.
O forse piuttosto a ridurre la propria finestra, spostandosi dalle grandi strade cittadine ad un parco pubblico della città.

Improvvisamente, sembra improbabile qualunque rilancio della fallita rivoluzione popolare della Thailandia. Suthep Thaugsuban, il capo di una serie di proteste contro il governo, ora al quarto mese, che mirano a liberare la Thailandia dell’influenza del clan al governo degli Shinawatra, ha persino chiesto scusa per il disagio causato. I siti delle manifestazioni nella Bangkok centrale devono essere smantellati, mentre altri restano per ora in piedi. Questo sviluppo non porrà fine comunque alla battaglia sulla legittimazione del governo.
Quello che mostra è che il rischio di un fallimento diffuso sociale ed economico ha cominciato a farsi sentire presso i protagonisti: le forze armate, il governo ed infine Suthep, il capo di fatto dell’opposizione. Sono state uccise almeno 23 persone, compreso 3 bambini, e centinaia di altri feriti sin da ottobre. Ci sono stati scontro a fuoco nel centro di Bangkok. E dovunque sono state colpite le entrate. Si stima che la perdita economica causata dalla protesta vada sui 15 miliardi di dollari e che potrebbe facilmente raddoppiarsi, distruggendo così una ricchezza che pareggerebbe il reddito del palazzo reale. Secondo Forbes stima che il reddito del Re della Thailandia si aggiri attorno ai 30 miliardi di dollari.

La brutta verità che è al centro del conflitto ideologico della Thailandia è che entrambi gli schieramenti preferirebbero vedere morto l’altro schieramento. E nessuno vuol fare il suicidio. Nel passato, il Re avrebbe potuto chiedere a Suthep di accettare un compromesso. Ma il re è anziano e fragile. Al suo posto le forze armate, il vero potere reale dietro il trono, sono entrate in azione. Alcuni giorni prima della ritirata apparente di Suthep il capo dell’esercito aveva avvisato lui e i suoi sostenitori nelle fila militari, tra la burocrazia, il sistema giudiziario e il palazzo che i golpe non sono più nel menu.
Perché le forze armate sanno che non è ben accetto. Soprattutto, temono un qualche contraccolpo che già cova tra le magliette rosse più militanti, i sostenitori del primo ministro Yingluck e di suo fratello in esilio Thaksin. L’aria tra i rossi è cambiata in modo impressionante sin dal 19 febbraio quando una corte diede loro torto. Il verdetto, che sosteneva la natura pacifica delle proteste antigovernative e che la polizia non doveva interromperle, li ha infuriati. Quella sentenza fu un segnale per le fazioni più radicali che loro avrebbero potuto prendere le armi. Un capo delle magliette rosse ha promesso di reclutare 600 mila giovani in favore di un nuovo gruppo pro-governativo, Democracy protection Volunteers Group. Se il tipo sia un fuori di testa o no, non è certamente il solo nel disegnare una linea dura: non ci deve essere nessun golpe, militare o giudiziario. Il primo marzo degli uomini non identificati hanno sparato un centinaio di colpi contro la casa della madre di uno dei capi della protesta (che a sua volta aveva cacciato l’ex moglie di Thaksin da un grande magazzino di lusso di Bangkok).
La apparente discesa di Suthep giunge solo dopo qualche giorno che le magliette rosse hanno iniziato a copiare le sue tattiche e lanciato l’assedio ad un’istituzione del governo. Il 26 febbraio hanno costruito un muro di sabbia e pietre per bloccare l’entrata della Commissione Nazionale contro la Corruzione (NACC), nella zona settentrionale di Bangkok. Il NACC dovrà mettere sotto accusa Yingluck per la sua politica di bandiera, un progetto di sostegno del riso opulento. Se sarà dichiarata colpevole, Yingluck e varie figure del Puea Thai potrebbero essere rimosse dal loro posto e messi al bando dal fare politica per cinque anni.
Il caso è aperto e il risultato incerto. Come è incerto la richiesta del governo di completare un’elezione nazionale senza di cui non si può convocare il parlamento e restare al potere. Per questa questione è come quelle assicurazioni da parte del partito democratico di opposizione quando dice che preferisce le elezioni alla richiesta dei manifestanti di un consiglio del popolo nominato. Era lo stesso partito che boicottò le elezioni del 2 febbraio e che sta di mezzo ai tentativi del governo per costruire il quorum necessario per il prossimo parlamento.
L’entrata del NACC è ora il sito di una manifestazione delle magliette rosse, isolato dalle sue proprie guardie armate. Si vendono nelle bancarelle le immagini di Yingluck e Thaksin. Al momento è la sola zona dedicata alle magliette rosse della Bangkok metropolitana. Hanno l’intenzione di mantenerla, come una specie di linea rossa. In pratica stanno imitando i manifestanti contro il governo che all’inizio del mese costruirono un muro di cemento ai cancelli del palazzo del governo affinché non potesse ritornarci “in questa vita o nella prossima”.
Ora sembra bizzarra, se non incomprensibile, l’idea che la rivoluzione di Suthep risponda alla richiesta popolare per un governo migliore. In una delle innumerevoli tende messe a Lumpini Park, il nuovo quartier generale della rivoluzione, manifesti a grandi lettere cercano di spiegare in inglese: “Osservatori occidentali comprendete per favore che questa è la nostra riforma democratica in moto. Voi avete avuto le vostre, lasciatecela fare”
Se la rivoluzione di Suthep dovesse riprendersi nella forza e trionfare, contro tutte le probabilità, sarebbe sconcertante. Ma allora l’intensità della risposta contro il suo movimento sarebbe ancora più sconcertante. Suthep vuole proteggere il paese e la monarchia. Un punto di vista meno caritatevole dice che ha provato a proteggere il controllo economico e politico della elite tradizionale sulle risorse della nazione, difendere lo status quo che un’altra rivoluzione, quella del colpo di stato del 1932, una volta provò ma non riuscì a superare.
Sembra che sia balenato alle forze armate che il tentativo di Suthep di preservare il ruolo del potere possa ritorcersi contro. Meglio per tutti, quindi, che la sua insurrezione sia ingabbiata in un parco pubblico.

Articolo collegato  Bolle turistiche e corridoi per ravvivare l'industria del turismo thailandese

Economist-Banyan