Three Brotherhood Alliance attacca caserma di polizia a Lashio Myanmar

Tre gruppi etnici armati del Three Brotherhood Alliance che sostengono il movimento democratico contro il golpe in Myanmar hanno attaccato una postazione di polizia bruciandone la stazione sabato all’alba nello stato Shan settentrionale vicino Lashio, a Naungmon, vicino alla frontiera con la Cina.

Myanmar Now

Sono 14 i poliziotti uccisi tra cui il comandante della postazione di polizia ed altri 7 sarebbero rimasti feriti secondo la testimonianza di un soccorritore data a RFA Servizio Birmano.

“E’ stata bruciata l’intera stazione di polizia. Le famiglie dei poliziotti si sono rifugiati in un monastero qui vicino e tutti i corpi sono all’ospedale militare di Lashio. Noi abbiamo raccolto i cadaveri dispersi un po’ dovunque e li abbiamo preparati per portarli all’ospedale militare.”

L’attacco è stato lanciato all’alba da Three Brotherhood Alliance, costituita da Arakan Army, dal MNDAA, esercito dell’alleanza democratica nazionale del Kokang del Myanmar, e dall’esercito di Liberazione nazionale Ta’ang, TNLA. ; essa ha portato avanti l’attacco con operativi dei tre eserciti nazionali.

“Abbiamo sentito il rumore delle armi tra le 5 e le 7 del mattino” ha detto un abitante del villaggio in anonimato il quale ha aggiunto che questa incursione ha acceso uno scontro a fuoco forte nel villaggio Khar Shwe, appena fuori Lashio, quando i militari hanno inviato gli elicotteri ad attaccare i ribelli.

“Abbiamo sentito i ribelli allontanarsi dall’area dal villaggio di Mawtaung e le forze militari dare loro la caccia”.

Il portavoce di uno degli eserciti etnici TNLA non è riuscito a confermare i dettagli dell’attacco per problemi di telecomunicazione.

La Three Brotherhood Alliance a fine marzo aveva detto in una dichiarazione che avrebbero potuto lasciar cadere il loro cessate il fuoco unilaterale con i militari di Myanmar se la giunta militare non smetteva di uccidere ed arrestare i manifestanti civili.

“Altrimenti la nostra Three Brotherhood Alliance dovrà sostenere e cooperare con i nostri fratelli oppressi e con la gente di tutte le etnie che stanno portando avanti la Rivoluzione di Primavera Birmana in autodifesa contro l’Esercito di Myanmar” si legge nella dichiarazione di marzo.

Il portavoce del TNLA Mau Aik Kyaw ha detto a RFA prima dell’attacco che i “i comandanti dei tre eserciti stanno discutendo ora” che risposta dare ai militari birmani visto che sono diventate 650 le vittime delle repressione brutale in 10 settimane di protesta.

Questo attacco mette paura però in un’altra zona del Myanmar, nell’Arakan o Rakhine, ai confini occidentali con il Bangladesh dove da novembre scorso è in atto un cessate il fuoco tra l’Arakan Army e i militari del Tatmadaw. Qui si teme che quell’attacco a cui hanno partecipato soldati del Arakan Army possa far riprendere gli scontri.

“Se la tensione militare peggiora, la gente soffrirà ancora” dice un soccorritore dello stato Rakhine a Rathedaung dove la guerra iniziata nel 2018 ha visto la morte di 300 civili e 200 mila sfollati internamente. Ad agosto dell’anno 2017 fu il teatro della repressione da genocidio contro i Rohingya che furono costretti a rifugiarsi in Bangladesh.

Nel frattempo la repressione dei militari con le loro brutalità fanno salire la cifra dei morti ad un numero compreso tra 650 e 700. L’incertezza dei numeri è anche causata dalla difficoltà di accertare per mancanza di linee internet e telefoniche la situazione reale e dal fatto che spesso i militari birmani fanno scomparire i corpi dei manifestanti uccisi, come accaduto a Bago nel Myanmar meridionale.

A Bago i manifestanti sono stati attaccati con mitragliatrici, granate e fucili che hanno fatto 80 morti e tantissimi feriti che non hanno ricevuto alcuna cura medica dai militari. I loro corpi sono stati accatastati nei monasteri e nelle scuole.

