Colpo di scena che meno ti aspetti nella crisi thailandese

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Quando tutto sembrava perso ecco il colpo di scena che meno di aspetti.

Il capo della polizia Kamronvit Thoopkrachang, fidato di Thaksin, all’agenzia Reuters dice: “In ogni area dove ci sono stati gli scontri abbiamo ora ordinato alla polizia di ritirarsi. E’ la politica del governo di evitare il confronto”.

Per il giorno 3 dicembre si era temuto il peggio dopo i duri scontri del giorno prima davanti al palazzo di governo, quando oltre agli idranti e ai gas lacrimogeni, qualcuno ha denunciato dei colpi di arma da sparo e il ferimento di tre persone.

Vicino l’università di Ramkhameng quattro persone sono morte per colpi di arma da fuoco e ci sono altri 98 feriti: una bazzecola ancora se si rapportano ai 92 morti e le migliaia di feriti della repressione del 2010 ordinata da Suthep ed Abhisit. Oltretutto una corte di Bangkok aveva già inviato al Falso Profeta Suthep il mandato di arresto per alto tradimento, un reato che può mandare una persona alla condanna a morte.

Invece oggi, il colpo di scena, la polizia ha tolto le barriere in cemento, il filo spinato, ha aperto le file ed ha permesso ai manifestanti di entrare sia nel palazzo di governo che nel quartier generale della polizia metropolitana. Ha offerto anche fiori ai manifestanti e si sono fatte le foto da offrire sui social networks col rischio concreto di bloccarli per l’alto traffico.

Sembra che la linea politica del premier Yingluck Shinawatra di tenere un atteggiamento basso e non di scontro aperto con i manifestanti abbia pagato, abbia dato i suoi frutti. Una mano gentile e risoluta che ha anche rigettato le richieste, antidemocratiche e strambe, di Suthep di un parlamento del popolo non eletto perché non previste dalla Carta Costituzionale, che per altro il suo partito vuole cambiare. Yingluck ha persino detto che sarebbe disposta a farsi da parte e a indire nuove elezioni se questo tornasse utile al paese. E non è un atto di generosità, ma di forza: ben sa che il partito democratico o un’altra forza realista non potrebbe mai vincere la competizione elettorale.

Allo stesso tempo il falso profeta Suthep sembra aver reclamato una vittoria parziale in quanto hanno preso simbolicamente il palazzo del governo e della polizia, ma il potere di Thaksin è sempre lì, vivo e vegeto. “Dobbiamo lottare da ogni angolo fino alla vittoria” ha detto Suthep.

Che qualcosa dovesse succedere era nell’aria. Il 5 dicembre è l’ottantaseiesimo compleanno del riverito Re Bhumipol, e non è proprio la giornata in cui si litiga. Deve essere una giornata di armonia.

Una pausa era prevista ed è indispensabile. Ad arbitrare questa pausa ci sono ovviamente i militari, con il capo delle forze armate Prayuth, un arbitro che ha già fatto sapere che sta dalla parte della nazione, che non ha detto di non stare da parte di un governo eletto. Ma è l’unico, che non essendo entrato formalmente nel conflitto, può arbitrare. Una tregua in cui tutti possono dirsi vincitori e in cui nessuno perda la faccia rimangiandosi quanto detto prima.

L’agenzia AFP riporta questo: “Una fonte militare che sa dell’incontro di domenica mattina (tra Suthep, Yingluck e i militari stessi, nota mia) ha riferito a AFP che i capi dell’esercito, della marina e dell’aviazione si sono rifiutati di dar il loro sostegno al premier. ‘Nessuno di questi tre comandanti si è schierato dalla parte del Premier. Hanno detto che se il governo avesse usato la forza, sarebbero stati dalla parte della gente’ ha detto la fonte in condizione di anonimato”

Ovviamente questa presa di posizione non indica la volontà dei militari di entrare nel conflitto, ma semplicemente non vogliono essere tirati per la giacca: sono consci dei guasti creati con la repressione di Ratchadaprasong e dei 92 morti le cui famiglie ancora chiedono giustizia. Capiscono altresì che un loro intervento potrebbe solo portare ancora danni al paese e precipitarlo in una situazione non prevedibile, senza risolvere nulla.

