Una decisione velenosa malese a favore di Najib Razak

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Con una decisione velenosa che mina la fiducia nel governo di Anwar Ibrahim, l’ex premier malese Najib Razak si è visto dimezzare la sua prima condanna per corruzione da 12 a sei anni di carcere, oltre al dimezzamento della pena pecuniaria, dalla commissione per la grazia malese presieduta dal sultano.

Premier è salito al potere nel 2009, dopo essere stato ministro della difesa, ed è stato defenestrato nelle elezioni del 2018 dalla Coalizione della Speranza facendo campagna sull’estesa corruzione e saccheggio del fondo malese 1MDB.

morto che cammina

Messo sotto inchiesta nel 2020 dai tribunali malesi, Najib Razak fu condannato definitivamente e arrestato nel 2022 per una prima condanna per abuso di potere, appropriazione indebita e riciclaggio di denaro per aver ricevuto 10 milioni di dollari da SRC International, già parte del 1MDB.

Le indagini fatte stimano in 6 miliardi di dollari la cifra fatta scomparire dal fondo sovrano malese 1MDB tra il 2009 e 2014 e finita in un labirinto di scatole cinesi di imprese fantasma.

Si deve notare che non c’è stato alcun annuncio ufficiale di questa decisione velenosa, giunta in seguito alla richiesta di grazia emessa a due settimane dalla sentenza del 2022.

Najib alla fine oltre a questa sentenza potrebbe usufruire di sconti di pena per buona condotta ed uscire dal carcere nel 2026 per poter partecipare alle altre elezioni, sempre se non sarà condannato per altre accuse pendenti.

Sono circolate dicerie e speculazioni varie sui media malesi anche per le implicazioni che ricadono sul governo di Anwar Ibrahim che ha delle responsabilità pesanti sia nella concessione del perdono dopo aver dato inizio ad indagini finanziarie contro ex funzionari statali di rango.

“Mentre lo stesso Anwar non prenderà la decisione se ridurre o meno la sentenza di Najib, non si può fare a meno di riflettere sulla posizione anticorruzione di Anwar, e se la Malesia sia ancora un paese in cui i ricchi e potenti sono giudicati in base a standard penali diversi rispetto al resto della popolazione. Questo è specialmente il caso in un momento in cui la sua amministrazione è accusata di fare indagini contro i propri nemici politici mentre ignora le situazioni in cui sono coinvolti dei propri alleati.” scrive Sebastian Strangio su TheDiplomat

La decisione velenosa del perdono parziale

L’annuncio ufficiale della riduzione della sentenza al carcere e della multa per il condannato ex premier malese Najib Razak, nella sua prima condanna legata allo scandalo 1MDB, scuote la fiducia nel governo guidato da Anwar Ibrahim.

E’ una decisione a perdere dove quasi nessuno vince, tra cui lo stesso Najib. Il solo a trarre vantaggio da questa decisione velenosa è l’attuale presidente dell’UMNO Ahmad Zahid Hamidi.

Il danno che è insito in questa decisione velenosa va oltre gli individui, perché il perdono reale indebolisce le istituzioni politiche malesi e mette in mostra le debolezze del governo. Piuttosto che essere un presunto compromesso, la decisione corrode il tessuto della democrazia malese.

Un accordo insoddisfacente per la decisione velenosa

La decisione non è stata una sorpresa. Da mesi, da quando il governo guidato da Anwar Ibrahim ha concesso ad agosto, al vice premier Zahid il Proscioglimento che non Equivale a un’Assoluzione, DNAA, da una accusa di corruzione, era chiaro che ci si doveva aspettare qualcosa di imperdonabile.

La decisione velenosa del perdono parziale mostra il ruolo centrale degli accordi politici dietro l’attuale governo. La coalizione resta al potere non per un chiaro mandato elettorale perché nessuna coalizione ha avuto la maggioranza.

E’ un accordo postelettorale tra i capi dei partiti politici delle elite. I capi dell’UMNO hanno usato le circostanze a proprio vantaggio. Il suo presidenze Zahid si è assicurato la rimozione delle sue accuse di corruzione. Najib si è assicurato una riduzione della sua prima condanna.

Najib non ha avuto una vittoria reale; al meglio è parziale come sua figlia illustra. Najib resta in carcere nonostante le speranze dei suoi sostenitori.

Najib è sempre più stato descritto come una persona capace di salvare l’UMNO. La sua popolarità è cresciuta mentre crescevano l’insoddisfazione verso la guida politica del partito di Zahid e la delusione verso il governo di Anwar nelle persistenti condizioni economiche difficili.

Resta lo status quo dell’UMNO che è debole pubblicamente ma il suo capo politico principale essenziale per il governo.

Senza il rilascio di Najib, la posizione di Zahid di presidente dell’UMNO resta assicurata. E’ il solo chiaro vincitore di questa decisione velenosa di perdono parziale. Può reclamare che si sia ottenuta una qualche indulgenza mediante le pressioni, ma non deve temere, almeno per ora, nulla.

Per Anwar, un primo ministro che si dibatte per restare tale, anche lui non deve trovarsi ad affrontare la possibilità di un Najib libero che potrebbe sfidare la sua popolarità con la sua propria tra i malesi.

Non è un reale compromesso

Mentre Anwar ha rafforzato il suo alleato importante Zahid, ha indebolito i legami con gli altri partiti del Pakatan Harapan che sono stati costretti ad accettare questa decisione di perdono parziale.

L’accettazione forzata dice che questo non è un compromesso genuino. Come per la decisione della DNAA, all’UMNO è stata data priorità rispetto agli altri partiti del governo.

Mentre questa decisione non è stata annunciata annunciata, è invece una spada che è sospesa sulle teste degli alleati politici attraverso fughe di notizie e accumuli, tanto da sembrare un’alternativa migliore di una grazia completa.

