THAILANDIA: Il modello industriale giapponese Thailandia-Più Uno

La crisi politica thailandese non ha mostrato alcun segno di rallentamento ed anzi diviene più evidente la crescita della violenza politica. E dal momento che la Thailandia è parte importante dell’economia regionale, la sua crisi prolungata ha prodotto effetti vasti sui paesi amici. Tra di essi il Giappone, il più grande partner economico della Thailandia, ha anche sentito il calore della politica.

La crisi ha già chiesto un pedaggio all’economia del paese. Quest’anno si aspetta una crescita del PIL 4,3% al ribasso rispetto alle proiezioni del 5,2%. Il ministro delle finanze ha anche messo in guardia che la crescita potrebbe scendere anche fino al 3% se dovesse persistere il disagio politico. Per il momento molti investitori esteri sembrano legati alla Thailandia. Ma le ditte giapponesi stanno attentamente monitorando gli sviluppi politici del paese, mettendo in atto piani di salvataggio per evitare le conseguenze sfavorevoli conseguenti al peggioramento del conflitto politico.

Nel dicembre scorso, facendo eco alla preoccupazioni degli uomini d’affari giapponesi l’ambasciatore nipponico Shigekazu Sato ha espresso le sue preoccupazioni sll’incertezza politica del paese. Riferendosi alla posizione del primo ministro Shinzo Abe e al ministro degli esteri Fumio Kishida, l’ambasciatore ha detto: “Come investitori esteri maggiori nel paese con una grossa comunità giapponese che qui risiede, speriamo che tutte le parti interessate risolveranno il conflitto in modo pacifico e democratico all’interno della via costituzionale”. Uno dei piani di salvataggio giapponesi è la realizzazione di un modello industriale Thailandia Più Uno.

Ma è doveroso a questo punto dire che questa politica Thailandia Più Uno non è nata a livello di governo, né era una risposta direttamente alla crisi politica thailandese. Era un’idea catalizzata dalla comunità di affari giapponese che studiava la possibilità di ricollocare parte delle produzioni ad alta intensità di manodopera nei paesi limitrofi alla Thailandia, le cosiddette CLM, Cambogia, Laos e Myanmar.

In altre parole la Thailandia è diventata troppo costosa per alcuni tipi di manifattura ad alta intensità di manodopera. Altri difficoltà che incontrano gli investitori giapponesi includono la crescita del salario minimo e la penuria di lavoro. Comunque il modello industriale Thailandia-Più Uno forse viene a salvare le imprese giapponesi in Thailandia in un momento in cui il conflitto politico ha una tendenza a persistere, cosa che avrebbe un impatto sulla loro fiducia. Persino il segretario permanente del ministero degli esteri Thai, Sihasak Phuangketkeow, ha reiterato che le compagnie giapponesi hanno spostato strategicamente parti dei loro affari che si concentravano in Thailandia verso luoghi del “Più Uno” come Laos e Cambogia, per evitare i rischi di sconvolgimenti sociali e disastri naturali in Thailandia.

Articolo collegato  Nuova fazione reale Colletto Rosso guida i militari thai

Questo modello industriale giapponese non è cosa nuova, ma una riproduzione del modello cinese Cina Più Uno. Gli uomini di affari giapponesi, apprendendo dall’esperienza cinese, implementano la loro politica per sollevarsi di pesi economici, sfruttare le opportunità nei mercati in espansione nell’orbita della Thailandia, come pure, per diversificare i rischi politici in altri luoghi lontani dal regno. Perciò l’essenza dell’iniziativa Thailandia Più Uno è trasferire parti dei processi di produzioni ad alta intensità di lavoro verso le economie crescenti della Cambogia, Laos e Myanmar.

E’ importante notare che come nel caso cinese invece di continuare la ricerca di mercati sofisticati per perseguire business di lucro, le compagnie giapponesi sono attratte dall’idea di collegare la loro base di produzione in Thailandia con città piccole e medie alle aree di confine come luoghi di manifattura alternativa.