Come ricordano molti analisti, il peso popolare delle magliette rosse, che negli ultimi giorni hanno accettato di essere confinati nello stadio di Bangkok e che hanno subito 3 morti, è ancora troppo forte ed un altro golpe scatenerebbe soltanto un altro confronto mortale, mentre nei prossimi mesi o anni si preannuncia la salita al trono del principe Vajiralongkorn, un principe ereditario e controverso, di cui nessuno pubblicamente parla.

Secondo alcune fonti giornalistiche, ci sarebbero state dietro le linee forti consultazioni tra i capi militari e Thaksin direttamente per trovare un “cessate il fuoco” secondo cui sarebbero stati proprio i militari a fare da tramite tra le due parti. Quanto durerà questo cessate il fuoco, non è detto di saperlo, ma nei prossimi giorni si saprà di più.

Scrive un blog, ThaiPoliticalPrisoner:

“Abbiamo la sensazione che il vecchio gruppo (le magliette gialle) sono di nuovo al lavoro. Entrambi gli schieramenti hanno di fronte i rischi e le opportunità. Suthep non può cantare vittoria, ma rimettere in moto la folla non è cosa facile. Perde il momento, e ed ha incontrato una seria minaccia perché si è chiuso a riccio molto velocemente. Per il partito del Puea Thai e per il governo, possono riprendersi e cominciare a pensare, ma è chiaro che devono essere “disciplinati”. Se continuano a stare al governo, sono sotto la guida dei militari? Il solo modo di uscirne da parte del governo sarebbero le elezioni. E le masse e le magliette rosse sosterrebbero ancora il Puea Thai? Crediamo di sì, ma le magliette rosse sono state messe da parte, a causa di tutte le menzogne che i media hanno messo in giro sulle magliette rosse e sulle violenze di stato, visto che sono state mandate a casa. Era un ordine dei militari sostenuto da una minaccia? Noi crediamo di sì. Ci sono giorni interessanti davanti a noi quando il compleanno (…) sarà passato.”

Alcune considerazioni. Che Thaksin sia completamente irriconciliabile col potere realista è certo. Non ci può essere spazio per due figure simboliche forti ed egemoni nello stesso spazio. Eppure bisogna trovare un accomodamento tra un potere che non vuol morire, o che non vuole o non sa trasformarsi secondo le moderne vie, ed un potere che fonda la sua legittimità sul voto popolare, sulla “democrazia elettorale” ma non sulle regole democratiche.

In questo senso devono occupare due spazi diversi se non vogliono giungere ad un momento di scontro sanguinoso dove a perdere potrebbero essere tutti oppure dove il vincente troverebbe di fronte a sé un paese distrutto.

Nei prossimi giorni forse si definirà il modo in cui continuare ad accomodarsi dove tutte e due le parti devono dare qualcosa e non perdere la faccia. Non bisogna dimenticare che Yingluck è salita a capo del governo dopo una vittoria elettorale ma con il bene placito dei militari e del potere realista, dopo che un accordo è avvenuto a Dubai, dove Thaksin, ex premier in esilio risiede.

La ricerca dell’amnistia totale e del cambiamento costituzionale sono state le cartine al tornasole dei limiti a cui si può spingere la politica di Yingluck.

Scrive un analista politico, Thinitan Pongsudhirak, su The Guardian:

“Nel futuro le forze del potere eletto dovranno mostrare più integrità e abilità legislativa. Avranno bisogno di esaltare la fiducia degli elettori ed evitare abusi di potere. Le forze del potere nominato e non eletto dovranno offrire legittimazione elettorale e offerta politica per raccogliere la vasta maggioranza dell’elettorato. Hanno bisogno almeno di avere una possibilità di trionfare alle elezioni.

Questo vuol dire che il partito Puea Thai di Thaksin Yingluck dovrà essere più attenta alle problematiche della minoranza elettorale entre l’opposizione del partito democratico avrà bisogno di un completo rifacimento della dirigenza e delle idee politiche per avere la possibilità di vincere dopo venti anni di spaccature. Ed è necessario che sorgano altri partiti da portare ad un livello elettorale superiore.

L’ultimo scoppio di crisi del paese è un grande miglioramento negli ultimi anni. I militari non sono intervenuti, gli aeroporti forse non saranno chiusi di nuovo e il sistema giudiziario non ha sciolto il partito di governo. Sono segni positivi che emergono dalla curva di apprendimento della Thailandia. La Thailandia deve costruire su questi progressi mentre si arrangia con una miscela di fonti di potere eletto e centri non eletti di autorità morale”

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