Condannati tre poliziotti per omicidio di Kian a Caloocan

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Era il 16 agosto del 2017 quando ci fu l’ omicidio di Kian delos Santos fu ucciso da tre agenti della polizia durante un’operazione antidroga nel quartiere Baesa a Caloocan, Manila.

morte di Kian

Ad un anno e mezzo di distanza, presieduto dal giudice Rodolfo Azucena, il tribunale regionale di Caloocan condanna tre poliziotti Arnel Oares, Jeremias Pereda e Jerwin Cruz alla reclusione perpetua senza possibilità di libertà condizionale.

I tre sono assolti dall’accusa di aver falsificato la scena del delitto per far sembrare che la vittima aveva fatto resistenza all’arresto, nanlaban in filippino, perché aveva addosso della droga.

La reclusione perpetua comporta che i tre stiano almeno 20 anni in carcere prima di poter usufruire della buona condotta.

“Mi sento così felice perché questo prova che mio figlio era innocente e non era coinvolto nella droga” ha detto la madre di Kian, Lorenza, dopo la lettura del verdetto in un’aula del tribunale pienissima “I poliziotti possono restare in carcere per sempre se non fermano le loro attività violente”.

Nella sentenza il giudice ha considerato la testimonianza di una ragazzina di 14 anni e di un anziano, che avevano visto i tre poliziotti ed un informatore della polizia tirare Kian delos Santos in una stradina oscura dove fu ucciso.

Le testimonianze furono confermate dalle immagini delle CCTV che mostravano Kian disarmato tirato con la forza verso la stradina oscura. Gli omicidi effettivi furono Oares e Pereda mentre Cruz osservò l’omicidio ma non fece nulla per fermarlo.

Dai testimoni si sa che Kian li ha supplicati di non ucciderlo “Fermatevi signori, domani ho un esame” ha supplicato Kian che è stato visto inginocchiarsi prima di essere stato sparato.

“Il tempo ed il luogo e la modalità dell’attacco furono scelti deliberatamente, e l’accusato fu immediatamente coperto dell’impunità per assicurare la sua esecuzione piena” dice la corte.

“L’attitudine di sparare prima e pensare dopo non può essere ammessa in una società civile. L’omicidio o l’assassinio non sono mai state uno strumento dell’applicazione della legge. La pace pubblica non si basa mai sul costo della vita umana”

La corte ha rigettato l’affermazione per cui Kian aveva provato ad evadere l’arresto con la forza dati i risultati negativi delle analisi. Ma la testimonianza sulla modifica della scena del delitto è stata definita alla corte come una diceria anche per mancanza di prove certe.

Si deve ricordare che la morte di Kian suscitò una forte commozione pubblica, nonostante l’alto tasso di approvazione della guerra alla droga di Duterte iniziata a luglio 2016 e che è costata la vita di 5000 tossicomani e spacciatori per la polizia.

Gruppi dei diritti umani invece pongono questa cifra a livelli di ameno 10 mila persone se i considerano tutti i casi irrisolti e non indagati.

Questo è il primo caso di condanna di poliziotti per gli omicidi della guerra alla droga.

Giorni dopo quell’omicidio Duterte disse in un discorso:

“E’ stata una cosa davvero malvagia. Non fu davvero compimento del proprio dovere. Non commettete crimini”.

Secondo qualcuno la corte avrebbe dato seguito all’avviso di Duterte quando nel suo verdetto dice che “l’omicidio non ha posto alcuno” nell’adempimento del proprio dovere.

La corte riconosce le condizioni che pongono i poliziotti a rischiare la vita per mantenere pace ed ordine e riconosce la preoccupazione delle famiglie quando vedono i loro cari fare il loro dovere, però “non condona l’uso della forza o della violenza gratuita quando il loro dovere può essere svolto in altro modo”.

Caloocan è una zona calda per la guerra alla droga ed oltre Kian furono uccisi in quel periodo anche il giovane di 19 anni Carlo Arnaiz e Reynaldo de Guzman di 14 anni, i cui casi sono davanti al tribunale di Novotas per l’impegno delle famiglie e di chi le sostiene, non certo per le indagini della polizia stessa.

Dopo questi omicidi tutti i poliziotti furono spostati e sottoposti ad addestramento nuovo sebbene nessuna indagine interna abbia mai condannato qualcuno.

Il capo della polizia di Caloocan ha comunque detto che la guerra alla droga continua e che il morale dei suoi poliziotti non è intaccato da questa sentenza storica.

Le reazioni alla sentenza di condanna

Cominciamo dal palazzo presidenziale. Sul capo di Duterte pende il rischio di un’inchiesta del Tribunale Penale Internazionale, ICC, dopo le denunce fatte da varie persone, tra cui lo stesso senatore Trillanes, per crimini contro l’umanità.

