Una forte ondata di xenofobia attraversa la Malesia al tempo del COVID

Una forte ondata di xenofobia attraversa la Malesia in queste ultime settimane mentre il paese si batte contro la diffusione del COVID-19 e contro la crisi economica che attraversa il paese per effetto delle misure di contenimento del virus.

Nella giornata del Primo Maggio centinaia di rifugiati e lavoratori migranti clandestini sono stati arrestati, dopo la rabbia crescente della gente contro di loro verso i quali il governo spenderebbe risorse necessarie per tutti e che potrebbero essere il veicolo del virus stesso.

Nei giorni scorsi la Malesia aveva respinto in mare dei pescherecci birmani che portavano un carico di centinaia di Rohingya che fuggono, come ogni anno, dai campi profughi del Bangladesh o dalla regione distrutta dalle violenze della guerra e della segregazione del Rakhine.

La Malesia ospita tantissimi profughi Rohingya verso i quali ha avuto politiche contraddittorie ed è ancora la nazione verso cui i profughi provano ad andare.

La forte ondata di Xenofobia sembra essere ripresa con forza dopo il passaggio di potere dalla coalizione del Pakatan Harapan di Mahathir ed Anwar alla coalizione del PN, Perikatan Nasional, che unisce i partiti sconfitti alle elezioni del 2019 e transfughi del partito Bersathu e DAP su una agenda che sembra il refrain mondiale dei sovranisti: i malay prima.

In Malesia ci sono due milioni di emigrati legali e tantissimi altri illegali provenienti per lo più dall’Asia Meridionale, tra i quali ci sono i rifugiati che la Malesia non riconosce come tali.

Secondo Human Rights Watch e Asia Pacific Refugee Rights Network almeno 700 migranti tra i quali molti bambini sono stati posti sotto custodia.

La UNHCR malese ha detto che un piccolo numero di rifugiati era stato arrestato e detenuti per poterli identificare e si presume che altre incursioni saranno fatte nei prossimi giorni.

La zona di Kkuala Lumpur dove sono stati fatti i raid si trova vicino ad una zona che è stato nel mese scorso un focolaio attivo di casi di COVID-19. Qui vivono circa 9000 persone in gran parte emigranti con 235 di loro che sono risultati positivi al virus.

Le centinaia di arrestati sono stati trasportati ai centri di detenzione per l’immigrazione che solitamente sono affollati e poco igienici e a forte rischio di infezione da COVID-19.

Anche bambini innocenti ed infanti sono stati trascinati come bestiame su quei camion, ha detto Rachel Tan di Asia Pacific Refugee Rights Network.

Altro elemento di questa ondata di xenobia è il trattamento dei profughi Rohingya la cui presenza è notevole in Malesia per la crescente migrazione degli anni scorsi attraverso le giungle della Thailandia.

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“La rete sembra inondata da petizioni che chiedono la deportazione dei rifugiati, illegale secondo la legge internazionale, all’interno di una crescita enorme di commenti xenofobi. Il governo malese il 16 aprile respinse vari pescherecci che portavano centinaia di rifugiati Rohingya dopo aver dato loro alimenti ed acqua, mentre alcuni dicevano di temere che questi clandestini potevano portare altri casi di COVID-19 nel paese.” scrive SCMP

Negli anni passati la fame di avere lavoro a basso prezzo aveva attirato migliaia di migranti che provenivano dall’Asia Meridionale e da paesi musulmani secondo la comune percezione che fosse amichevole verso popolazioni musulmane, che era un paese pacifico e che dava un lavoro. Tanti Rohingya nel passato si sobbarcavano viaggi da incubo per spostarsi in Malesia dove trovavano amici o parenti disposti ad accoglierli, pur di fuggire alla discriminazione razziale e alla morte dei campi profughi nel Rakhine.

Con la crisi da COVID-19 che ha infettato quasi 6000 persone e ne ha uccise un centinaio, la percezione sostenuta dalla coalizione del PN è che l’accoglienza di questi rifugiati distoglie fondi e risorse dagli altri malesi. Solo alcuni elementi del PAS, il partito islamico malese, hanno detto di voler accettare i Rohingya per ragioni umanitarie.