Il perdono parziale fa lo stesso danno. Si presume che i partner della coalizione Harapan dovrebbero essere sollevati dal fatto che non è accaduto il peggio.

Nel silenzio dei partiti principali della Pakatan Harapan sul perdono parziale che sistema l’UMNO, c’è lo sgomento nel governo e nel partito di Anwar. É colpita anche la fiducia tra i partner della coalizione come è anche la fiducia nella guida politica di Anwar.

Il bruciore è profondo. Non è solo una questione della decisione stessa ma come è stata presa, senza la considerazione significativa delle implicazioni politiche per i partiti che hanno fondato la propria legittimità sulle riforme e che richiedevano con forza le responsabilità politiche nello scandalo 1MDB, come DAP e Amanah.

La rabbiosa indignazione pubblica

Comunque è la fiducia dell’opinione pubblica ad essere la più colpita.

Lo scandalo 1MDB ha diviso politicamente la Malesia perché ha spostato il bilancio del potere politico dall’UMNO nel 2018, e anche forse nel 2022 perché la corruzione ha continuato ad essere decisiva in quella elezione, dato che il sostegno si spostava verso la dirigenza del Perikatan Nasional per la messa in prigione di Najib.

Ironicamente il parziale perdono del governo Anwar mette insieme differenti parti nella loro insoddisfazione. I sostenitori di Najib sono profondamente delusi, quelli dell’Harapan arrabbiati. Chi si è allontanato dalla politica è sempre più cinico. Troppi malesi stanno perdendo la fiducia nei propri leader politici.

Questa decisione non fa molto per sanare la divisione politica malese anzi la rinforza. Le ragioni sono chiare: non c’è alcun rimorso da parte di Najib per i crimini commessi né alcuna trasparenza sulle ragioni per questa decisione di perdono parziale.

I malesi si chiedono perché sia stata ridotta la multa specialmente quando Najib deve ancora pagare delle tasse enormi. C’è stata anche meno trasparenza sul processo di questa decisione di cui non si conoscono tutte le persone coinvolte. Resta una mancanza di chiarezza sulla possibilità che Najib chieda altri perdoni.

I ritardi stessi nell’annuncio della decisione sul perdono con il suo significativo interesse generale hanno mostrato una mancanza di rispetto, se non sdegno, verso l’opinione pubblica che ora paga per lo scandalo 1MDB e a cui si chiede di pagare altre tasse in più a causa dell’aumento di tasse di marzo.

La decisione del perdono parziale rafforza il risentimento crescente verso le elite che usano il potere per se stessi mentre a pagare il prezzo sono i cittadini ordinari.

Altrettanto irritante è stato il tentativo di sviare la responsabilità della decisione dopo il fatto. Anwar ha incolpato l’Agong in un’intervista con i media internazionali, mentre il membro del Consiglio di grazia e stretto alleato della famiglia Anwar, il ministro dei Territori federali Zaliha Mustafa, ha rivendicato una “responsabilità collettiva”.

Altri politici non parlano affatto, cercando vergognosamente di cavalcare la tempesta.

Il danno fatto

Nonostante i tentativi di sviare le responsabilità, il danno verso il governo di Anwar è reale. Mentre durante il suo governo non ci sono passi in avanti nel campo delle riforme, la decisione erode le già scarse credibilità e fiducia. Rende più difficili sia il compito di governare che apportare i tanto necessari cambiamenti strutturali.

Per tanti elettori malesi la decisione segna la fine del sogno di riforma, un sogno che si allontana sotto il governo di Anwar. Gli ostacoli al miglioramento della governance, particolarmente nella corruzione, sono aumentati mentre scema l’attrattiva per investimenti non legati alla corruzione.

Con un perdono parziale, è scesa la competitività economica malese in una regione che si fa sempre più competitiva.

A livello internazionale, sono in pochi a capire perché sia stata data clemenza ad una persona importante legata al più grande scandalo della cleptocrazia della storia persino prima che siano finiti i suoi processi in corso. La decisione rafforza la considerazione dii una mancanza di bussola morale a livello morale.

Invece che assumere un ruolo guida nella lotta alla corruzione per una migliore governance, come i risultati elettorali hanno sottolineato e affermato dalla guida di Anwar, la Malesia si è aggiunta al malessere morale.

Internamente è altrettanto serio l’impatto sulle istituzioni politiche. La decisione impatta l’eredità dell’Agong passato e alimenta la percezione dei reali. Essa solleva domande sui poteri della procura generale dal momento è un caso dei recenti casi carichi politicamente.

Sono profondamente preoccupanti gli effetti sul governo della legge in questioni di corruzione e percezione del governo stesso. Piuttosto che rafforzare la magistratura e il governo la decisione ha proprio l’effetto opposto.

Come è da sempre il caso della Malesia, la politicizzazione delle decisioni legali indebolisce le istituzioni coinvolte. Alcuni sostengono che la decisione del perdono parziale rafforzi Anwar rendendo il suo governo più forte nel compromesso. Ma è questa una falsa lettura a breve termine.

La fiducia nell’opinione pubblica e tra gli alleati è stata colpita. La buona governance sarà più difficile. Crescono insoddisfazione, rabbia e cinismo e mentre alcune emozioni svaniranno, molte altre resteranno.

Purtroppo, dalla mancanza di rimorso per i crimini commessi, all’accordo e alla mancanza di volontà di assumersi le proprie responsabilità, questa decisione illustra i fallimenti della leadership politica.

La decisione velenosa della grazia parziale è una pillola di veleno che i malesi dovranno ingoiare. Non è probabile che uccida del tutto, ma aggiunge inutile tossicità a una politica già logora.

Bridget Welsh, Malaysiakini

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