THAILANDIA: la fiducia e la costruzione della pace

juwae pattani

I colloqui di pace tra il governo thailandese e i gruppi separatisti musulmani hanno raggiunto una tappa fondamentale lo scorso mese quando le parti si son decise a sedersi per stabilire i modi per ricostruire la fiducia reciproca ed eliminare i sospetti per trovare una soluzione duratura al conflitto di tanti anni.

La Malesia, che un tempo era accusata di immischiarsi nello stato di agitazione del profondo sud thailandese, ha ospitato i colloqui di pace a Kuala Lumpur il 13 di giugno tra i membri del governo thailandese e i membri del BRN.

Alla fine dell’incontro fu rilasciato una dichiarazione che vagamente stipulava l’importanza della buona volontà e della sincerità, priva però di ogni specifica misura sul come ridurre la violenza. Questa dichiarazione però giungeva in un momento particolare proprio prima dell’inizio del mese sacro del Ramadan che cominciava a luglio.

Nonostante l’ottimismo restano le sfide. Sebbene ci siano stati tre incontri, gli omicidi nelle tre province dell’inquieto meridione sono continuati. I militanti musulmani hanno principalmente mirato alle forze di sicurezza e ai docenti, percepiti come agenti dello stato a predominanza buddista.

Sotto il governo di Thaksin Shinawatra riemerse nel 2004 un’insorgenza islamica. Gli scontri alla Moschea Krue Sae a Pattani dove 32 militanti musulmani furono uccisi e a Tak Bai dove 78 detenuti musulmani morirono soffocati durante il trasferimento ad un campo militare lontano, legati con le mani dietro le spalle e ammassati a cinque e sei file, infuriò le comunità musulmane in Thailandia e nel mondo intero.

Finora il conflitto ha prodotto oltre 5000 morti nelle tre province più meridionali. Gli attacchi continuano giornalmente. I vari governi di Bangkok si sono preoccupati della attuale crisi politica descritta sommariamente come lo scontro tra sostenitori e nemici del premier deposto Thaksin, mentre la violenza nel meridione era stata dimenticata.

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Le ragioni dietro la rinascita del separatismo del meridione sono una combinazione di mancanze economiche della comunità musulmana locale, subordinazione politica e discriminazione sociale, l’ascesa dell’Islamizzazione e una crescente intolleranza religiosa che è diventata parte dell’impiego dello stato thailandese del nazionalismo per la lotta contro l’insorgenza.

Lo stato thai comunque non il solo da condannare per la nascita dello sciovinismo buddista. La monastica Sangha e il rendere il buddismo come religione nazionale appoggiata dalla monarchia giocano un ruolo nella monopolizzazione dello spazio religioso in Thailandia.

Per lungo tempo i thai musulmani si sono sentiti alienati e violentati. Sono passati sotto un’assimilazione forzata che includeva il thai come lingua ufficiale minacciando certe pratiche e usanze tradizionali islamiche e quindi innescando la risposta violenta da parte dei Thai Musulmani.

Il conflitto nel meridione non solo ha avuto una conseguenza sulla politica thailandese, c’è stato anche un aspetto internazionale con riguardo alle relazioni con la Malesia che dal 2004 in poi sono state influenzate per lo più dal riemergere del separatismo thailandese. La mancanza di comprensione del conflitto e la politicizzazione della situazione ha generato una frattura nelle relazioni bilaterali.

La storia ha giustificato il ruolo della Malesia nella crisi del meridione thailandese. Il Regno di Pattani fu annesso alla Thailandia nel 1902 prima del trattato anglo-siamese. Rifatto come una parte aliena di una società a predominanza buddista, la minoranza thailandese ha mantenuto legami religiosi e culturali con i loro amici musulmani in Malesia. Si sa che i Malay in Malesia hanno avuto un occhio di riguardo per la sofferenza dei musulmani thailandesi. La violenza crescente delle forze di sicurezza thai ha incrinato in crisi le relazioni tra Thailandia e Malesia.

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Fino a tempi recenti, il premier Yingluck Shinawatra ha provato a trovare una strada per la pace con la comunità thai musulmana e per il miglioramento dei rapporti con la Malesia, ma c’erano degli ostacoli. Prima cosa la comunità locale musulmana non poteva dimenticare quello che Thaksin aveva fatto nel 2004, mentre nel contesto politico il meridione non è mai stato territorio del Puea Thai quanto piuttosto del parto democratico all’opposizione.

Il ministro della difesa malese Hishamuddin Hussein ha detto ai media di avere speranze di progresso attraverso uno sviluppo concreto delle province meridionali: “Il problema dello sviluppo, povertà, uguale trattamento per tutti .. questi sono i problemi da considerare da entrambe le parti gasandosi sulla fiducia. La sua costruzione è la parte difficile”.

La fiducia certamente terrà vivi i futuri negoziati. Da una prospettiva allargata un meridione thailandese in pace permetterà migliori relazioni tra Thailandia e Malesia.
Pavin Chachavalpongpun, Japan Times