Nel passato con la coalizione del PK di Mahathir la Malesia ha rotto per la prima volta la regola del consenso del ASEAN per sostenere i Rohingya entrando in rotta di collisione con Aung San Suu Kyi.

In questi giorni Anwar Ibrahim, che sarebbe dovuto subentrare a Mahathir e che rappresenta da alcuni anni l’icona democratica malese, ha paragonato la vicenda dei Rohingya a quella dei palestinesi chiedendo di accettare i nuovi arrivi anche se posti in aree controllate.

“Credo che dobbiamo salvaguardare la nostra umanità. Mentre salvaguardiamo i nostri confini non possiamo lasciare morire le persone e per giunta loro che sono le vittime della tirannia del loro governo”

“Alla gente, comprendente la reale questione della pulizia etnica, il destino di rifugiati e dei sindacati criminali del traffico di schiavi, e non cercate il vantaggio di una situazione cattiva” ha detto Muhammad Khalil Abdul Hadi del PAS, che fa parte della coalizione PK. “Al governo della Malesia, controllate le frontiere ma mostrate empatia per i rifugiati e offrite un quadro concreto di lungo termine”.

Mentre l’ex premier caduto in disgrazia Najib Razak, accusato di corruzione ed abuso di potere per lo scandalo 1MDB che portò alla sconfitta elettorale della sua coalizione, afferma che la Malesia ha già preso molti rifugiati e che non può portare avanti da sola questo compito umanitario, i Rohingya in Malesia si trovano da settimane sotto le accuse pesanti di rubare le risorse alla popolazione Malay e di contribuire alla diffusione del COVID-19.

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L’avvocato Nurainie Haziqah accusa apertamente “coloro che credono che solo i malesi meritano aiuto”.

“I malesi sono facilmente influenzati da notizie false, ed ora sono offuscati da storie e giudizi differenti sui Rohingya a causa delle tensioni complessive della serrata” dice l’avvocatessa che ha iniziato un progetto di sostegno per le comunità non privilegiate che raccoglie fondi da destinare anche alla comunità dei rifugiati che secondo l’ONU sarebbero 180 mila, dei quali 100 mila sono Rohingya.

In Malesia i rifugiati sono considerati immigrati clandestini e non possono lavorare, andare a scuola o avere l’assistenza sanitaria, finendo in una situazione estremamente precaria che li rende preda di sfruttamento ed abusi. Lavori da manovali pagati pochissimo e abuso ed estorsione se non detenzione da parte delle autorità.

La crisi sanitaria del COVID-19 e la crisi economica generata dalla serrata del paese ha portato ad una ondata di xenofobia verso di loro.

“I Rohingya sono un gruppo molto visibile, fortemente dipendente dagli aiuti e qui in Malesia è un gruppo numeroso. C’è la coscienza generale che molti altri vorrebbero venire in Malesia. Comunque molta della retorica si basa su lamentele vecchie contro di loro” dice Thomas Benjamin Daniel del ISIS Malesia il quale dice che secondo i malesi i Rohingya abusano della gentilezza e generosità mostrata dai malesi perché sono disonesti e legati alla criminalità quando non rubano lavoro ed opportunità ad altri malesi.

Varie petizioni online hanno raccolto 250 mila firme prima di essere cancellate dalla piattaforma Change.org

Una ONG Rohingya ha detto che la loro comunità si trova “in uno stato di paura a causa dei crescenti sentimenti negativi” e che la loro comunità ringrazia il governo e la popolazione malese che “ci permette di stare qui temporaneamente”

“I rifugiati non hanno scelto di lasciare il proprio paese per cercare i verdi pascoli in terre straniere. La maggioranza ha rischiato la vita propria e dei familiari nello scappare dal proprio paese. Non sono qui perché lo vogliono essere ma perché non possono tornare a casa” hanno detto le ONG Mercy Malaysia e Malaysian Relief Agency.