Non c’è bisogno di dire che le condizioni economiche e politiche in Thailandia forniscono la scusa per l’iniziativa. Da un punto di vista economico, le industrie ad alta intensità di lavoro in Thailandia sono sempre meno fattibili a causa delle paghe crescenti e alla mancanza di manodopera. In termini di rischi politici i conflitti senza sosta segnati dall’intensificazione della violenza politica praticamente rallenteranno gli investimenti stranieri diretti compresi quelli giapponesi. La prospettiva che il conflitto giunga alla fine è veramente fioca. L’incertezza politica è quindi in parte responsabile per la parziale ricollocazione della produzione giapponese dal regno verso i paesi vicini.

E’ anche da notare che i paesi vicini stessi hanno migliorato le loro condizioni economiche nazionali. Una crescita economica rapida la si vede in Cambogia, Laos e Myanmar. Il loro tasso di crescita ha superato quelli dei membri originali dell’AEAN. Nel frattempo i governi di questi tre paesi sono entusiasti di dare il benvenuto agli investitori esteri formulando così politiche attrattive per assicurasi flussi in entrata continui di denaro estero. Si offrono spesso ai potenziali investitori, vicini e lontani, incentivi come miglioramento delle infrastrutture, leggi eque di impresa, concessioni ad investimenti esteri e garanzia di stabilità politica.

Articolo collegato  Sanam Luang e le richieste di riforma della monarchia thai

Ma l’impatto sulla Thailandia potrebbe essere immenso. L’idea originale dietro il modello industriale giapponese voleva essere utile al Giappone e alla Thailandia. Ad un livello il Giappone non ha mai voluto abbandonare i suoi investimenti di lungo termine nel paese in base alla forza dell’economia della Thailandia, della sua forza lavoro esperta e dei processi produttivi affidabili. L’iniziativa Thailandia-Più Uno era intesa per consolidare la Thailandia come un centro regionale di manifattura che avrebbe dovuto tenere sotto controllo le basi di produzione di piccola scala in Cambogia, Laos e Myanmar.

Allo stesso tempo il Giappone avrebbe potuto espandere la propria presenza economica nella regione non solo per aprire la strada a investimenti potenziali dalle imprese giapponesi ma anche per accrescere la propria competitività in un momento di dura competitività con la Cina. Da questa prospettiva la politica giapponese Thailandia-Più Uno è una formula vincente per le proprie imprese e i partner locali.

E’ comunque innegabile ce la crisi politica ha parzialmente influenzato le compagnie giapponesi a cercare partner locali più affidabili. Con gli investitori nipponici ancora nervosi per una ripresa globale fragile, la competizione con la Cina e la recessione economica stessa giapponese, lo stallo polticio Thailandese potrebbe colpire il suo fascino come destinazione di investimento per i giapponesi e condurre ad una pericolosa uscita di capitali

A dire il vero dopo poco più di tre mesi di dimostrazioni politiche a Bangkok l’impatto economico è palpabile. Con l’industria turistica che è stata colpita duramente, gli investitori esteri hanno dilazionato le loro decisioni di acquisto. Inevitabilmente la ricollocazione di parti della produzione giapponese verso i paesi del CLM, in questa fase critica del paese, sarà presa come un segno della diminuita fiducia nell’economia del regno. Da seconda economia della regione, dopo quella Indonesiana, la traiettoria dell’economia thailandese, durante l’attuale crisi e nel suo dopo, giocherà una parte vitale nell’economia regionale.

Mentre si sta materializzando la costruzione della comunità dell’ASEAN, le incertezze economiche e politiche in Thailandia forse causano un grande intoppo al processo regionale. La politica giapponese Thailandia-Più Uno può forse giungere per mettere ordine in parte al proprio dilemma di investimento nella regione, ma potrebbe anche risuonare l’allarme sull’eterna apparente instabilità della Thailandia.

Pavin Chachavalpongpun, prachatai.com