Da qui i cittadini vanno a recuperare i corpi stando alle volontà dei militari che avrebbero addirittura confiscato 57 corpi.

A Tamu invece, nella provincia di Sagaing, ci sono stati scontri armati tra manifestanti armati di fucili da caccia e militari in un’imboscata ad un convoglio militare che si recava per reprimere i manifestanti. Qui sarebbero morte almeno 5 persone tra cui alcuni militari.

In un’intervista di RFA ad Anthony Davis di IHS Janes l’esperto parla della possibilità di un’entrata in campo a favore dei manifestanti delle armate etniche.

Davis dice che il Tatmadaw è uno degli eserciti più potenti del ASEAN con i suoi 350 mila uomini, con l’aviazione e la marina che si sono recentemente modernizzati diventando una forza armata forte e capace, ma non professionale per la sua relazione che ha con il popolo birmano.

Rispetto al Tatmadaw, l’Alleanza del Nord, costituita da quattro eserciti etnici, come anche SSAN, è fatta di organizzazioni di guerriglia, che ha portato alcuni attacchi nel Kachin, con una forza che raggiunge al massimo 20 mila unità, con una potenza di fuoco molto lontana da quella che può portare il Tatmadaw con i suoi aerei, i suoi elicotteri, l’artiglieria.

Una nuova edizione tra Davide e Golia, visto l’armamento leggero della Alleanza del Nord che al massimo può vantare dei mortai ed alcuni missili di superficie adatti a colpire obiettivi grandi. Comunque secondo Davis sono organizzazioni che in termini di guerriglia, di colpisci e scappa, possono essere efficaci

L’armamento che il Tatmadaw può mettere in campo lo ha già mostrato nel Kachine come nel Rakhine come nello Stato Shan Settentrionale, fatto di fanteria sostenuta da elicotteri russi Mi35 e Yak-130, oppure aerei cinesi sia vecchi che moderni. La fanteria inoltre sarà sostenuta dall’artiglieria e da lanciamissili che possono essere terribili contro obiettivi di aree.

Se da una parte ci sono combattenti rapidi che conoscono il luogo in cui si muovono dall’altra la potenza di fuoco e le forze aeree sono i punti di forza.

L’ultima domanda fatta dal RFA è

RFA: parlando per ipotesi, se tutte le armate etniche ribelli in Myanmar combinassero le loro forze, gli uomini, la potenza di fuoco e formassero un esercito federale, quali sarebbero le loro capacità militari? Sarebbero paragonabili alla forza del Tatmadaw?

Anthony Davis: La mia migliore valutazione è che se si guarda a tutte le organizzazioni armate in Myanmar, si parla forse di 75mila truppe armate. Ora il Tatmadaw ha in totale probabilmente 350mila uomini, molto più grande, ma questo non è un gioco di numeri.

Non parliamo di una situazione in cui tutte le forze etniche o il Tatmadaw sono in guerra nello stesso momento. Se loro si trovano di fronte ad operazioni in parti differenti del paese allo stesso tempo, se devono contrastare Arakan Army nel Rakhine e KNLA nello stato Kayin, il TNLA nello stato Shan e KIA nel Kachin, l’esercito birmano si troverebbe molto disperso. Sarebbe un grave problema per loro anche per quello che accade nelle città birmane nel centro del Myanmar.

La strategia del Tatmadaw è sempre stata del divide et impera, cessate il fuoco con uno e si attacca l’altro, per poi fare un cessate il fuoco con il secondo e tornare a combattere il primo. E’ la strategia preferita loro, una trappola in cui spesso le forze etniche cadono.

Sotto le circostanze attuali, con una ribellione nel centro del Myanmar, se i gruppi armati dovessero collegarsi anche in termini laschi, anche senza coordinare le loro azioni da vicino conducendo allo stesso tempo le operazioni contro il Tatmadaw nelle proprie aree, quello sarebbe un problema molto ma molto significativo per il Tatmadaw nonostante la loro potenza di fuoco e il numero di soldati.

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