Dopo la grande alluvione e possibile ritorno di Thaksin?

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In una recente riunione segreta del governo thailandese sembra sia stato proposto un decreto di amnistia a favore di Thaksin Shinawatra, condannato a due anni per corruzione ed in esilio scelto, dopo il golpe del settembre 2006.

Benché si possa accettare un governo del Puea Thai dopo le elezioni di luglio (guidato da Yingluck Shinawatra, una donna e sorella di Thaksin stesso, cose già di per sé indigeste in Thailandia), per molti è difficile da digerire il ritorno di Thaksin, cosa che di sicuro metterebbe in crisi qualunque ipotesi di riconciliazione aprendo la strada a sicure manifestazioni di piazza ed ad un nuovo scontro sociale dalle prospettive pericolose per la nazione thailandese, quando la Thailandia è ancora in piena crisi dell’alluvione e deve provare a rimettersi in sesto riguadagnando la fiducia dei tanti investitori stranieri.

l'intricato dilemma della thailandia

Nell’articolo che segue di Shawn Crispin su AsiatimeOnline, si discute la prospettiva futura thailandese anche alla luce delle diatribe e critiche sugli sforzi dei soccorsi.

Dopo la grande alluvione in Thailandia

La grande alluvione ha spostato il rapporto di forza nella politica thailandese esaurendo la precedente fase forte del premier Yingluck Shinawatra e rafforzando le forze del potere realiste alleate contro suo fratello più grande, condannato e in esilio scelto, Thaksin.

Quattro mesi dopo una vittoria risonante del mandato elettorale, la Yingluck si trova a dover fronteggiare una perdita di credibilità per la sua gestione discontinua e, secondo molti, inetta del disastro naturale che ha inondato migliaia di industrie, colpendo in modo avverso più di due milioni di persone con quasi 600 morti. Le risposte alla gestione delle acque alte in competizione hanno sottolineato ancora la profonda polarizzazione politica.

Mentre la crisi si sposta dal piano dell’emergenza a quello della ripresa e dello sviluppo, la Yingluck sta scommettendo che una spesa massiccia statale per le aree colpita dal disastro, per consunte politiche populiste e, in modo più controverso, un progetto di decreto di amnistia ancora segreto che permetterebbe a Thaksin di ritornare il mese prossimo in Thailandia da uomo libero rimetteranno in sesto il suo governo un tempo forte.

Con l’incertezza di Yingluck l’alluvione è servita in quello che alcuni analisti chiamano “il disastro perfetto” per le forze opposte conservatrici.

Prima del disastro il governo di Yingluck si avviava celermente a minare vari basi di potere del gruppo di potere realista in nome della riforma politica, mettendo sulla difensiva i militari, la burocrazia, il sistema giudiziario e i media anti Thaksin.

Una legge della difesa mirava a porre un controllo civile più forte sulle forze armate, comprese le promozioni e le degradazioni, mentre la creazione di una nuova commissione mirata al rinnovamento del sistema giudiziario sembrava destinata a spostare i giudici realisti più importanti. La legislazione proposta dei nuovi media, stilata dal ministero della cultura darebbe maggiore potere al capo della polizia nazionale, attualmente il cognato dello stesso Thaksin, di censurare unilateralmente i giornali stampati senza la possibilità di un ricorso legale.

Nel 2006 furono i media dell’opposizione a sostenere i militari che fecero il colpo di stato. I giudici realisti, nel frattempo, buttarono giù una serie di decisioni che sono andati contro Thaksin e i suoi alleati politici. Verdetti politicizzati misero al bando dalla politica i ministri principali, abbattendo due governi amici di Thaksin nel 2008 e portando nel 2010 al sequestro di 1,4 miliardi di dollari delle finanze personali di Thaksin per le accuse di corruzione.

Alcune mosse politiche della Yingluck prima del disastro miravano ad affrontare il taglio delle forze armate e del sistema giudiziario contro l’accordo raggiunto nel Brunei tra gli interlocutori di Thaksin, i militari ed una parte del palazzo reale che puntellarono la pacifica transizione democratica di luglio facendo sorgere speranze di una nuova prospettiva di riconciliazione politica dopo sei anni di crisi intermittenti. Nella stessa direzione andavano le panzane lanciate dal ministro Chalerm che suggeriva delle scappatelle legali per assolvere Thaksin delle accuse penali e le nuove indagini che lanciò per accertare il ruolo dei militari nella repressione violenta delle proteste a favore di Thaksin.

