Ambulanti a Sukhumvit road e cd di pornografia infantile

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Il 3 ottobre il titolo di apertura del Bangkokpost è «Gli ambulanti della Sukhumvit road vendono apertamente pornografia infantile».

Sukhumvit road è la strada più turistica della zona, sui cui marciapiedi di giorno sono affollati di ambulanti che vendono di tutto. Quel giorno c’era una svendita di porno infantile, cosa che ha mandato su tutte le furie la popolazione locale, tra cui gli occidentali che vivono nella zona, e costretto la polizia a fermare questo bruttissimo spaccio. 17 bancarelle tra le traverse 3 e 31 della Sukhumvit.

«Distribuire o esibire materiale osceno è un reato penale con una pena che non eccede i tre anni di prigione o una multa non oltre i 3000 baht (200 euro)» dice un ufficiale di polizia sotto anonimato.

«E’ una cosa totalmente oltraggiosa e non deve essere tollerata dalle autorità. Una cosa che non si vede in nessun paese al mondo, figuriamoci nella principale strada turistica della capitale» dice un diplomatico, sempre nelle condizioni di anonimato.

no pedofilia

Ma la rabbia del diplomatico è solo perché la vendita è fatta apertamente sulle strade della elite e dei benestanti oppure perché sono dei bambini ad essere sfruttati?

La Thailandia, e con essa tutto il Sudest Asiatico, non è nuova a queste tristi storie. Qualche anno fa un cittadino britannico Paul Cornelius Jones è stato espulso in UK con l’accusa di distribuire fotografie porno di bambini e condannato a 15 anni di carcere. Altri cittadini inglesi sono stati estradati in UK ed in Australia sotto le medesime accuse.
Probabilmente ricordiamo tutti la storia di alcuni italiani accusati di medesimi crimini e di pedofilia in Cambogia.

Mentre l’articolo del BangkoPost si ferma nella mera condanna della vendita sulle strade dei benestanti, altre organizzazioni fanno qualcosa. Varie organizzazioni che lavorano con i bambini e le famiglie denunciano da tempo non solo lo sfruttamento ma che è necessario fare un lavoro di base nelle comunità più a rischio per impedire lo sfruttamento sessuale e il traffico dei bambini.

Dal Blog Whatismatt uno del personale Heart of Street (HOTS) dice:

«Sottili complessità culturali giocano un ruolo fondamentale in questo problema e spesso paralizzano o creano ostacoli alle misure di protezione dei bambini, la cui importanza è difficile da capire dagli stranieri e per i locali da spiegare a quelli che sono al di fuori del tessuto sociale di esistenza. Ma nonostante questi fattori ci sono pochi gruppi locali e individui che stanno lavorando per aprire una strada in questi tempi di sfida per la Thailandia»

«I giornali di certo hanno un ruolo cruciale da giocare nell’aiutare nella prevenzione dello sfruttamento sessuale dei bambini. Comunque, i media devono anche essere educati sulle misure di prevenzione affinché comprendano come descrivere i bambini in modo appropriato mentre cercano di cambiare la percezione pubblica in un modo che dia forza, altrimenti, i media rischiano di perpetuare la situazione ai danni di bambini vulnerabili in nazioni come la Thailandia. Lavorare agli standard etici secondo le linee guida dell’UNICEF e IFJ per i professionisti dei media che lavorano con bambini a rischio farà sì che i media creeranno un più positivo impatto per i bambini che sperano di aiutare e proteggere attraverso i loro sforzi.»

«Da tanto, Plan Thailand sta lavorando con Child Protection Partnership con l’appoggio di IICRD per portare avanti la protezione dei bambini nei curricoli scolastici e nelle comunità, e anche lavorare con i gruppi di lavoro politico per fornire raccomandazioni di politica informatica specialmente sulla protezione del bambino. Lavoriamo direttamente con bambini, famiglie e comunità a rischio, proprio ora a Chang Rai e Chang Mai nel Nord della Thailandia, per creare la consapevolezza di come proteggere i bambini dallo sfruttamento sessuale e anche per aiutare a creare una forma di sostentamento per le famiglie.»

Gray di World Vision aggiunge: «lavoriamo con i bambini stessi in un approccio preventivo e coinvolgerli in attività educative per affermare i punti di vista positivi dei bambini e mettere il luce le minacce alla salute fisica e alla dignità. I bambini ci hanno aiutato a denunciare situazioni dove si mostrava pornografia ai bambini o dove i bambini venivano avvicinati a scopi sessuali. World Vision lavora anche sui media per soluzioni di lunga durata insieme alle Nazioni Unite, gruppi dei diritti civili e governi per implementare accordi internazionali e regionali per la protezione dei bambini e contro il traffico degli esseri umani.»

Save The Cildren fa inoltre notare un altro problema legato ai bambini migranti che «sono particolarmente esposti allo sfruttamento». Birmani, Laotiani, Cambogiani.
«Come organizzazione della comunità noi lavoriamo con la comunità, dentro i limiti delle pratiche culturali e con il sottofondo della corruzione, povertà, debole applicazione della legge e indiffernza al problema incontrato dai bambini sessualmente sfruttati delle tribù di montagna.

Lavorare dentro questa realtà di sfida ha aiutato moltissimo HOTS a tenere fisso il timone suule questioni più profonde che devono essere affrontate per poter affrontare il problema come si deve e in modo culturalmente appropriato.»

Ma il fatto che questi DVD e CD vengano venduti sulle bancarelle non indica forse che il fenomeno pedofilia in Thailandia, e non solo lì, sia se non proprio accettato almeno visto come un problema minore ?

Un quotidiano cambogiano, invece, si meraviglia che da un’indagine recente con bambini che hanno subito lo sfruttamento sessuale risulta che la maggioranza degli uomini erano cambogiani, piuttosto che occidentali, contrariamente alla credenza che la pedofilia fosse un problema importato dall’occidente e che i cambogiani non sono coinvolti in tali attività.

«Quello che la gente può fare quando li vedono sulle bancarelle è notarle e farle notare. Il BangkokPost ha ragione nel dire che la pornografia infantile è illegale, sia per la legge nazionale e per gli accordi che i governi hanno fatto per sottoscrivere la Convenzione sui Diritti dei Bambini con i relativi protocolli.»

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