THAILANDIA: I separatisti del profondo meridione thailandese

Era di qualche giorno fa la notizia che un attacco dei separatisti malay musulmani nel profondo meridione della Thailandia era stato respinto dalle forze di sicurezza, con 16 morti a carico dell’insorgenza, grazie ad una intelligence che ha permesso di preparare l’imboscata perfetta. Ora grazie forse anche a questo successo, si comincia a dire che la legge del decreto di emergenza sarà sostituita da una legge più malleabile, la legge di sicurezza interna, e che alcuni notabili musulmani diventeranno consiglieri del ministro dell’interno per il profondo meridione thailandese. Gli attentati comunque non si fermano e lo stillicidio dei morti e dei feriti continua.

A farci pensare e a far pensare soprattutto la Thailandia è un video postato da studenti anonimi di Pattani sui funerali di uno dei sedici militanti uccisi nel distretto Bacho di Narathiwat, Mahrosu Jantarawadee. Ci rimanda, col racconto degli articoli che seguono, ai due massacri che hanno aperto questa fase dell’insorgenza nel meridione thailandese, quello di Tak Bai e della moschea di Krong Se. Entrami i massacri hanno visto le autorità coinvolte tutte assolte, nessuna responsabilità dei governi. Soprattutto ci rimanda una cosa che non si vuol vedere: militanti sono persone che hanno il rispetto delle popolazioni locali e che si muovono liberamente perché nessuno li andrà mai a denunciare.

I separatisti hanno un dolore profondo nei loro cuori. Bangkokpost

Un video di appena due minuti del funerale di alcuni dei 16 separatisti uccisi dopo il fallito attacco alla postazione dei marines a Bacho nella provincia di Narathiwat è stato messo su Youtube a due giorni dall’attacco. Col titolo “Regno dei guerrieri per 16 martiri” mostra un grosso gruppo di musulmani malay che seguono il funerale tenuto al cimitero mentre tanti di loro cantano “Allah è grande”

Questo video ha provocato una grande rivolta tra i thailandesi buddisti che sentono che i morti sono assassini di gente innocente e non eroi come percepito dalle famiglie ed amici musulmani. Si è detto che il video è stato caricato da un gruppo di studenti di Pattani che sono ora ricercati dalle autorità. Mi chiedo quali accuse si possono loro affibbiare.

Ma il video ha detto una cosa che è davvero la reale causa di preoccupazione per le autorità responsabili della restaurazione della pace. Ci sono molte persone che credono che i separatisti morti sono “eroi” e che loro ed i loro compagni lottano per una giusta causa.

Se si vanno a vedere le storie delle vittime morte si nota che molti di loro furono coinvolti nell’incidente del 25 ottobre 2004 a Tak Bai che finì tragicamente con la morte di sette manifestanti uccisi dalle forze di sicurezza. Altri 78 di loro morirono soffocati mentre erano trasportati dai camion dal sito di protesta ad un campo militare vicino Pattani. Alcuni di loro furono arrestati e poi rilasciati. Il presunto capo del gruppo di separatisti era Maroso Chantharawadee, uno dei manifestanti a Tak Bai secondo sua madre Jehma Jehnee.

In un articolo apparso su Pattani Forum e riapparso sul sito di ISRA News Agency, la Signora Jehnee ha detto che suo figlio Maroso fu tra i manifestanti arrestati e trapsortati nel campo di IngKayuth a Pattani. Come altri manifestanti arrestati aveva le mani legate e fu costretto a stare colla faccia verso il basso sul camion in cima ad altre persone. Ma lui riuscì a liberarsi le mani e a liberare le funi dagli altri manifestanti. Per tutto il viaggio al campo furono pestati e colpiti con i fucili. Maroso disse alla famiglia che provava un grande dolore nel cuore ed era profondamente arrabbiato poiché non aveva fatto nulla di sbagliato. Dopo quel giorno di Tak Bai Maroso era diventato un’altra persona.

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Maroso era prima ricercato per un attacco bomba nel suo villaggio quando morirono vari soldati, e dopo era stato implicato in altri incidenti violenti nella regione. Un altro separatista, Saudi Ali passò due anni e mezzo in carcere dopo Tak Bai. Masakree Sasa si è rifiutato di consegnarsi, nonostante le suppliche della sorella Farida, perché non si fidava che le autorità gli avrebbero fatto un processo giusto. Chiaramente la vicenda di Tak Bai ha lasciato una ferita profonda nella comunità malay musulmana nel profondo meridione che sente che dopo nove anni la giustizia resta una chimera dal momento che nessuno è stato ritenuto responsabile per quelle morti. Molti di loro hanno quel dolore dentro di loro, mentre altri si sono uniti all’insorgenza.

Lanciare la propria rabbia contro chi piange i propri morti ed onorare i separatisti caduti non cambierà il modo di pensare di chi sostiene l’insorgenza. Nè l’arresto di chi ha caricato il video su Youtube sarà di aiuto nel convincere la gente dei musulmani locali che è importante vincere la guerra contro l’insorgenza. Il “processo di guarigione” esteso alle famiglie dei separatisti morti da parte del governo è un tentativo nella giusta direzione, sebbene sia stato interpretato male, quando fu annunciato dal ministro Chalerm. Sebbene non sia pagata nessuna ricompensa per le morti dei loro amati, le famiglie hanno bisogno di aiuto e comprensione sulle ragioni di queste morti.