Mentre le Filippine hanno annunciato il ritiro dalla convenzione di Roma, l’ICC può intervenire nel caso qualora si dimostra che il sistema giudiziario è totalmente incapace di funzionare.

Il portavoce Panelo ha detto su questa sentenza storica:

E’ il trionfo della giustizia. Mostra che il paese ha un sistema giudiziario robusto. Sin dal primo giorno l’amministrazione Duterte ha sempre ancorato tutte le azioni dell’esecutivo sull’obbligo di rispondere alla giustizia. Il presidente non ha mai incoraggiato l’impunità. E’ stato ugualmente duro contro chi ha sbagliato nel governo come lo è con i criminali”

Dopo aver lodato il tribunale per la velocità con cui è stata fatta giustizia, ha detto che il presidente Duterte non perdonerà i poliziotti e coloro che commettono degli atti illegali.

“Dovete ricordare che questo è un omicidio. C’è intenzione di uccidere ed il presidente non lo tollererà mai. Quello che disse fu se lo fate secondo il vostro lavoro, nell’esercizio del vostro dovere allora vi aiuterò. Non vi aiuterò se violate la legge”ha detto Panelo il quale ha poi aggiunto “non credo perciò che il presidente li perdonerà”

Sorge la domanda ovvia di cosa succederà per tutti quei casi in cui non ci sono registrazioni video di quanto accaduto, e i testimoni hanno troppo paura per farsi avanti in un tribunale. Lì probabilmente il sistema giudiziario sarà troppo impedito per funzionare.

Per il ministro della giustizia Guevarra questa sentenza dimostra che i meccanismi di responsabilità nella guerra alla droga di Duterte sono funzionanti ed efficaci e che la denuncia di Duterte davanti alla ICC è senza basi.

I mandanti degli omicidi extragiudiziali

Chi invece si è battuto perché si arrivasse a questa sentenza, oltre a salutarla con soddisfazione, afferma che si tratta di poliziotti di grado basso.

“Chi diede gli ordini? Era parte di una politica? Queste domande non trovano risposta nella sentenza” dice l’avvocato Romel Bagares.

Un altro avvocato Gil Aquino di Centerlaw a Manila dice che la condanna dei tre poliziotti serve solo come prova dell’esistenza degli omicidi sommari: “La condanna è uno sviluppo ben accetto ma non abbiamo avuto nulla di quello che volevamo”.

Carlos Conde di Human Rights Watch dice che la condanna è un avvertimento:

“Questo è un avvertimento per la polizia nazionale filippina, PNP, che farebbe bene a seguire il dovuto processo e rispettare i diritti dei sospettati”.

In un tweet in risposta alle dichiarazioni del ministro Guevarra ha scritto:

“No questa sentenza non rompe l’impunità nelle Filippine. Una condanna su migliaia e forse decine di migliaia di omicidi non sconfessa proprio nulla. Al contrario questo sottolinea come il nostro sistema di giustizia sia distrutto e che c’è bisogno di fare molto di più per la giustizia e la responsabilità”

Chito Gascon presidente della Commissione dei Diritti Umani CHR ricorda che all’inizio il caso di Kian fu definito come Nanlaban, quando nell’incidente l’accusato prova ad usare la forza contro la polizia che è costretta a difendersi. Poi testimoni e video registrati mostrarono che si trattò di una esecuzione sommaria.

“Speriamo che questa condanna possa incoraggiare i testimoni o informatori a farsi avanti in altri casi di omicidi extragiudiziali.” ha detto Gascon il quale è stato in questi anni l’oggetto di ripetuti attacchi diffamatori ed intimidatori di Duterte stesso.

“Come vediamo nel caso di Kian, quando c’è prova inequivocabile per rifiutare la loro affermazione, la gente è preparata per esprimere la giusta rabbia contro gli omicidi illegali. La gente si aspetta che chi applica la legge rispetti per primo la legge”

La vice presidente Leni Robredo, che a suo tempo portò in un consesso dell’ONU un video sugli omicidi extragiudiziali, ha detto che la spiegazione del nanlaban per le morti della guerra alla droga non devono essere accettate acriticamente. Devono essere indagati gli incidenti per proteggere la gente dagli abusi.

“Si deve iniziare una profonda indagine perché dimostra che c’è un grande problema che deve essere affrontato nella campagna governativa contro le droghe illegali” ha detto Robredo la quale ha poi aggiunto “Ci piace reiterare la nostra domanda: quanti delle migliaia di persone morte nella guerra alla droga sono innocenti come Kian?”

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