Queste mosse insieme al ritorno indietro politico causato dall’alluvione sembrerebbe indicare che l’accordo iniziale di Brunei si è ormai esaurito. Ora mentre Yingluck prova a riprendersi sul piano politico, avrà di fronte un gruppo di potere realista ringiovanito che ha conquistato dei punti a spese del suo governo durante l’alluvione e anche elementi più radicali che stanno già minacciando una risposta violenta contro il suo piano di amnistia reale mirato a riabilitare il suo fratello maggiore.

Per i detrattori della premier, l’alluvione ha messo in luce la sua inesperienza politica, un vuoto di comando che dicono abbia fatto salire, senza necessità, il costo umano, economico e di reputazione del disastro. Accuse di corruzione nelle fasi di distribuzione, immagazzinamento e ricerca degli aiuti hanno colpito alcuni dei suoi principali ministri, mentre gli scoppi di pianto della Yingluck hanno fatto sorgere domande scomode sulla sua forza e sulla sua salute mentale.

Per i suoi alleati il governo del Puea Thai ha fatto bene per quanto ci si potesse aspettare considerata la scala del disastro, descritto da tutti come il peggiore a colpire la nazione negli ultimi cinquanta anni. Hanno anche sostenuto che il biasimo per la scarsa preparazione dovrebbe essere assegnata anche al governo uscente del partito democratico che ha permesso alle dighe ora stracolme di rilasciare l’acqua prima i lasciare il governo.

I Democratici che ora controllano l’amministrazione di Bangkok hanno provato a sfruttare svergognatamente la crisi per minare la credibilità e la guida della Yingluck in vista della campagna elettorale prossima per le città che si terrà nel 2012.

Nella contesa di Yingluck con i Democratici, le forze armate hanno trasformato la crisi in un momento di riabilitazione della propria immagine dopo la omicida repressione delle magliette rosse pro Thaksin. Il comandante generale Prayuth Chan-Ocha ha ripetutamente rifiutato di invocare lo stato di emergenza, rispondendo alle critiche delle magliette rosse, secondo cui lui mirava a sfruttare il disastro per prendere il potere in un “golpe dell’acqua”, rimettendosi al potere civile di Yingluck.

Invece le forze armate hanno comunicato la nozione democratica, anche attraverso la loro televisione, che fanno il loro dovere di “esercito del popolo” attraverso il loro ruolo guida nelle evacuazioni, nel trasporto di emergenza e nella consegna degli aiuti. Hanno anche lasciato alla polizia il mantenimento dell’ordine pubblico, laddove le vittime dell’alluvione hanno protestato e smantellato le barriere erette a protezione delle aziende industriali e la parte interna di Bangkok a spese delle comunità povere, molte delle quali hanno votato per Yingluck.

In chiave più simbolica Prayuth è emerso come un portavoce di fatto per il re Bhumibol attualmente all’ospedale, portando a conoscenza del pubblico la riverita opinione del monarca su come meglio affrontare l’alluvione. Le unità delle forze armate hanno indossato a profusione magliette gialle con la scritta “Guardia del Re” sui loro dorsi mentre portavano avanti operazioni di emergenza, sottolineando che il palazzo reale e i militari lavorano mano a mano per la distribuzione dell’aiuto.

L’idea è stata sottolineata quando Prayuth annunciò che il Re si era opposto ai piani del governo per dare una priorità particolare alla protezione dall’alluvione dei palazzi reali. Nel frattempo i media thailandesi hanno ripetuto la potente terminologia nazionalista usata dai portavoce militari che hanno paragonato i distretti inondati di Bangkok a territori nazionali persi sotto lo sguardo della Yingluck.

Lo stesso palazzo è entrata nella ricerca dello sguardo della gente. La principessa Chulabhorn diceva ai media locali che il Re aveva di recente perso conoscenza dopo aver seguito per ore le notizie di resoconti sulle sofferenze umane causate dall’alluvione e in realtà come un risultato dovuto al sanguinamento intestinale, un candido resoconto sulla salute del Monarca che alcuni realisti e analisti indipendenti interpretavano come una critica velata alla gestione della crisi da parte di Yingluck.

