Turismo eccessivo e il fascino ipnotico di Bali

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Sebbene il turismo porti innegabilmente benefici economici, il turismo eccessivo presenta una moltitudine di sfide sociali, ambientali e culturali

L’isola affascinante e paradisiaca di Bali è una delle più famose isole al mondo che prospera grazie al turismo, dove la maggior parte dei suoi cittadini si guadagna da vivere con i turisti e allo stesso momento prova a mantenere la sua bellezza gentile e la spiritualità che da decenni attira alle sue spiagge dei presunti mistici.

Nel contribuire con un impressionante 50% alle entrate turistiche indonesiane, con circa 10 miliardi di dollari all’anno, il motore economico di Bali è sempre il suo fascino ipnotico.

bali indonesia
Image by arnoldus on Pixabay

Le verdeggianti terrazze di riso, le impressionanti spiagge, la vivace cultura induista e e la sua rinomata ospitalità incantano da sempre i visitatori ed offrono una miscela unica di bellezza naturale, ricchezza culturale e esperienze rigeneranti.

La popolarità dell’isola di Bali ha avuto il suo massimo tra il 2018 e 2019 con un record di sei milioni di turisti stranieri.

Ma la preoccupazione oggi è che ce ne siano troppi e che l’isola sia intrappolata in un paradosso.

Il governo di Giacarta, desideroso di rilanciare un settore pesantemente colpito dalla pandemia di Covid-19, è molto concentrato nel voler ripristinare il turismo, in particolare a Bali, quando l’isola è preoccupata che il turismo stia superando la propria capacità di gestire le orde, con le conseguenti lamentele per i centri turistici sovraffollati, sporchi e congestionati, come Nusa Dua e le spiagge di Sanur e Kuta, dove migliaia di festaioli spesso ubriachi creano scompiglio.

La pandemia ha portato gravi conseguenze sull’isola. A causa delle restrizioni ai viaggi internazionali e il declino nel turismo nazionale, le statistiche dell’Agenzia Statistica Centrale dicono che la disoccupazione a Bali è saltata al 268% nel 2020 rispetto al 2019.

Il numero di individui disoccupati è cresciuto dai 39288 alla cifra impressionante di 144500, un disagio economico che ha fatto aumentare vertiginosamente la povertà dai circa 160.000 poveri nel 2019 ai 201.970 del marzo 2021, quando la popolazione isolana è circa 4 milioni di abitanti.

Nel 2020, le rigide restrizioni e i divieti di viaggio imposti per controllare il virus hanno fatto sì che è arrivato solo 1 milione di visitatori stranieri, una mera frazione dei numeri abituali. Nel 2021 le restrizioni sono continuate, con un numero irrisorio di appena 51 turisti stranieri che hanno visitato l’isola.

Tuttavia, con il graduale allentamento delle restrizioni nel 2022, il turismo ha iniziato a mostrare segni di ripresa, salendo a 2,1 milioni e poi, con la riapertura dell’isola al turismo internazionale, Bali ha accolto più di 5 milioni di turisti stranieri nel 2023, un notevole ritorno. Anche il turismo interno è fiorito, con oltre 9 milioni di turisti locali nello stesso anno.

La crescita degli arrivi presenta comunque nuove criticità. Sebbene la maggioranza venga a Bali per godere della sua bellezza, alcuni turisti stranieri cercano opportunità di lavoro, alcune delle quali non sono in linea con le leggi locali.

Si aggiungano le deportazioni di turisti stranieri che hanno esibito comportamenti inappropriati nei siti sacri, accendendo le discussioni sul turismo responsabile e sulla capacità dell’isola.

Nonostante non sia una ripresa totale del turismo, le cifre delle deportazioni sono cresciute significativamente dai 188 del 2022 ai 340 turisti russi, americani, inglesi e nigeriani deportati nel 2023. Il governo da parte sua ha applicato una supervisione più rigida ed ha introdotto delle restrizioni sul visto all’arrivo per i cittadini di 86 paesi.

I media locali, come Kompas e Tempo, hanno recentemente citato un rapporto del World Travel & Tourism Council (WTTC) che identifica Bali come una delle destinazioni turistiche che hanno vissuto il turismo eccessivo nel periodo gennaio-novembre 2023.

