Università Thammasat e la manifestazione del 19 settembre

Il 19 settembre sarà il giorno di un’altra grande manifestazione di protesta in Thailandia, prevista nel campus Tha Phra Chan della università Thammasat, a cui potrebbero partecipare fino a 100 mila persone.

L’università nelle ultime notizie ha annunciato la sospensione delle lezioni fino al 20 settembre e la chiusura conseguente del campus ad eccezione di una sola entrata controllata per impedire che si possa svolgere la manifestazione.

La Thammasat University ha una storia ben diversa dalla università reale della Chulalongkorn, fondata proprio da Re Chulalongkorn nel suo sforzo di modernizzazione della Thailandia di inizio 900.

thammasat university
Campus Tha Phra Chan

La Thammasat fu fondata il 27 giugno 1934 nello stesso giorno in cui si formò il governo democratico guidato da Pridi Banomyong, il quale guidava l’ala civile del Partito del Popolo, Khana Ratsadon, che abbatté la monarchia assoluta.

Per Pridi Banomyong “l’università è in modo figurato un’oasi che placa la sete dei cittadini” e dare spazio all’istruzione superiore anche a settori popolari.

Nella storia Thammasat è stato il luogo della libertà politica, di grandi proteste di massa della storia thailandese ma anche università che ha prodotto uomini di stato come Puey Ungphakorn.

“Amo la Thammasat perché essa mi insegna ad amare il popolo” è un motto dell’università.

Continuerà la Thammasat University ad onorare le proprie tradizioni e le intenzioni dei suoi fondatori e studenti?

Il 9 settembre il fronte unito della Thammasat e Dimostrazioni, ha tenuto una conferenza stampa annunciando la manifestazione di protesta del 19 settembre presso il campus Tha Phra Chan.

Parit Chiwarak ha detto che non indietreggeranno nelle loro richieste di riforma della democrazia.

“Abbiamo aperto il cielo per tutta la società. E non permetteremo a nessuno di mettere ancora un limite al movimento” ha detto Parit.

Il dieci agosto si tenne un’altra protesta nel campus Rangsit della Thammasat dove chiesero la riforma della democrazia, annunciarono il manifesto in dieci punti usando per gli esuli thailandesi la simbologia tipica della monarchia.

Tutti gli studenti presenti alla conferenza stampa sono a rischio di arresto per violazione della legge della sedizione tra i quali Panusaya Sithijirawattanakul, Parit Chiwarak, Panupong Jadnok, Natchanon Phairot, Thanawat Chanphluek, e Sitnon Songsiri, alcuni dei quali già arrestati e rilasciati su cauzione.

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Panusaya ha annunciato la presenza possibile di oltre 50mila persone che hanno invitato a trascorrere la notte lì. Se ci saranno persone a sufficienza occuperanno Sanam Luang e marceranno sul palazzo del governo per consegnare le loro richieste al governo…

Hanno detto che mentre discutono con l’università dei permessi, non intendono discutere con la polizia:

“Spero che l’amministrazione universitaria non dimenticherà lo spirito della Thammasat. Ma se lo dimenticano gli studenti stessi glielo ricorderanno” ha detto Parit.

L’università per bocca del rettore Gasinee Witoonchart ha detto che le manifestazioni politiche sono ammesse se gli scopi sono legali e nell’ambito della costituzione, se sono organizzate da gruppi civici legati all’università o gruppi garantiti da consiglieri dell’università e se c’è un accordo scritto tra studenti, organizzatori e polizia con l’università che specifica i modi della protesta e le misure per assicurare il benessere e la sicurezza degli studenti.

Successivamente le autorità universitarie hanno detto che non avrebbero permesso la manifestazione se gli studenti non avessero accettato di negoziare con la polizia quanto richiesto dall’università.

Su Facebook Parit rispondeva che la protesta andava avanti comunque alla Thammasat perché “essa appartiene al popolo, e non ad un pugno di lacchè che servono un dittatore”

Nel deporre una corona di fiori sotto la statua di Pridi Banomyong, Panusaya Sithijirawattanakul ha detto di essere pronta a parlare con l’università ma di essere pronta a “tagliare le catene” e “abbattere le porte” per entrare nell’università e tenere la protesta il 19 settembre.

“Non negozieremo alcuna proibizione contro la discussione sulla riforma della monarchia. Non ci fermeremo a parlare solo perché qualcuno viene a proibircelo”

Un docente della Thammasat, Anusorn Unno, consigliere della stessa università, ha detto di essere in disaccordo con l’amministrazione che deve ancora dare un permesso alla richiesta scritta degli studenti. Dopo di ciò si può parlare con la polizia.

Secondo Anusorn la dirigenza dell’università aveva già preso in qualche modo la decisione senza incontrarsi con gli studenti e col suo rifiuto lasciava da soli gli studenti di fronte ai rischi ed ai pericoli di violenza.

Dopo la manifestazione del 10 agosto al campus Rangsit della Thammasat, in cui per la seconda volta furono formulate le richieste di riforma della monarchia, l’università creò un comitato che indagasse sugli eventi giungendo alla conclusione che nessuno sapeva che sarebbe stato annunciata la richiesta di riforma, polizia compresa che in quell’occasione raccolse prove per incriminare poi gli studenti.

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Il comitato propose all’università di adottare linee guida dettagliate e ferree per l’esercizio della libertà di espressione secondo la costituzione, evitando lo stesso termine Thammasat.

Ovviamente il centro del problema è il parlare della riforma della monarchia che per alcuni settori è illegale ed oggetto della legge contro la sedizione, se non il tradimento. Per altri, come i 140 lettori universitari, discutere della monarchia è perfettamente nei limiti della costituzione e ben dentro i principi fondamentali dei diritti umani e della democrazia.

Posizione opposta è quella espressa da una trentina di ex-docenti della Thammasat che hanno ritenuto la protesta incostituzionale sia nel caso che si discutesse di monarchia che nel caso di una richiesta di dimissioni del governo.

Kaewsan Atibodhi, uno dei trenta ex-docenti, che fu nominato nel 2006 dai militari in una commissione di indagine sui reati fiscali di Thaksin Shinawatra e poi partecipò alle manifestazioni che portarono al golpe di maggio 2014 contro il governo Yingluck, ha detto:

“Nel nostro stato di persone della Thammasat, non vogliamo vedere l’università diventare il quartier generale delle violazioni della costituzione e della distruzione del paese”.

Il professore non vede come pacifica questa prossima manifestazione ed intravede il rischio di un nuovo maggio 1992.

L’intervento di Kaewsan Atibodhi ha trovato la voce contraria di un parlamentare di opposizione che gli ha ricordato come il campus della Thammasat fu usato nel 2014 da alcuni personaggi della Thammasat nelle proteste che portarono al golpe del maggio successivo. Il loro spirito è proprio contrario allo spirito democratico di Pridi Banomyong e di Puey Ungpakorn in primo luogo, come anche a quello di tanti studiosi e storici thailandesi come Charnvit Kasetsiri, che fu rettore della Thammasat, e Thongchai Winichakul.

leader movimento studentesco

Nel frattempo sei partiti di opposizione hanno annunciato il loro sostegno alla manifestazione del 19 settembre alla Thammasat ed il sostegno ad una discussione parlamentare sulla modifica della costituzione attraverso un organismo popolare eletto.

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