Una disputa malese con la Cina nella Barra di Luconia

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A 100 chilometri dalla costa dello stato malese del Sarawak si trova la Barra di Luconia nel Mare Cinese Meridionale. Alcuni geografi la considerano come la parte più meridionale delle Isole Spratly che sono rivendicate da Cina, Taiwan, Malesia, Brunei, Vietnam e Filippine.

Sin dal 1963, quando Sarawak e lo stato di Sabah entrarono nella Federazione di Malaya e formare l’attuale federazione, la Malesia ha usufruito della propria sovranità sulla Barra di Luconia che giace dentro la Zona Economica Esclusiva di 200 miglia nautiche.

barra di Luconia

Sarawak considera questa barra dentro le proprie acque territoriali e l’ha dichiarato un parco nazionale. Nel 1974 il governo federale incorporò la compagnia petrolifera nazionale Petronas e ha conferito il diritto di esplorare e produrre petrolio e gas nelle aree offshore all’interno delle acque territoriali della Malesia, estendendolo anche alla ZEE della Malesia.

L’area attorno alla barra di Luconia è considerata avere buone prospettive commerciali per il petrolio e il gas naturale nelle aree a largo che ricadono dentro le acque territoriali malesi e Petronas fa attività di esplorazione e sviluppo dentro e attorno all’area.

Fino al 2015 Petronas e i produttori che condividono la produzione non hanno avuto problemi di accesso all’area fino a quando la Cina non ha inviato la propria guardia costiera attorno alla Barra di Luconia per affermare la propria espansionista mappa delle nuove linee con cui reclama la maggioranza del Mare Cinese Meridionale.

La Malesia ha fatto proteste diplomatiche ma la questione è arrivata al pettine alla fine del 2015 quando un operatore di salvataggio australiano con licenza dello stato del Sarawak, di fronte all’interferenza cinese nelle operazioni di salvataggio vicino la barra, pose la bandiera malese sulla barra a mettere in guardia i cinesi.

La reazione del governo malese che allora era guidato dal premier Najib Razak fu per lo meno strana. Piuttosto che incoraggiare o difendere questa affermazione di sfida della sovranità malese, la dogana malese mise in guardia l’operatore di salvataggio e poi non fece nulla quando fu tolta la bandiera malese da qualcuno che lavorava per o con il governo cinese.

Quando nel 2018 cadde il governo di Najib Razak, si pensava che la nuova amministrazione di Mahathir Mohammad avrebbe fatto qualcosa per riaffermare la sovranità malese sulla barra, ma la vita breve di quel governo sembra aver terminato questi sforzi.

A marzo scorso l’attuale primo ministro Anwar Ibrahim sembra essere ritornato alla posizione che assunse l’amministrazione di Najib.

In un suo discorso al Summit Speciale ASEAN Australia a Melbourne, Anwar Ibrahim disse che la Malesia non aveva problemi con la Cina, mettendo in guardia USA e Australia di tenere per sé i problemi con la Cina.

“Se hanno dei problemi con la Cina, non li devono scaricare su di noi. Noi non abbiamo problemi con la Cina” disse Anwar ad un quotidiano malese anche mentre la Guardia Costiera Cinese continuava a pattugliare la barra di Luconia in modo aggressivo.

Un anno prima a questa dichiarazione, Anwar creò della confusione in Malesia, dopo una sua visita di stato in Cina, in cui dichiarò in parlamento della sua discussione con i leader cinesi.

“Ho sottolineato che la Malesia considera l’area come territorio malese e quindi Petronas continuerà le proprie esplorazioni” aggiungendo che “se la Cina sente che sia un loro diritto, la Malesia è aperta a dei negoziati”.

Questa affermazione ha segnato uno scostamento dalla politica delle precedenti amministrazioni che non hanno mai parlato di negoziati con la Cina come un mezzo per affrontare le dispute nel Mare Cinese Meridionale.

La Malesia invece perseguì una politica di affermazione della sovranità costruendo proprie strutture ed usando al contempo strumenti internazionali come una protesta all’ONU nel 2019 a sostegno delle proprie rivendicazioni.

Allo stesso tempo Petronas ha continuato ad assegnare ed estendere gli attuali contratti di condivisione di produzione indipendentemente dai reclami cinesi sulle aree in questione.

Restano poco chiare le ragioni per cui Anwar ha scelto di abbandonare la politica malese del passato. Visti comunque sia l’equivoca dichiarazione di Anwar sulle rivendicazioni cinesi sia il rifiuto dell’amministrazione di Najib di riaffermare l’autorità malese sulla Barra di Luconia, sembra si possa dire che la Malesia non sfidi le rivendicazioni cinesi sulla barra.

La cosa è alquanto strana. Si consideri il caso di Pedra Branca alla Corte di Giustizia internazionale del 2007, quando la Malesia perse le proprie rivendicazioni perché la Corte trovò che, mentre Singapore aveva fatto molto per amministrare l’isola, la Malesia non aveva fatto nulla.

In una precedente disputa tra Malesia e Indonesia per le isole Pulau Ligitan e Pulau Sipadan, la Corte di Giustizia decise in favore della Malesia perché le attività intraprese dalla Malesia sulle isole erano differenti includendo atti di legislazione, di amministrazione e quasi giudiziari, su un periodo di tempo considerevole in cui mostrava un disegno che rivelava l’intenzione di esercitare le funzioni dello stato nel contesto dell’amministrazione di una gamma più ampia di isole. La Corte ha osservato che né l’Indonesia né il suo predecessore, i Paesi Bassi, hanno dissentito o protestato per queste attività.

mappa delle nove linee e Luconia

E’ quindi negli interessi della Malesia assicurare di condurre attività nella barra che siano differenti in carattere e sanzionate o autorizzate dal governo federale e dello stato di Sarawak. Questo potrebbe includere la riattivazione di lavori di salvataggio interrotti dalla Guardia Costiera cinese e le esplorazioni di gas e dove possibili le attività di produzione dentro e attorno alla barra.

Poiché la barra di Luconia si trova sull’estremità meridionale della mappa dalle nove linee, ogni vantaggio guadagnato dalla Cina lì rafforza il suo controllo sull’intera area delle acque territoriali racchiuse nelle nove linee.

È quindi nell’interesse degli altri rivendicatori e delle parti interessate assicurarsi che la Malaysia compia passi decisivi per affermare la propria sovranità. Ciò può essere realizzato nell’ambito degli accordi di difesa esistenti, come l’Accordo di Difesa delle Cinque Potenze (FPDA), magari includendo le secche nelle prossime esercitazioni dell’FDPA Bersama Shield e Bersama Lima.

Ganesh Sahathevan, TheDiplomat

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