Il WTTC prevede che la ripresa del settore turistico mondiale potrebbe generare 9,5 trilioni di dollari, con un aumento del 95% rispetto ai livelli pre-pandemia. Tuttavia, il rapporto avverte che questa crescita significativa coincide con potenziali impatti negativi associati al turismo eccessivo, un fenomeno che ha già gravato su diverse destinazioni.

Sebbene il turismo porti degli innegabilmente benefici economici, il turismo eccessivo presenta una moltitudine di sfide sociali, ambientali e culturali che richiedono attenzione e azione immediata. I rapporti hanno evidenziato i problemi di Bali, tra cui il comportamento irresponsabile, il consumo eccessivo di acque sotterranee, l’acquisizione di terreni per le infrastrutture turistiche, l’inquinamento da plastica e la grave congestione del traffico.

Le spiagge di Kuta e Legian sono invase ogni anno da 60 tonnellate di rifiuti di plastica.

Chusmeru, ricercatore presso l’Università Jenderal Soedirman, ha recentemente affermato che il turismo eccessivo a Bali provoca un aumento di danni all’ambiente e all’ecosistema. Non molto tempo fa è diventato virale un video in cui si vedevano degli operai che tentavano di abbattere un grande albero di centinaia di anni per costruire un beach club, un’azione che ha provocato la rabbia dell’opinione pubblica.

Secondo i critici, lo sviluppo massiccio di aree turistiche e ricreative senza prestare attenzione alla sostenibilità ambientale ha contribuito a ridurre gli spazi verdi aperti, con conseguente diminuzione dell’assorbimento dell’acqua.

Ma anche quando il turismo eccessivo causa preoccupazioni da più di un anno, per il governo indonesiano non è un problema. Secondo il ministro del turismo e dell’economia creativa, Sandiaga Salahuddin Uno, le folle di turisti di solito accadono nei centri turistici della parte meridionale dell’isola piuttosto che su tutta l’isola.

“Tutto si concentra a Nusa Dua e a Bali meridionale, dove vediamo un aumento significativo dei pesi” ha detto il ministro che ha aggiunto come uno dei suoi più grandi compiti sia di diffondere il turismo.

I Putu Anom, una autorità sul turismo della Udayana University di Bali, ha confermato che la densità turistica è presente nella parte meridionale dell’isola dove si trovano le destinazioni rinomate di Kuta, Sanur e Nusa Dua.

“Nelle stagioni di picco solo la parte meridionale è affollata. Le altre parti lo sono molto di meno” dice Anom che crede che questa situazione si ha perché lo sviluppo di infrastrutture sull’isola di Bali non è uniforme. La maggioranza delle attività turistiche sono centrate sulla parte meridionale dell’isola.

turisti con zaino in spalla bali

“L’aeroporto I Gusti Ngurah Rai è a Bali meridionale dove ci sono ristoranti, resort e gli hotel lussuosi a Nusa Dua, Kuta Nord, Kuta Centrale e Kuta Meridionale, che fanno parte di Bali Meridionale. Il porto Benoa che è il punto di arrivo dalle isole Gilis a Lombok è anche nella parte meridionale di Bali. Non è solo un problema di turismo eccessivo ma anche di sviluppo diseguale”.

Anom ha specificato che l’attuale boom turistico ha messo in luce il suo tallone di Achille: la gestione dei rifiuti e l’insufficiente infrastruttura pubblica e ha sostenuto un approccio più bilanciato allo sviluppo.

Invece di accontentarsi solo di creare nuove destinazioni turistiche il governo dovrebbe rendere prioritario il miglioramento di servizi pubblici che impattano direttamente sul confort dei turisti.

Anom ha riconosciuto il dibattito in corso. Ma a prescindere dallo stato attuale, ha sottolineato la necessità di un continuo miglioramento. Sono fondamentali la distribuzione equa di sviluppo delle infrastrutture sull’isola, il sistema di gestione dei rifiuti più solido e politiche che promuovano la sostenibilità ambientale per garantire che la crescita di Bali non vada a scapito della bellezza e del carattere unico che attraggono i turisti.

AINUR ROHMAH, AS

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