Come parte di questo processo, i figli di Maroso, che guidò l’attacco fallito sulla base dei marine e che è ritenuto l’omicida del maestro dell’insegnante musulmano nella scuola di Bacho, riceveranno sostegno nell’istruzione per poter continuare nei loro studi. Perché aiutare la famiglia dell’omicida di un insegnante? Alcuni possono fosse giustificare il gesto. Ma dovremmo condannare i figli per i crimini commessi dal padre? I bambini indipendentemente dai loro genitori hanno bisogno di istruzione perché così non seguano le orme dei loro genitori.

Le forze di sicurezza hanno vinto una battaglia a Bacho che darà un colpo all’insorgenza. Ma per vincere la guerra c’è ancora tanta ma tanta strada da fare. E per cincere questa guerra, è necessario per prima cosa vincere la fiducia e la comprensione dellagente della regione, specie le famgilie dei separatisti.

Ma in nove anni dal massacro di Tak Bai è diventato chiaro che il solo uso della forza non è la soluzione al conflitto anche se per il momento la forza è necessaria. Un dialogo di pace sembra il giusto modo di affrontarlo ma la grande domanda è chi parlare dal momento che gli insorti non hanno un chiaro capo.

Nella morte si vede un altro lato dell’insorgenza, nationmultimedia

I genitori di Maroso hanno dovuto attender quattro ore davanti all’ospedale di Narathiwat in attesa del corpo del figlio, poiché il comandante della IV armata ed altre personalità volevano vedere le sembianze di questo capo appena trentunenne. Maroso era uno dei sedici separatisti uccisi nello scontro a fuoco con i marines nel distretto di Bacho, quando 50 separatisti sono caduti nella trappola, avendo le autorità saputo in anticipo dell’attacco pianificato.

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Per le autorità Maroso era un militante, che aveva perso la via intrappolato in un movimento armato che abbraccia una storia distorta e falsa dell’Islam. Aveva oltre dieci mandati di cattura ed era latitante da cinque anni. Ma per la famiglia e i suoi vicini era una persona responsabile che amava profondamente la moglie ed i bambini.

“Si assicurava che i nostri figli ed io vivessimo confortevolmente. Costruì la casa con il suo lavoro di commerciante di bestiame.” dice Rusanee, moglie di Maroso e madre di una ragazza di sedici ed un bambino di un anno e mezzo. “Comprò a nostra figlia un computer e le parlava di come avrebbe voluta vederla crescere da donna istruita e pia, e avrebbe voluto che studiasse all’estero”

“C’era stato anche il momento in cui volevano che si consegnasse tanto che presero suo fratello più giovane pensando che lo avrebbero convinto a consegnarsi” dice sua madre.

Il suo funerale ha attratto una grande folla ed è stato un momento molto forte. Giovani e vecchi facevano la coda per vedere il suo corpo avvolto in un manto bianco. Sullo sfondo c’era un canto costante di “Allah è grande”

Nonostante l’elevato numero di solati nella regione Maroso e gli altri ricercati si aggiravano alquanto liberamente soprattutto perché la comunità locale non li avrebbe consegnati. Le autorità dicono che la gente ha paura, ma i residenti dicono che i militanti fanno parte della comunità. Come i separatisti, condividono alcuni dei sentimenti e dela sfiducia storica nei confronti dello stato thailandese.
Che Mah Che Ni dice che la vita del figlio è cambiata drasticamente dopo il massacro di Tak Bai nel 2004 che portò alla morte di 84 dimostranti disarmati, la maggioranza dei quali morti soffocati nei camion. “Fu uno dei ragazzi accumulato uno sopra l’altro sul camion dei militari. “ dice Che Mah. Il massacro che non vide mai la punizione di alcuno, ha radicalizzato un’intera generazione di musulmani malay in una regione già fortemente piena di contese ed è diventata parte di una narrazione locale che nutre la giustificazione per prendere le armi nel movimento separatista.
Qualche anno dopo Tak Bai, Maroso e Rusanee si sposarono. Lei dice che sapeva benissimo cosa andava incontro e comprendeva i rischi. Provarono a vivere e lavorare in Malesia, ma ritornarono quando lei attendeva il loro primo figlio. Di ritorno a Bacho Maroso cominciò di nuovo quello che aveva lasciato. Quando le si chiede delle sue attività di separatista, Rusanee ha risposto: “Ognuno sa di cosa si tratta”.

Maroso fece visita a sua moglie ed ai figli tre volte nel mese scorso e le telefonò prima dello scontro a fuoco a pochi chilometri dal villaggio. “Mi disse che sarebbe tornato a casa e di non aver paura.”

Maroso è tornato, ma da morto. Seppellito come un martire, shahid, secondo la tradizione islamica. “Era qualcosa che voleva da sempre” dice Rusanee che è fiera del marito e lo ringrazia per le cose che ha. Lei dice di non pentirsi di nulla.

In un certo senso la morte di Maroso è stata una benedizione. Almeno, ha detto la moglie, non c’è più da preoccuparsi se fosse stato preso vivo. “Era certo che sarebbe stato torturato con severità se lo avessero preso vivo”.