Tornare velocemente alla democrazia in Thailandia

Tornare velocemente alla democrazia in Thailandia, è quello che hanno chiesto varie centinaia di manifestanti a Bangkok, guidati dal Gruppo del Ritorno della Democrazia, in una manifestazione iniziata lunedì pomeriggio 21 maggio quando un centinaio di manifestanti hanno aperto i cancelli dell’Università Thammasat barricandosi dentro.

Tornare velocemente alla democrazia in Thailandia

Lo scopo era di andare a manifestare il giorno 22 maggio, in occasione del Quarto anniversario del golpe della giunta NCPO contro il governo Yinglick Shinawatra, sotto il palazzo del governo per chiedere il rispetto della promessa del ritorno alle elezioni ed il rientro dei militari nelle caserme.

Il governo ha impiegato un grande spiegamento di polizia per creare una barriera fisica che impedisse ai manifestanti di andare dal campus Tha Phra Chan della Thammasat al vicino monumento della democrazia e di lì al palazzo del governo.

Mentre il grosso della manifestazione tornava nell’università dopo aver tentato di forzare il blocco della polizia a causa di un pesante acquazzone, un centinaio di manifestanti è riuscito a sfuggire alle barricate umane della polizia per essere bloccati vicino al palazzo dell’ONU a Bangkok.

La polizia ha provato a disperdere i manifestanti lì assemblati per il divieto di manifestazione politiche intimato da 4 anni ormai dalla giunta di Prayuth. Dopo un piccolo negoziato con i manifestanti la militante Nuttaa Bow Mahattana ha letto una dichiarazione in cui si chiedono le elezioni a novembre, come inizialmente promesso dal generale Prayuth e le dimissioni della giunta.

Nutta ha chiesto ai militari di mettersi da parte e dare spazio ad un governo provvisorio che apra la strada a nuove elezioni.

“Invitiamo tutti i thailandese a testimoniare i nostri sforzi più grossi per le elezioni ma la giunta ancora oppone resistenza” ha detto Nutta che insieme ad Arnon Nampha e Chonticha “Lukkade” Jangrew sono stati portati in una caserma di polizia per essere interrogati.

L’arresto dei militanti avviene comunque tra le resistenze di tutti i manifestanti che provano a proteggerli

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All’annuncio degli arresti di Nutta, Arnon e Chonticha da parte della polizia al palazzo dell’ONU di Bangkok, nel campus si decide di chiudere la manifestazione, non senza qualche incertezza, e un altro militante Rangsiman Rome dice:

“Non è mai facile prendere una decisione. Per quattro anni nessuno ha mai osato e combattuto per i diritti e le libertà nel modo in cui abbiamo fatto oggi. Abbiamo fatto di tutto, provato di tutto. Ma alla fine forse non riusciremo a portare un cambiamento e la democrazia. Ma nel futuro potremmo essere noi o gente più giovane a prendere questa eredità e costruire la democrazia. Per favore, fratelli e sorelle, so che siete tristi ma questo è il solo modo di terminare questa manifestazione pacificamente senza violenza”.

Successivamente si sono presentati alla polizia Rangsiman Rome, Sirawith “Ja New” Seritiwat, Piyarat Chongthep ed i manifestanti Keeree Khanthong, Prasong Wangwan, Pattarapol Chantarakot e Phutthaisingh Pimchan. Sono tutti accusati di violazione del divieto di manifestazione e di essere entrati fraudolentemente all’interno del campus rompendo le catene apposte.

Sirawith aveva aggiunto: “Lotto contro la giunta NCPO da quattro anni. Oggi non è il giorno che mi arrenderò. Continuerò a lottare”.

Da notare è la presenza tra i manifestanti di molti militanti che erano delle magliette rosse.

Inoltre in precedenza erano state fermate e portate in luogo sconosciuto una coppia che aveva affittato il sistema sonoro ai manifestanti. La coppia che è stata tenuta senza non poter comunicare, dopo aver firmato una dichiarazione di non partecipazione alla marcia, è stata rilasciata.

Dall’altra parte della barricata, il palazzo del governo, che è il luogo dove i manifestanti avrebbero voluto recarsi a presentare le proprie richieste, è totalmente circondato da barriere metalliche per impedire ai manifestanti di avvicinarsi.

Il primo ministro Prayuth ha ribadito che le elezioni si terranno a febbraio 2019 rivolgendosi alquanto rudemente ai giornalisti che gli chiedevano quali fossero le sue intenzioni rispetto ai manifestanti. “Mi prenderò cura di te per prima cosa” ha risposto forte ad un giornalista.

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“Dimostrazioni senza fine rallenteranno il passo della crescita economica. La sicurezza delle persone e della proprietà sono le priorità principali. Sono accettabili altre idee se sono conformi alle leggi. Ricordate le mie parole” ha detto anche Prayuth.

Sunai Phasuk di HRW ha detto che la manifestazione di oggi non è un buon viatico per la democrazia nel regno. “Non esiste uno spazio libero. Come potrà avere la Thailandia elezioni libere ed eque? Non ci si può fidare di una promessa fatta da Prayuth”

Tornare velocemente alla democrazia in Thailandia

La manifestazione è stata seguita anche da osservatori dell’ONU, da Amnesty International e Huan Rights Watch.

Scrive Katherin Gerson di Amnesty International per il Sudestasiatico

Le restrizioni totali e completamente ingiustificate sui diritti umani messe in moto dal NCPO dopo il golpe si supponeva fossero misure eccezionali e temporanee. Dopo quattro anni e dopo tantissimi abusi, restano in piedi fermamente ed sono applicate senza soluzione di continuità dalle autorità thailandesi.

LIVE: Under tense conditions, pro-democracy march about to leave Thammasat University. Their destination: Government House, the junta's seat of power.

Gepostet von Khaosod English am Montag, 21. Mai 2018

Dopo aver ritrattato le precedenti promesse è vitale che la giunta NCPO attui la sua promessa d eliminare e restrizioni sulle attività politiche entro il mese di giugno. Ma da sola questa misura non va abbastanza lontano.

Le autorità continuano ad usare in modo chiaro leggi e decreti fortemente repressivi per prendere di mira chi difende i diritti umani, i militanti e l’opposizione politica che esercitano pacificamente i propri diritti umani alla libertà di espressione, associazione ed assemblea.

Queste leggi devono essere eliminate senza ritardo alcuno. Centinaia di persone non devono subire procedimenti penali per esprimere le proprie opinioni e perché partecipano a proteste pacifiche

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