Thailandia: un anno dopo a Samut Prakarn

Erano circa in 1000 quando iniziarono, ma quel numero si è subito ridotto a 400 a Samut Prakarn. Il numero attuale di donne che lavorano al Try Arm sono 30, tuttavia quelle che portano avanti la cooperativa, che produce indumenti intimi femminili, sono decise ad aver successo.
Forse hanno poche altre possibili opzioni. Rungnapa Boonmala, 49 anni, dice: «Provo a vivere una vita quanto più normale possibile. Vivevo abbastanza bene, ma ora devo solo lavorare molto di più»
Sostiene che trovare un altro lavoro sarebbe sconveniente per lei poiché avrebbe solo il minimo salariale; poi non lavora in fabbriche dove non sia presente un sindacato, ma trovarne una potrebbe essere molto difficile in questa nazione del sudest asiatico dove appena il 4% della forza lavoro è sindacalizzata.

Lo scorso anno lei e le altre della cooperativa facevano parte di una forza lavoro di 4200 operaie della Triumph International, una ditta svizzero tedesca che produceva biancheria intima ed aveva a Samut Prakarn uno stabilimento, a 29 chilometri da Bangkok.
Il 29 giugno del 2009 facevano parte delle 2000 unità licenziate, citando la compagnia «a causa della recessione globale e al calo della domanda del mercato.» Secondo la stessa compagnia la contrazione era anche in linea con il programma di ristrutturazione globale della compagnia.
Try Arn è di fatto un giocattolo per Triumph col suono molto simile al modo in cui i Thai lo pronunciano. Il logo è un pugno chiuso. Benché la picola ditta fa cose simili, i suoi lavoratori guadagnano quasi 8 dollari al giorno, una cifra inferiore ai 10,75 che guadagnavano quando lavoravano nella grande ditta.

Di sicuro, le imprese orientate all’esportazione sono spesso le prime vittime della caduta della domanda nelle recessioni. Queste industrie, che includono biancheria intima, giocattoli ed elettronica, impiegano per lo più donne. Secondo la Friends of Women Foundation, un gruppo locale che promuove i diritti delle donne, le donne costituiscono il 90 % della forza lavoro nelle industrie legate all’esportazione. I dati del ministero del lavoro Thailandese dicono che nella prima metà del 2009 hanno chiuso più di 300 industrie col licenziamento di 29 mila lavoratori.
I sindacati della Triumph denunciarono che la compagnia ha licenziato solo quelli attivi nel sindacato a Samut Prakarn nella zona industriale di Bangkok. Al contrario la compagnia, in un comunicato alla IPSnews scrive «la ristrutturazione implicava il licenziamento del personale manageriale, di supervisione e di impiegati come pure di lavoratori che potevano essere iscritti al sindacato»

Il sindacato fa notare che molti dei licenziati erano donne che lavoravano per la compagnia da più di vent’anni, cosa che la Triumph sostiene essere casuale.
«Ovviamente siccome la maggioranza dei lavoratori erano e sono donne che lavorano per noi da molto tempo la maggioranza dei licenziati avevano più di vent’anni di servizio.»
Il sindacato sostiene che l’azienda ha violato l’accordo collettivo compreso la mancanza di consultazione preventiva e termini insoddisfacenti di compensazione.
Benché i lavoratori non cercassero più di essere riassunti, essi vogliono quello che chiamano «una equa compensazione» basata sulla formula che si ritrova sull’accordo collettivo, cosa rigettata dalla compagnia in quanto il giudice del lavoro ha già negato questo sostenendo che la compagnia ha soddisfatto a quanto prescritto dall’accordo.
Quasi mille dei lavoratori licenziati. nel frattempo, intrapresero una manifestazione di fronte al ministero del lavoro per vari mesi. la protesta si chiuse il 28 febbraio dopo che i sindacati accettarono la proposta che includeva corsi di formazione, richiesta di finanziamenti bancari e la donazione di 250 macchine da cucire.
Parte di quest’offerta servì a fondare la Try Arm che cominciò a lavorare durante la protesta. Ora è ospitata in una modesta struttura localizzata ai limiti di una zona industriale e sono al lavoro 15 macchine da cucire e una macchina da taglio.
Con la maggior parte delle loro colleghe chehanno abbandonato e le altre che continuano ad andare avanti come soldati, Jittra Cotshadet coordinatore della TRyArn dice: «Cercheremo di ricostruire le nostre risorse e di aiutarci l’un l’altro per sopravvivere in questa società e questo sistema.»
La Try Arm produce circa 200 pezzi al giorno di biancheria intima venduta a quasi 2 dollari l’uno, venduti direttamente al negozio della ditta o portata ai mercati o alle aziende vicine. Inoltre producono anche per l’Europa. Secondo Jittra l’azienda ha venduto 2000 pezzi a clienti svizzeri anche se deve ammettere che riesce a mala pena a fare qualche profitto. ha messo su un sito web  (www.tryarm.org) ed aperto una pagina su Facebook per fare più ordinativi.
Anche il Comitato per le donne Asiatiche sta sostenendo la Try Arm creando una newsletter distribuita a tutti i sindacati delle 14 nazioni asiatiche.
Khammai Pilapan la più giovane lavoratrice della Try Arn spera che tutti questi sforzi vadano a buon fine: «il mio cruccio è come arrivare a fine mese, tutti dobbiamo mangiare» sostiene la donna di 34 anni con un piccolo di 7 anni. Sono tutte donne sole con bimbi le lavoratrici della TryArn oppure sposate con lavoratori che guadagnano soltanto la paga minima.
Qualcuna, come Rungnapa, ha deciso di seguire anche un corso di disegno del tessuto così che «posso cucire tessuti anche in futuro.»

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