Dalla Birmania in Thailandia per sgusciare gamberetti

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Lavorare per tante ore a sgusciare i gamberetti non era la possibilità che Ko Mynt si era dato quando lasciò la povertà del suo villaggio in Birmania, e non lo era anche questa cittadina di Mahachai a pochi chilometri da Bangkok. L’uomo aveva in mente di lavorare per una fabbrica di vestiario.

schiavitù lavoro forzato

Ma il percorso verso un posto di lavoro dei suoi sogni non era sotto il suo controllo, anche se aveva pagato oltre quattrocento euro ad una rete di intermediari, i caporali, che operano lungo la frontiera tra Birmania e Thailandia.

Dopo la promessa dello scorso anno di lavorare in una fabbrica, fu buttato in un capannone a sgusciare gamberetti a Mahachai, dove sono comparsi molte denunce di violazioni di diritti del lavoro.

“Non ho scelta perché ho un debito con un intermediario che mi promise un lavoro buono in una fabbrica di vestiario ma poi mi ha portato qui.” racconta Ko, dopo aver esitato alcuni giorni prima di parlare. “Sono i caporali a controllare i salari, la vita e tutto.”

La paura per i caporali si origina dalla sua condizione: è uno dei due milioni di lavoratori emigrati in Thailandia senza documenti per lavorare in uno dei tanti campi tra l’edilizia, le campagne le industrie e la pesca. Mahachai lo riflette con appena centomila emigrati registrati, su quattrocento mila lavoratori emigrati, che sono registrati legalmente per lavorare nelle aziende di inscatolamento dei frutti di mare e i capannoni delle aziende più piccole di pulitura dei gamberetti in questa città.

“Le aziende gestite dalle grandi compagnie sono apposto con il lavoro, mentre il problema si pone per le piccole aziende dove i lavoratori sono costretti a lavorare dalla mattina presto fino alle dieci di sera.” dice Aung Myo Kyaw della Rete dei Diritti dei lavoratori migranti (MWRN).

“I caporali minacciano costantemente i lavoratori di farli arrestare dalla polizia e di confiscare i loro passaporti se non obbediscono agli ordine nelle aziende.” Per Aung Myo Kyaw, Ko Mynt è “una vittima del traffico umano”, molto simile alle altre denunce nelle oltre 700 aziende di pulitura dei gaberetti di questa cittadina. “Sono i lavoratori più vulnerabili”

Ma queste vittime ora hanno un alleato potente: il governo Statunitense che ha trasformato il suo “Rapporto sul traffico delle persone” in uno strumento diplomatico per combattere la schiavitù moderna e per avvisare Bangkok che questo traffico deve terminare.

Negli scorsi tre anni la Thailandia era al secondo posto nella Lista di Osservazione del Dipartimento di Stato USA. Se non riesce a convincere gli USA sugli standard uno dei più vecchi alleati potrebbe vedere scivolare la propria posizione alla diplomaticamente e economicamente dannosa Categoria Tre tra le quali ci sono paesi che gli USA attaccano di frequente come Corea del Nord e Iran.

La possibilità che un’onta simile colpisca l’industria dell’esportazione thailandese in ascesa ha un certo effetto sul governo e sull’Associazione dei produttori thailandesi di alimenti congelati (TFFA). Il paese esporta prodotti per quasi 7 miliardi di dollari di prodotti della pesca all’anno secondo la FAO. Tra le maggior destinazioni dei rinomati gamberi tigre è il mercato americano che raccoglie il 36% del prodotto esportato e venduto nelle catene dei supermercati o dei ristoranti.

“Una legislazione americana colpirà l’immagine ed il marchio dei prodotti di pesca thailandesi. Nessuno vuole mangiare gamberi prodotti come nel Medio Evo.” dice il presidente della TFFA, Panisuan Jamnarnwej. E alcune misure della sua organizzazione per ripulire la zona di pratiche in violazione dei lavoratori hanno funzionato, sostiene, indicando la fine del lavoro minorile nei capannoni di ripulitura dei gamberetti.

“E’ stato il risultato del monitoraggio dei nostri associati, ma non tutte le aziende fanno parte della nostra associazione.”

Lo stesso ministro degli esteri thailandese, Surapong Tovichakchaikul, è entrato in azione accompagnando di recente una delegazione di diplomatici stranieri in una visita presso le aziende nell’area di Mahachai per convincerli della falsità dei rapporti di traffico umano, ai quali ha sostenuto

“Il coinvolgimento dell’industria della pesca thailandese nel traffico umano, come pure nel lavoro minorile e lavoro forzato, è causa di grande preoccupazione per noi”.

Grandi sforzi sono stati fatti per convincere l’ex segretario di stato americano, Hillary Clinton, a concedere più tempo alla Thailandia per implementare il Piano Contro il Traffico Umano che sostiene: “Abbiamo chiesto alla Clinton di attendere finché facciamo qualcosa e credo che ora gli USA saranno equi nel valutarci per il rapporto di quest’anno.”

Il governo americano sta finanziando un programma da nove milioni di dollari portato avanti dall’ILO, Sindacato mondiale, per porre fine al traffico umano in Thailandia.

“Questo mostra l’interesse americano nel voler vedere finire gli abusi in posti come la ripulitura dei gamberetti, dove c’è stato un piccolo miglioramento nonostante tutto quello che afferma il governo thailandese” dice Andy Hall, autore del rapporto “L’economicità ha il suo prezzo alto” che tratta lo sfruttamento dei lavoratori emigranti nelle sezioni dell’industria alimentare Thailandese.

Marwaan Macan-Markar http://www.ipsnews.net/2013/03/fishing-labour-out-of-the-dark-ages/

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