Per tutta la crisi Yingluck si è inchinata all’autorità reale anche con consultazioni dirette col Re che negli anni ha sviluppato un interesse particolare nei problemi di gestione delle acque. La stessa reverenza è stata anche letta nella designazione di Thongtong Chandrangsu, consigliere speciale della principessa Sirindhorn, a portavoce del FROC e di Sumet Tantivejkul, uno dei consiglieri più vicini al Re, alla guida del comitato che presiederà gli sforzi di ricostruzione del governo.

Entrambe le nomine sono giunte dopo che i primi gestori della crisi di Yingluck sono stati fortemente criticati dai media giocando la propria parte nella storia sempre detta che i politici sono facili alla corruzione e a rendere prioritari i propri interessi personali su quelli nazionali. Allo stesso tempo, alcuni analisti credono che ci siano stati burocrati realisti coinvolti nella gestione delle acque che intenzionalmente hanno mancato o ritardato sui propri compiti e previsioni per far apparire Yingluck in difficoltà con i media.

La crisi ha anche manifestato le divisione e agende in conflitto sottostanti nel differente campo politico di Thaksin e Yingluck. Entro maggio del 2012 un gruppo di più di cento politici, che erano stati banditi dalla politica per cinque anni dopo il golpe del 2006, potranno concorrere alle elezioni o assumere posti nel governo. Alcuni capi dissidenti del gruppo si sono lamentati in privato con Thaksin sui risultati di Yingluck, benché i resoconti dei media locali secondo cui qualcuno chiedeva la sua rimozione fossero chiaramente esagerati secondo persone vicino alla situazione.

Secondo alcuni analisti Yingluck ha bisogno di cambiare qualcuno del suo governo prima che la vecchia guardia di Thaksin torni e punti il dito sulle responsabilità degli scandali nel soccorso riaffermando il controllo politico su ministeri chiave, quali l’agricoltura, l’energia e gli interni, per evitare di diventare un’amministrazione traballante. Proprio il ministero dell’agricoltura Teera Wongsamut, che ha ammesso sotto la spinta di un’opposizione incalzante di aver mantenuto l’acqua nelle dighe a livelli alti nel tentativo di immagazzinare abbastanza acqua per sostenere un terzo raccolto di riso, è il più vulnerabile.

Il partito Chat Thai di Teera è radicato nella piana centrale del paese a forte coltivazione di riso, ed è quello che ha più da guadagnare dalla politica populista del riso del governo di Yingluck, con la quale si useranno fondi governativi per pagare il riso ad un prezzo superiore a quello del mercato globale. Comunque se si fa del Chat Thai, partito importante della coalizione, il capro espiatorio della crisi, il partito stesso potrebbe lavorare contro le priorità politiche di Yingluck, compreso gli schemi di riconciliazione nazionali che richiedano l’approvazione parlamentare.

Alcuni analisti, stante la situazione più debole del suo governo, stante il gruppo di potere realista ringalluzzito e una crisi non ancora risolta, si domandano se la Yingluck non abbia sbagliato i propri conti nell’assicurare il ritorno di Thaksin, i cui critici, compreso le magliette gialle del PAD, hanno affermato che il decreto reale abbozzato mette una pressione non dovuta sul Re, per legge al di sopra della politica e in ospedale sin dal settembre 2009 per vari malanni, che dovrebbe sottoscrivere l’ordinanza di amnistia.

Nel contesto politico polarizzato della Thailandia, specie nel periodo che porta al 84° compleanno del Monarca largamente riverito, un numero importante sul piano mistico, e alla luce delle tante affermazioni recenti del Re sul favorire il governo della legge, sono cose ancora incerte.

Nuove proteste di strada contro Thaksin minacciano di portare nuove ondate di instabilità specialmente se le forze del potere, che lo scorso anno fecero fallire le proteste del PAD anti cambogiane e anti partito democratico, dovessero riunificarsi attorno ad una causa che aggrega come quella contro Thaksin.

Mentre le acque della grande alluvione recedono lentamente, sta emergendo un’altra crisi sull’orizzonte politico.

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